Archivio per la categoria ‘Attualità’

Buone feste!

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C’è stato qualche “piccolo” inconveniente al blog, ma per fortuna ora pare sia tutto a posto e ne approfitto per fare tanti auguri ai lettori affezionati e a chi passa da qui per caso.

Scritto da Angelo Amoretti

23 dicembre, 2014 alle 18:36

Pubblicato in Attualità

Buzzi, al fresco per associazione mafiosa, a maggio difendeva Scajola

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Questa è la lettera in difesa di Scajola che Salvatore Buzzi inviò lo scorso maggio a Il Tempo e che il Fatto Quotidiano ha ripubblicato ieri.
Salvatore Buzzi, iscritto al PD e presidente della cooperativa sociale 29 giugno, è al fresco per le note vicende di Mafia Capitale.
Essere difeso da uno così son soddisfazioni:

Caro Direttore, da giorni imperversa sulle prime pagine di tutti i giornali l’arresto di Claudio Scajola e Chiara Rizzo ma fino ad oggi sebbene abbia letto attentamente le cronache non riesco a capire il motivo per il quale sono stati arrestati. Facendo la doverosa premessa che sono elettore del centrosinistra ed anche un iscritto del PD per sgomberare il campo da equivoci politici, leggo che l’accusa che ha portato all’arresto di Scajola è tentato favoreggiamento nei confronti di Amedeo Matacena, attualmente latitante a Dubai, a seguito di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, per tentare di farlo andare da Dubai in Libano.

Premesso che a Dubai non vi è trattato di estradizione con l’Italia mentre con il Libano esiste e pertanto il tentativo di Scajola sembrerebbe essere quello di far arrestare Matacena più che favorirne la latitanza – visto anche l’attuale arresto di Dell’Utri; premesso questo, non vedo quale sia il motivo che ha spinto la Procura a chiedere l’arresto ed il Gip a concederlo se in realtà è comunque un maldestro tentativo che se anche venisse provato, considerata l’età ed i precedenti, Scajola probabilmente verrebbe condannato ad una pena per la quale non varcherebbe mai le soglie del carcere.

E che dire di Chiara Rizzo, accusata dello stesso reato! Come tutti bene sanno, un congiunto diretto non commette reato se aiuta il marito durante la latitanza, così come non può testimoniargli contro. Il comportamento di Chiara Rizzo è, invece, da portare ad esempio, se nonostante le traversie del marito che lo hanno portato a fuggire dall’Italia gli è restata devota e si è fatta addirittura arrestare per chiarire la sua posizione. Chapeau per Chiara Rizzo e Fortunato Matacena ad avere una moglie così, che non è scappata al primo stormire di fronde, come altre volte abbiamo visto in circostanze analoghe.

Mi stupisco come mai queste mie osservazioni, fatte da molti, non siano apparse sulla stampa. L’arresto di Scajola sicuramente avrà soddisfatto quella parte politica che combatte l’avversario con fare giustizialista; per me, invece, che lavoro da 30 anni in una cooperativa sociale di reinserimento socio – lavorativo di detenuti, il garantismo è da sempre la stella polare, soprattutto in presenza di carcerazione preventiva. In un momento come questo, ove la politica è sempre più screditata e molta lotta politica avviene per via giudiziaria e dalla stampa si plaude sovente all’arresto di personaggi pubblici, ebbene in un contesto come questo, per quanto possa apparire impopolare, dobbiamo avere il coraggio di affermare che la libertà individuale è un valore assoluto e mai negoziabile e che non c’è un fine che possa giustificare il mezzo.”

Salvatore Buzzi
Presidente Cooperativa Sociale 29 Giugno

Scritto da Angelo Amoretti

11 dicembre, 2014 alle 18:38

Due “buongiorno”, anche se è sera

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Qui potete leggere il bungiorno di Marco Ballestra alla signora Maura Orengo, “Carneade”, stando a quanto scrive l’autore del post, dell’antimafia imperiese. E’ uno di quei buongiorni che avrei voluto dire io, anche riguardo ad altre cose, ma Marco mi ha anticipato.
E qui il buongiorno di Marco Preve a Gabriele Piccardo, il direttore di Imperiapost.
Mi raccomando: siate sobri nei commenti perché non voglio la postale a casa. Però riflettete e magari fateli circolare sui network: sono più utili di gattini e minchiate simili per capire come gira il mondo dalle nostre parti.

