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I portatori di handicap si devono licenziare!

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Ricevo e pubblico:

I portatori di handicap si devono licenziare!

Per la moralità della loro natura non stanno commettendo un delitto: Di Ethos e Pathos ne parliamo in un secondo tempo, meglio nel terzo. Hanno obbedito, come soldatini di piombo o come barboncini ammaestrati, e, in qualità di complici, non sono meno colpevoli dei mandanti e degli esecutori di un delitto. Hanno premeditato, con volontà e reiterazione. Nessuna procedura, o umano comportamento, mi è stato riservato. La procedura dei codici il più delle volte è tassativa. Per una causa di lavoro, chiesta in urgenza, i tempi prestabiliti dal codice civile sono di non oltre giorni quaranta per fissare l’udienza. In primis il giudice non segue nessuna procedura umanista o civilista. Non provvede a sanzione, come previsto, chi delle controparti non si attiene alla procedura, che è forma e sostanza. Come mai? Soprattutto se una delle parti, proceduralmente, si è totalmente resa assente nel seguire le norme di legge.
Il motivo del “licenziamento senza preavviso” non è prassi comune. Esiste, in realtà, un’accusa: manomissione delle strumentazioni elettroniche: la timbratura, il celeberrimo cartellino.
(Ve lo rivelo doucement doucement: “hai rotto i coglioni. Face to face.”)
Che sbadato, dimenticavo, sono la parte in causa, in realtà non una parte, ma tutto. Moltissimi lo sanno e se ne sono ben guardati nel tempo ad essere civilmente democratici: assumere un legale per farsi le proprie ragioni. Sono fiero che di me si sia occupata personalmente il Procuratore Generale, per richiedere l’archiviazione: trattasi di denuncia di poco precedente al licenziamento.
Ora, poniamo, che lo scrivente, documentazioni presentate con zelo e dovizia nel tempo prestabilito e tempestivamente, avesse alla sua sinistra, hinc et nunc, un foglio A4 della Commissione Medica per l’Accertamento dell’Handicap. C’è, c’è.
Riassumo: data 15/5/2014
Parere dell’esperto: cuore, vescica, pelle, anima-cervello.
Diagnosi funzionale: AI SENSI DELL’ART 4 della legge 05 febbraio 1992 n.104, La Commissione Medica riconosce (Alberto Carli, che sarei sempre io. n.d.r.) PORTATORE DI HANDICAP IN SITUAZIONE DI GRAVITA’ (COMMA 3 ART. 3)
L’A.S.L n. 1 Imperiese trasmette, per dovere d’ufficio, la certificazione suddetta all’inps/inpdap. Nero su bianco, peraltro, da timbrature in copia trasmesse al mio avvocato il/la denunciate e il suo braccio destro hanno commesso più e più volte il mio stesso reato. Risulta in modo inequivocabile. A meno che chi legge non si affetto da totale cecità.
Io sono un truffatore, notoriamente. Un truffatore che assume da due anni un’abbondante quantità di farmaci.
Avete mai letto Edward Bunker, “Cane mangia cane”? Fuori dalle sbarre “cane non mangia cane”.
Sono portato alla sconfitta, ma “so di non sapere”, socraticamente, e di non essere eterno. Se sono ancora vivo dal 10 marzo 2012 è culo e capacità assoluta del 118 Per dire che il resto che ho vissuto è in più.
In tutta sincerità: io conto meno di niente. Se sono spaventato? Come avere “la scimmia sulla schiena”. Poi penso alla dignità, che mi ha insegnato Pino M. E ho rivisto chi aveva paura ma quei cazzo di 100 passi li ha fatti. Ho pensato, per sopravvivere, a tanti altri coglioni che hanno creduto in un mondo migliore, o meno peggio di questo.
Alberto Carli

Scritto da Angelo Amoretti

10 agosto, 2014 alle 16:33

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Imperia: catturato il boss colombiano Domenico Antonio “Hoyos como va” Mancuso

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E’ proprio il numero delle persone uccise che desta sgomento: l’uomo è ritenuto responsabile di oltre 130 omicidi” si legge sul Secolo XIX di oggi.
Con tutto il rispetto per le vittime e per l’autore dell’articolo, a me desta sgomento che il sig. Mancuso, con tipico cognome colombiano, sia finito a Imperia.
Me lo immagino in Colombia che, tra un pippotto e l’altro, fa girare il mappamondo, lo ferma con un dito ed esclama: “Imperia! Andrò là e aprirò un hotel a cinque stelle, così riciclo il denaro sporco”.
Il signor Mancuso viveva in un alloggio a Imperia da due anni e sarebbe interessante sapere:
Chi gli ha regalato il mappamondo?
Chi gli ha messo a disposizione l’alloggio?
Cosa è stato trovato?
Non lo sapeva che a Imperia abbiamo già l’hotel Rossini, che stelle ne ha quattro, ma bastano e avanzano?
Forse si è confuso e pensava che fosse un teatro?