Scritto da Angelo Amoretti

9 ottobre, 2014 alle 19:10

La Provincia va a rotoli

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Tra Riviera Trasporti, bus a idrogeno acquistati e parcheggiati a tempo indeterminato perché non si possono “ricaricare” (un po’ come comprare un pollo da arrostire e non avere il forno, per capirci); azioni dell’ Autostrada dei Fiori SpA e cosiddetti gioielli di famiglia svenduti; un dirigente che si sente Obama e visto che il Presidente degli U.S.A. bombarda la Siria per proteggerci da un attacco terroristico, lui fa aprire il fuoco sui cinghiali a Barcheto, in centro abitato, per proteggerci dalle orde di animali selvatici, senza risoluzione dell’Onu (e senza preavviso?), la Provincia va a rotoli, ma di quelli che ricordano una nota marca di carta igienica e che “non finiscono mai“.
A seguito di questo articolo, per esempio, una lettrice affezionata mi ha scritto dicendo che trova nauseante che:
1) la Migliorini non riesca a smaltire le pratiche nonostante il lauto stipendio
2) la provincia chieda aiuto a dei volontari ( non pagati)
3) la provincia spenda fior di migliaia di euro in consulenze nonostante abbia dei professionisti a libro paga
4) casualmente l’ing Domenico Pino (presidente dell’ordine degli ingegneri e a libro paga come consulente della provincia) ha stabilito che gli iscritti all’ordine degli ingegneri possano fare i volontari in provincia

e in effetti non posso darle torto.
Non posso neppure dar torto al Presidente della Provincia Luigi Sappa, là dove dice che il problema non è la Migliorini: infatti il problema è lui ed è di noi tutti contribuenti.
Se la dirigente in questione, entrata di recente nel Club dei leoncini e, a quanto pare, spostata da un settore all’altro, perché inizialmente si occupava di rifiuti, non riesce a fare il lavoro che le compete, significa che c’è qualcosa che non va.
Ed è una dirigente da 84.000 euro lordi all’anno più bonus di 11.000, almeno nel 2011, perché sul sito della Provincia non riesco a trovare più riscontri in merito a chissà quale legge sulla trasparenza.
Preve, nel suo articolo, scrive che ovviamente ingegneri e architetti “ dovranno fornire il loro aiuto per impostare il lavoro sulle richieste di autorizzazione antisismica, naturalmente astenendosi in caso di conflitto“.
E allora ci sarebbe bisogno di qualcuno che li controlli: paghiamo noi uno o più controllori?
E come mai architetti e ingegneri dovrebbero andare a dare una mano a titolo gratuito a chi guadagna fior di quattrini? E come mai gli ingegneri ci vanno e gli architetti no?
Provate a fare uno più uno e la risposta vi si materializzerà davanti agli occhi come per incanto.
Due anni e mezzo fa Preve aveva scritto un articolo interessante sul suo blog: leggetelo e cercate di fare due collegamenti. Non è difficile!

Scritto da Angelo Amoretti

25 settembre, 2014 alle 16:11

Aiuto, l’ebola ha contagiato anche ImperiaPost!

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Ieri, come centinaia di altri siti, anche il nostro portale preferito, che in teoria dovrebbe occuparsi dell’informazione di Imperia, ha dato la notizia con il titolo/trabocchetto:

Trabocchetto perché? Beh, è semplice: su Facebook un bel po’ di fans si saranno allarmati e avranno cliccato, con grande gioia dei pubblicitari e dell’editore:

Fin qui tutto bene: vuoi accumulare click per la pubblicità? Benissimo, è il tuo lavoro, in fondo.
Sarà che sono un illuso, ma tutto mi aspettavo (cani che si rompono una zampa inciampando in un tombino, gente che cade da un muro e si rompe un dito, ecc.ecc.) fuorché una notizia allarmante, falsa e che con la nostra città non c’entra niente.
Infatti oggi il Giornale.it scrive che la notizia è falsa:

E la Repubblica.it (che naturalmente ieri ha dato la notizia perché l’hanno data tutti) scrive che il test è negativo, trattasi di malaria:

Quindi dagli amici che scrivono sul portale più amato dagli imperiesi mi sarei aspettato un po’ più di attenzione e un po’ più di cautela, magari una verifica, prima di sparare la notizia sul sito.
Perché un conto è scrivere di un incendio di sterpaglie sulla colla di Bastera, l’altro è dare una notizia allarmante come questa.
Spero che sia stato un “incidente di percorso” che non abbia più a verificarsi perché personalmente preferisco un portale incisivo, critico e che si differenzi dagli altri, come pareva dovesse essere all’esordio.
Segnalo due link che potrebbero far aprire gli occhi e la mente anche ai miei concittadini che, purtroppo, cadono ancora in queste trappole:
Link 1 – Marcello Pamio: Epidemia di ebola? Prove tecniche di controllo
Link 2 – Rita Pani: C’avrà mica l’ebola?

Scritto da Angelo Amoretti

10 settembre, 2014 alle 16:24

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C’è demenza e demenza

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Non parliamo di quella senile perché leggo su Imperiapost che l’ex dirigente del settore ambiente Beppe Enrico (oggi trasferito a Sport e Cultura che, sia detto per inciso, dalle nostre parti sono due settori assai affini) ha denunciato per diffamazione a mezzo stampa il sindacalista della Uil Luigi La Marca per aver detto che l’appalto Tradeco era stato predisposto da “dementi”.
Detto che questo fatto mi ricorda la denuncia della CGIL nei confronti di Claudio Scajola quando disse all’altro Claudio (Porchia) che contava meno di zero, con tutto il rispetto per chi dovrà giudicare, penso che la marca male per La Marca perché secondo me coloro che hanno predisposto l’appalto in questione, erano ultralucidi e nella loro strapiena facoltà mentale.
Nel frattempo pare che da levante stia per arrivare una bomba, non credo d’acqua, ma di qualche altro liquido un po’ più puzzolente: il prossimo 12 settembre Beppe Grillo andrà a fare un giretto alla discarica di Collette Ozotto e Imperia sarà di nuovo sulle prime pagine dei giornali

Scritto da Angelo Amoretti

28 agosto, 2014 alle 12:50

“Un caso della casistica”

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Ricevo questa mail, con preghiera di pubblicazione, che provo a sintetizzare così: può un dirigente pubblico, che è stato condannato, continuare a svolgere il suo lavoro?

UN CASO DELLA CASISTICA


Un individuo X, io per esempio, commetto un reato in qualità di pubblico dipendente o addirittura dirigente, il secondo per grado, e vengo condannato. Il mio tentativo non è di far pensare o dire:”Tutto il mondo è paese”. Ma se noi non ci consideriamo resistenti e denuncianti nei confronti di un sistema corrotto fino al midollo è allora che siamo inutili. ImperiaParla si occupa della nostra linda città e dobbiamo unire (pochi ma buonissimi) i nostri sforzi per accumulare dentro il calderone il malaffare, renderlo pubblico e visibile.
Dove si può reperire un dirigente di cui la Corte di Appello riferisce dell’appellante: “riferiva false testimonianze alla P.G. a proposito delle date di consegna degli elaborati presso il Comune, facendosi consegnare dal omisis in data successiva al 9 ottobre 1998 diversi elaborati ed attestando falsamente che gli stessi erano stati consegnati in epoca anteriore alla data di liquidazione, aiutava il predetto Omissis e Omissis ad eludere le investigazioni dell’autorità, Imperia 1998

DICHIARA
Omissis colpevole del reato di cui all’art. 326 codice penale, nonché di quello di cui all’art 378 stesso codice…
CONDANNA alla pena di mesi 4 di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.
LE MOTIVAZIONI
24.05.2005 Genova

Ne cito solo una, en passant. “…Un comportamento dotato di particolare disvalore sociale, in quanto commesso da soggetto investito di funzioni pubbliche a favore di un soggetto col quale lo univano legami non di semplice conoscenza.”

Genova 2 maggio 2007
Corte di Cassazione

…I reati sono estinti per prescrizione.

Il Dirigente è rintracciabile all’interno del comune di Imperia. Mi assale un dubbio, uno e mezzo. Come mai dopo le belle parole dei Giudici della prima udienza e dell’appello ha continuato a lavorare? Poteva? Io dico di no: manco per niente. E se è così quanto avrebbe percepito, firmato altri atti, licenziato, sanzionato. Se così è l’amato ex dirigente al personale, che di gente ne ha fatta piangere, si è portato a casa oltre 1 milione di euro e continua.
Cosa significa prescrizione e qual’è il suo significato giuridico incontrovertibile?