Scritto da Angelo Amoretti

8 agosto, 2014 alle 11:41

Movimenti in movimento

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Si direbbe che i grillini, a Imperia, si siano spaccati: una parte sta con Beppe Grillo, l’altra con gli amici di Beppe Grillo.
L’amicizia è una cosa importante e quindi Antonio Russo, il candidato sindaco del M5S che quella sera sul palco in piazza Dante non era conosciuto neppure da Grillo in persona, si premura a precisare che il marchio è suo e guai a chi glielo tocca.
Gli amici del Beppe dicono che non c’è attrito: faranno dei gruppi di lavoro, presenteranno il compito a quelli del M5S e attenderanno gli sviluppi.
In tema di spazzatura ci sono voluti tre di Arma di Taggia a spiegar loro chi è Ghilardi e dove è il Rio Sgorreto. Comunque va bene così.
Alla riunione, a titolo personale, c’ero pure io. Ammiro le intenzioni, ma è il metodo che non funziona bene. Mi sono solo permesso di far notare che quello che propongono in fatto di rumenta, anni fa già un certo Alberto Gabrielli lo aveva spiegato bene. Solo che Alberto è (era?) di Rifondazione e ’ste bandiere e ’ste falci con i martelli ormai non interessavano più a nessuno.
Nel frattempo il potere, non certo quello che sta nel Palazzo del Comune, se ne va in brodo di giuggiole.
Però, attenzione: c’è il Grido in agguato. Per il momento è un urletto, tipo orgasmino o marmo freddo del bagno (cit. “I viaggiatori della sera”) che potrebbe anche diventare l’urlo di Tarzan, Nel bosco di Rezzo.
Nota per chi non mi conosce: il presente post prende ironicamente per il culo grillini, amici di grillo e quelli all’ultimo grido, ai quali vanno i miei sinceri auguri. La città ha bisogno di movimento: dai e dai, alla fine qualcosa si muoverà (solo che nel frattempo il potere si sarà già spostato).
Qualcuno mi dirà: facile criticare, provaci tu.
Già fatto.
Fallito.

Scritto da Angelo Amoretti

30 luglio, 2014 alle 16:18

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Si stava meglio quando si stava peggio? [II]

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Diego David per il Secolo XIX

L’EX PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ PARTECIPATA INTERVIENE SULL’EMERGENZA-RIFIUTI
«Che errore liquidare Ecoimperia»
Faraldi: ci dicevano che eravamo superati. Dietro il caos di oggi una gara d’appalto nata male

Massimo Faraldi è stato presidente di Ecoimperia, la partecipata che la scorsa estate ha lasciato il testimone del servizio di igiene urbana alla Tradeco (oggi più che mai nell’occhio del ciclone), dal 2005 al 2011, chiamato dall’allora sindaco Luigi Sappa,e fino al 2013 vicepresidente con funzioni esecutive.
Faraldi vuole dire la sua in merito al caos rifiuti che si è creata in città.

Di chi è la colpa secondo lei,Faraldi?

«Giovanni Amoretti, che sul vostro giornale si è addossato la responsabilità, da assessore ha colpe fino a un certo punto. Per me, il vero responsabile è l’ex dirigente del settore Ecologia Beppe Enrico che ha curato la gara d’appalto e che si è fidato a sua volta di quello che gli diceva il “superconsulente” Fabbri di Cesena, che, poi, si è limitato a copiare il capitolato da quello di Rapallo.
Amoretti ha preso per oro colato le opinioni di loro due.Caso mai è responsabile per questo, essersi ritrovato a guidare un settore senza la necessaria esperienza».

A Ecoimperia non è stato neppure permesso di partecipare alla gara. Se lo è spiegato il motivo?

«Hanno inserito la clausola dei 70 milioni di fatturato nei tre anni precedenti che di fatto ci tagliava fuori. Poi, se c’è stata una motivazione politica io non ho prove per affermarlo».

Si riferisce alla guerra tra l’ex ministro Claudio Scajola e i Pizzimbone alleati con Dell’Utri?

«Lo ha detto lei, non io. Sta di fatto, però, che nella gara d’appalto c’era scritto a chiare lettere che l’asta sarebbe stata valida anche se a partecipare fosse stata una sola azienda. Altro che, come si è sentito dire in giro, appalto scritto perché non partecipasse nessuno e per salvare Ecoimperia e con essa la compartecipazione al quarantanove per cento dei fratelli Pizzimbone. Evidentemente, gli obiettivi erano altri. A noi proprio Fabbri aveva detto che eravamo un’azienda che non era proiettata nel futuro. Se il futuro è quello che tutti i giorni vediamo sotto ai nostri occhi, allora, fate voi. Quello che voglio dire è che è stato creato un danno enorme alla città sbarazzandosi di Ecoimperia».

Anche Ecoimperia, però, non era proprio esente da critiche…

«Guardi, dal 2005 al 2012 la società ha sempre chiuso i bilanci in attivo con importi interessanti. Degli utili, però, per volontà dell’amministrazione comunale, all’Ecoimperia non è stato lasciato un solo euro da investire per migliorare il servizio. È vero, dirigentie lavoratori di Ecoimperia sono stati criticati e io dico ingiustamente perché non ci è stato permesso di poter dotare le maestranze dei mezzi di cui avevano bisogno. E comunque il risultato che si è ottenuto esternalizzando è be npeggiore. Sa qual’è l’unica innovazione che ci era stata concessa?».

Dica…

«L’esperimento nel quartiere delle Ferriere che anticipava in un certo qual modo le attuali isole ecologiche con le chiavi elettroniche per aprire i cassonetti. Si era rivelato un fiasco, i sacchetti venivano lasciati fuori come avviene ora, quindi l’esperienza negativa c’era. Lo abbiamo fatto presente, ma appunto, ci hanno risposto che eravamo superati, antichi».

E in tutto questo, la Tradeco non ha, forse, qualche responsabilità?

«Questo mio sfogo non deve essere interpretato come un atto di accusa verso la Tradeco che si è ritrovata a gestire una situazione di cui non conosceva fino in fondo la complessità.
E poi non dimentichiamo che nel bando era prevista l’assegnazione da parte del Comune dell’isola ecologica di Artallo che costituirebbe già un bello sfogo. Non vedo perché un cittadino di I mperia che paga la Tari a Imperia debba andare a San Bartolomeo o nell’entroterra di San Lorenzo per conferire un divano. Non capisco francamente perché il Comune, a questo punto, non velocizzi le pratiche per consegnare finalmente l’area a Tradeco».

Come se ne esce secondo lei?

«Se continua così la Tradeco va incontro alla rovina certa e la città è destinata ad essere sempre più sporca. L’unica via di uscita è che Comune e Tradeco si mettano intorno a un tavolo e insieme, se sono d’accordo, con certino le variazioni in quei punti dove l’appalto è evidente che non può funzionare, oppure si vada a una risoluzione del contratto. Su un altro aspetto non sono in sintonia con Amoretti. Non è vero che il “porta a porta” è non è adatto per la conformazione morfologica e territoriale di Imperia. Per me è l’unico modo, magari un po’ dispendioso all’inizio, per garantire una raccolta differenziata seria e produttiva».

Scritto da Angelo Amoretti

24 luglio, 2014 alle 12:46

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Ivan Bracco 1 – Giuseppe Arghirò 0

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Ricordate questa vicenda?
Ebbene, oggi il giudice per le udienze preliminari, Laura Russo, ha archiviato il caso con la seguente motivazione: “L’ispettore Ivan Bracco ha fatto il suo lavoro
E io aggiungerei: lo ha fatto molto bene, nonostante e malgrado tutto.
Apprendo da Imperiapost che Bracco vorrebbe chiedere i danni d’immagine causati dalla denuncia di Argirò a mezzo stampa,  ma se fossi in lui lascerei perdere: basta e avanza così. Molti cittadini, e qualche lettore di questo blog, avevano espresso la loro solidarietà a Ivan e questa è una buona notizia anche per tutti loro.
I giusti, guarda che strano, stanno sempre con i giusti e ogni tanto certe notizie riempiono il cuore di gioia.
Se ci fossero più persone come Ivan, non necessariamente in divisa, forse riusciremmo a venirne fuori.
Teniamo duro!

Scritto da Angelo Amoretti

17 luglio, 2014 alle 21:22

La storia dell’appalto Tra.de.co.