Processo Penale 27  febbraio 2012 La prescrizione è una sostanziale condanna! Parlare di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione, menzionando addirittura la parola innocenza, è una clamorosa falsità. Un ingenuo tentativo di manipolazione mediatica Il processo penale – in cui trovano applicazione il codice penale o la legislazione speciale per ciò che riguarda i reati, e il codice di procedura penale per quanto concerne le regole del loro accertamento – è una macchina molto complessa, molto difficile, ma tanto meravigliosamente razionale e completa. E’ una affascinante macro architettura in cui tutto è previsto, tutto è predeterminato, tutto è parte di un ingranaggio che si muove secondo un ordine tale da garantire che la legge sia uguale per tutti. Nulla viene lasciato al caso, all’immaginazione, all’opinione in libertà. Oggi, il nostro processo penale sembra essere diventato uno di quegli oggetti catartici che maggiormente buca lo schermo e l’immaginazione mediatica. Ottima cosa, se tale interesse generasse un innalzamento della consapevolezza collettiva su cosa significa delinquere, essere punito, infrangere con le proprie azioni la sicurezza sociale. Pessimo affare,se il passa parola della comunicazione di massa, fuori dalle aule di giustizia, finisca per diffondere notizie ed informazioni tecnicamente inesatte e fuorvianti. Al primo posto tra queste inserirei – senza ombra di dubbio – quelle che riguardano il significato di “prescrizione”, “assoluzione”, “innocenza”, “affermazione di responsabilità”. Nozioni giuridiche ben precise e inequivoche – cui corrispondono ancor più precisi ed inequivoci istituti di diritto sostanziale e processuale – oggi costantemente adulterate. E non sempre a caso …. Forse è il momento di fare un fugace, assolutamente documentale, ripasso: – La prescrizione (art. 157 c.p.) è un istituto di diritto penale che si limita a prevedere l’estinzione del reato, ossia la non punibilità astratta di un reato (qualunque esso sia e da chiunque sia commesso) decorso un certo periodo di tempo dalla sua commissione. Va da sé che i tempi di estinzione del reato sono diversi in base alle specifiche fattispecie illecite in discussione. Sul piano processuale, la prescrizione opera esattamente come la morte del reo (art. 150 c.p.), l’amnistia (art. 151 c.p.), la remissione della querela (art. 152 c.p.). Si tratta di situazioni “asettiche” di fronte alle quali lo Stato decide di rinunciare ad agire in sede penale. Viene lasciata ai privati, nell’ambito della giurisdizione squisitamente civile, la possibilità di fare valere le eventuali ragioni risarcitorie. – L’estinzione del reato è quell’istituto di diritto penale che individua e racchiude, in via di sintesi tipologica, le sopradescritte situazioni e circostanze atte a condurre alla non punibilità dell’indagato o dell’imputato. – La dichiarazione di estinzione del reato all’esito di un dibattimento penale (art. 531 c.p.p.) è la formula conclusiva che conclama la non punibilità processuale in relazione alla commissione di reati estinti. Essa presuppone, in modo oggettivo, la non innocenza dell’imputato. Il dato è incontestabile e rigorosamente statuito dall’art. 129 c.p.p.; norma fondamentale del nostro codice di rito che, nell’indicare analiticamente le diverse formule di proscioglimento che il Giudice dovrà utilizzare in caso di assoluzione dell’imputato (“per non avere commesso il fatto”, “perché il fatto non costituisce reato”, “perché il fatto non sussiste”, “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”) individua anche due specifiche situazioni processuali: a) quella in cui il processo non possa andare avanti perché manca una condizione di procedibilità (v., ad esempio, la querela in presenza di reati che necessitino di tale presupposto formale); b) quella in cui sia stata accertata o sia maturata una causa di estinzione del reato (v., ad esempio, l’amnistia o la prescrizione del reato). Sempre l’art. 129 c.p.p. impone – a fortiori se la causa di estinzione sia intervenuta alla fine di un dibattimento in cui l’imputato abbia avuto la più ampia possibilità di dimostrare la sua estraneità ai fatti addebitatigli – di assolvere nel merito laddove sia emersa una innocenza di natura sostanziale. In buona sostanza: ove il dibattimento abbia evidenziato la carenza di prove di colpevolezza, l’imputato dovrà essere assolto nel merito – ai sensi dell’art. 530 c.p.p. in relazione al secondo comma dell’art. 129 c.p.p. – e ciò nonostante la concreta esistenza di una causa di estinzione del reato contestato. A contrario, anche in presenza di una colpevolezza certa dell’imputato, il Giudice non potrà mai emettere una sentenza di condanna qualora siano maturati i tempi di prescrizione del reato, potendo al massimo limitarsi ad una pronuncia ex art. 531 c.p.p., di declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Che, poi, la concreta applicabilità della prescrizione possa presupporre calcoli piuttosto complessi – in base alla data di consumazione dello specifico reato contestato, alla valutazione di eventuali sospensioni o interruzioni dei termini, alla operatività di una legge anteriore piuttosto che di una norma successiva – è un fatto strettamente accessorio, che nulla aggiunge al nocciolo della questione … Questa è la Legge vigente nello Stato Italiano. Questo è il nostro Diritto. Parlare di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione – menzionando addirittura la parola innocenza – è una clamorosa falsità. O forse ancora, un ingenuo tentativo di manipolazione mediatica
A.P.

Scritto da Angelo Amoretti

28 agosto, 2014 alle 12:14

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Riviera Trasporti, chi ha sbagliato paghi

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A proposito della crisi della Riviera Trasporti, rintengo questo comunicato del Laboratorio per Imperia assai interessante, a prescindere, e lo pubblico:

Il Laboratorio per Imperia non ha ritenuto di intervenire sulle problematiche politiche di questi ultimi mesi, sottolineando e confermando così la forte connotazione di lista civica con la quale si era proposta alla cittadinanza in occasione delle recenti elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale e l’elezione del Sindaco.
Riteniamo invece che ora sia giunto il momento di esprimere, in rappresentanza di chi ci ha gratificato di un forte consenso, le nostre valutazioni sul quadro generale e, in particolare, sui temi che rappresentano evidenti rischi e potenziali criticità. Le problematiche via via emerse su RT, Riviera Trasporti, in relazione alla pesante situazione del servizio di trasporto pubblico in provincia e la gravità della posizione debitoria ci inducono, da una parte, a esprimere il più vivo rammarico, dall’altra la più forte condivisione e sostegno alla azione di denuncia alla Corte dei Conti preannunciata in questi giorni dal gruppo consiliare del PD in provincia. Quest’azione avrebbe dovuto forse essere più tempestiva. L’attuale posizione debitoria, dalle informazioni apprese dagli organi di stampa e dalle associazioni sindacali, rischia di produrre pesanti ricadute sull’occupazione e rilevanti danni agli utenti.
Auspichiamo fortemente che vengano valutate le attività gestionali e amministrative di questi ultimi anni e le azioni e i provvedimenti assunti dagli organi societari responsabili a tutela del patrimonio aziendale. A noi ovviamente interessa soltanto che la Società possa percorrere la strada della soluzione dei problemi emersi grazie all’impegno di tutte le istituzioni, delle forze politiche, delle organizzazioni sindacali e dei singoli dipendenti. Ciò non di meno se verranno accertate colpe o anche semplici negligenze individuali occorrerà che chi di dovere intervenga con le eventuali azioni di responsabilità a tutela dell’interesse pubblico.
A questo proposito giova sottolineare come appaia quanto meno inconcepibile l’acquisto di mezzi alimentati a IDROGENO, in totale assenza di impianto di rifornimento della fonte energetica primaria e con i mezzi fermi inutilizzati in piazzale.

Scritto da Angelo Amoretti

26 agosto, 2014 alle 15:15

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La vicenda del signor Mancuso non mi convince

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Le scene e le retroscene dell’arresto del signor* Mancuso, il noto narcotrafficante colombiano accusato di 130 omicidi, non mi convincono e mancano troppi pezzi alla riscostruzione.
Dal momento che non sono un investigatore avrei bisogno del vostro aiuto per cercare di capire alcune cose che mi sfuggono.
Prima pubblico l’articolo di Marco Grasso, apparso sul Secolo XIX di oggi:

I retroscena della cattura tra indagini hi-tech e sistemi all’antica. Una vecchia cabina ha tradito a Imperia il narco-killer
Setacciate migliaia di utenze cittadine

Il primo indizio è stata una voce lontana diecimila chilometri. Domenico Antonio Mancuso Hoyos sta chiamando un parente. La conversazione è disturbata ma gli inquirenti colombiani, che tengono sotto controllo molti membri della sua famiglia, riconosce la voce del latitante. Il dialogo dura abbastanza a lungo perl ocalizzarlo: la telefonata è partita da una cabina telefonica della provincia di Imperia.
È partita così ìuna caccia all’uomo tra le più imponenti mai messe in campo in Liguria negli ultimi anni.
Gli investigatori sanno che la posta in gioco è alta.La segnalazione, trasmessa dai colleghi sudamericani attraverso l’Interpol, parla chiaro: Mancuso Hoyos è il ricercato numero uno dalle autorità di Bogotà ed è un pericolo per l’Italia. Va trovato con ogni mezzo, dal più tecnologico al più antico. E questa ricerca, che mischia appunto strumenti ultra moderni ad appostamenti vecchio stile, vale la pena di essere raccontata.
I finanzieri del Gico (Gruppo investigativo criminalità organizzata, coordinato dal colonnello Giuseppe Di Tullio) hanno poco più della segnalazione della postazione telefonica pubblica da cui è partita quella chiamata. La successiva traccia, quella fondamentale per indirizzare l’inchiesta, viene selezionata attraverso un complesso sistema di analisi di traffico telefonico.
È grazie a questa prima scrematura che vengono isolati alcuni numeri “interessanti”. Si tratta di cellulari che hanno avuto contatti con la Colombia. Sms o chiamate.
Anche qui, gli agganci sono pochissimi. Perché l’uomo in fuga, racconta un investigatore, parla quasi esclusivamente con Skype, per il timore di essere intercettato.
Il secondo passo è la geolocalizzazione dei numeri presenti nella lista, attraverso uno strumento all’avanguardia stile 007. Gli inquirenti a questo punto hanno un’idea di alcune zone di Imperia e da qui in poi comincia l’indagine vecchio stampo. Attese di ore, appostamenti, pedinamenti. Finché il ricercato viene stanato.
Vive una vita anonima in Liguria da un paio d’anni. Frequenta spesso la chiesa.
Qualcuno, nonostante le precauzioni, lo ricorda, soprattutto per la stazza. Appena individuato il via al blitz è quasi immediato.
Mancuso Hoyos ha sulle spalle quattro mandati di cattura. Da esponente dell eAuc-gruppo assoldato da proprietari terrieri, con legami importanti nel narcotraffico, in particolare con la ’ndrangheta, e con la complicità di alcune frange delle forze armate colombiane avrebbe partecipato o deciso 132 omicidi, commessi nel corso di quattro massacri avvenuti a La Gabarra, al confine con il Venezuela.
Negli anni le Auc – comandate per anni dal cugino, il più noto Salvatore Mancuso, detto “el Mono” (la scimmia) – diventano un vero e proprio esercito paramilitare. Milizie fondamentali nella geopolitica del narcotraffico perché hanno prima combattuto le Farc (i guerriglieri marxisti leninisti) poi piegato ettari di territorio colombiano alla coltivazione di cocaina. Nel fascicolo istruito dal procuratore speciale per i diritti umani, Domenico Antonio Mancuso Hoyos è accusato anche di aver privato della propria terra oltre tremila persone.
Negli ultimi anni l’Onu ha finanziato (senza successo) milioni di euro a favore di programmi di riconversione delle coltivazioni di coca. Fra le ragioni dei fallimenti il controllo esercitato dalle organizzazioni paramilitari, a cui vengono attribuiti migliaia di omicidi.

La domanda principale che mi frulla per la testa è: come mai il signor Mancuso è finito a Imperia?
Le altre sono queste:
Come mai gli è stato rilasciato un passaporto?
Mi hanno detto che per quanto riguarda la carta d’idendità, in Comune non fanno troppe ricerche: vai, la chiedi e te la rilasciano.
In Questura non avevano foto segnaletiche? Se l’Interpol l’ha segnalato e se Mancuso era uno dei più ricercati al mondo, come ha potuto avere un passaporto?
E come mai ci sono voluti due anni per arrestarlo? Capisco che per le indagini ci voglia tempo, ma visto che si trattava di una preda che non stava intrunata tutto il giorno, cavolo, c’è voluto così tanto per pinzarlo?
Dall’articolo di Grasso si evince che a Imperia c’è una cabina telefonica che funziona e che è meglio telefonare con Skype (così la Postale se ne va in brodo).

* Lo chiamo “signor” perché se prossimamente dovesse incontrarmi in qualche caruggio, potremo discutere pacificamente.

Scritto da Angelo Amoretti

21 agosto, 2014 alle 18:08

Clamoroso: il pluriomicida Mancuso faceva la comunione tutti i giorni!

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Una delle cose che mi fanno amare la città in cui sono nato, ho studiato, lavorato e adesso non ci faccio un tubo tutto il giorno, è che se in un suo qualsiasi angolo [strada, bar, mercato...aggiungete voi] una persona che ha tutto l’aspetto di un ligure [che è quello di chi si fa troppo i fatti degli altri, lo dico a beneficio di chi ligure non è e capita qui per caso] si avvicina a due indigeni e chiede loro una qualsiasi informazione, appena si allontana uno dei due chiede all’altro: “Chi u l’è ’stu chi?” [tr.:"Chi è costui?"] e dopo una mezzoretta ci hanno ricamato tutta la vita, dai tempi dell’asilo ai giorni nostri. Se poi il ricamo corrisponda o no alla verità, resta tutto da verificare.
Ho fatto il preambolo perché oggi ne ho saputa una grossa e devo ripetermi: in molti mi diranno “Ma guarda che lo sapevano tutti!“.
Il boss colombiano arrestato qualche giorno fa Domenico Antonio Mancuso Hoyos, cugino del Mono e nipote dello Stereo, andava a messa tutte le mattine e faceva pure la comunione, senza confessarsi!
Questa mattina i nostri migliori giornalisti sono andati a intervistare Don Giorgio, il parroco di Santa Maria Maggiore a Castelvecchio.
Riviera24 lo scrive come “esclusiva”, solo che l’intervista appare anche sugli altri portali, quindi, per non far torto a nessuno, non metto link.
Don Giorgio ci racconta un sacco di cose interessanti sul signor Mancuso: tipo che gli aveva regalato una statuetta di Padre Pio (son soddisfazioni), che durante le processioni portava il cero e che faceva la comunione tutte le domeniche. Fin qui tutto bene.
Siccome il signor Mancuso stava nella nostra città da due anni, nell’elegante condominio ‘Il Sogno’, una volta è andato a prendere una pizza e chi gliel’ha venduta dice che gli sembrava una persona normale. Si sa, infatti, che i narcotrafficanti pluriomicidi (ricordo che il signor Mancuso è accusato di aver ucciso 130 persone) di solito vanno a testa in giù e piedi in su, quindi sono facilmente riconoscibili.
Probabilmente il cugino del Mono sarà anche andato a fare la spesa, qualche volta, per cui mi aspetto l’intervista esclusiva alla cassiera del supermercato. Se poi, in due anni, è anche andato dal barbiere, ciao, leggerò pure l’intevista al Figaro di turno.
Don Giorgio non lo sa, probabilmente, che anche Riina e Provenzano, tanto per far due nomi a caso, andavano a messa tutte le domeniche. E forse non lo sa che tra i devoti, spesso, si vedono facce poco raccomandabili. Ma la Chiesa è bella per questo, perché è elastica: apre le porte a delinquenti, ma non dà la comunione ai divorziati. Sono cose che invitano a continuare ad andarci. E da tutta questa vicenda Don Giorgio ha imparato che “se hai fatto del male a qualcuno, prima o poi ti torna indietro” che non è propriamente una morale cristiana, ma va bene così, sempre per la storia dell’elasticità.
Più che altro se hai fatto del male a qualcuno, oltre a tornarti indietro, ti pinzano e ti schiaffano in galera. Poi, per quanto ci starai è un altro discorso che non è il caso di imbastire.
A nessuno è venuto in mente, a proposito di questa persona “con un aspetto angelico” di chiedere: Chi u l’è ’stu chi?

Scritto da Angelo Amoretti

10 agosto, 2014 alle 17:50