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Diego David – [Il Secolo XIX - 17-7-2014]

La storia di un’appalto voluto dall’ex Sindaco Strescino e disegnato da Beppe Enrico
Gara “benedetta” dal Prefetto
Così Fiamma Spena diede il via libera all’offerta unica dell’azienda pugliese

Poco più di un anno fa, da parte del commissario prefettizio Sabatino Marchione, l’assegnazione dell’appalto di igiene urbana (un affare da 93 milioni di euro per sette anni) nel capoluogo e nei trentacinque centri del comprensorio imperiese alla Tradeco.
Ma il percorso che ha portato una società del profondo Sud, unica partecipante al bando, a subentrare all’Ecoimperia e alle altre aziende che operavano nelle località vicine è stato lungo e tortuoso, con tanto di inchiesta della Procura di Imperia che a seguito delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, ha aperto un fascicolo per turbativa d’asta.
L’avvio del procedimento è datato 2010 quando sulla poltrona di primo cittadino sedeva Paolo Strescino e l’assessore all’Ambiente era Giovanni Amoretti. Occorreva superare la partecipata Ecomperia, 51 per cento in mano al Comune e 49 per cento alla Ponticelli (proprietaria dell’omonima discarica) dei fratelli Giovanbattista e Pierpaolo Pizzimbone, società mista nata nel 1993 e in scadenza nel 2013. Il primo colpo di scena fu l’esclusione dalla possibilità di partecipazione alla gara pubblica della stessa Ecoimperia, essendo prevista la clausola dei 70 milioni di fatturato negli ultimi tre anni che l’azienda presieduta da Davide Ghiglione non poteva vantare.
I lclima politico era quello dello scontro all’interno del Pdl tra l’exministro ClaudioScajola e Marcello Dell’Utri “padrino” politico dei Pizzimbone.
Il capitolato d’appalto venne elaborato dall’ufficio Ecologia di Palazzo civico allora diretto da Beppe Enrico (oggi trasferito alla Cultura) con la consulenza degli avvocati dello studio Tosetto/ Weigmann diTorino. Nella primavera del 2012 in piena bufera amministrativa conseguente agli arresti eccellenti nell’ambito dell’inchiesta sul porto turistico, il sindaco Strescino, inviò l’offerta della Tradeco, l’unica pervenuta, alla Prefettura di Imperia per le verifiche antimafia. Fatti i controlli il prefetto Fiamma Spena diede il via libera.
Ma intanto,i sindacati cominciavano ad esprimere agli organi politici e alla commissione esaminatrice presieduta da Beppe Enrico e composta anche dai docenti del Politecnico di Torino Giuseppe Genon ed Eugenio Piovano, le loro perplessità su numero di addetti e tipologia del servizio con tanto, in seguito, di sit-in di protesta sotto al Comune (diventata poi una abitudine) e minacce di non far transitare la Milano-Sanremo. Enrico bloccò in un primo tempo l’offerta perché considerata “anomala”, in quanto unica e per l’eccessivo ribasso, il 5,6 per cento proposto dall’azienda pugliese. Ma dopo un confronto con la proprietà e lo stuolo di avvocati assoldati daTradeco, anche quest’ultimo scoglio venne superato.

Scritto da Angelo Amoretti

17 luglio, 2014 alle 8:45

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Più uacche, meno vitelli!

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Leggo sul Secolo XIX che il Sindaco Capacci ha gentilmente chiuso in faccia la porta del porto all’imprenditore Paolo Vitelli: «Questa amministrazione non rilascerà concessioni a soggetti privati ma solo alla nostra società in house».
Prendiamo nota e conserviamo con cura queste parole, il tempo ci dirà se valevano o no.
Sul blog di Marco Preve leggo che il Vitelli [scrivo come fossi un g.i.p. sulla jeep nda] sarebbe stato contattato [il condizionale è d'obbligo] da Eugenio Minasso e Paolo Strescino, che stanno nel Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano senza quid.
E mi rendo conto che quando arriva qualcuno nella nostra ridente città, peraltro molto aperta e accogliente [ti sorridono tutti, anche se non ti conoscono e, ovviamente, tutti sanno tutto di tutti e siamo tutti ricattabili, abbiamo una paura che fa novanta!] c’è sempre qualcuno che lo manda: un mandante.
Ricordate la storia dei commissari mandati da chissà chi ad aiutare la Polizia Postale quando svolgeva l’inchiesta sul porto?
Chi aveva mandato Caltagirone, Colussi, i due superagenti e, di recente, il Vitelli? E lascio perdere, per carità di Dio, altri mandati da chissà chi anni e anni fa.
Non lo sapremo mai.
L’unica consolazione è che spesso i mandati vengono ri-mandati al mittente. E i mandanti rosicano, probabilmente.
Ora non so se dire “bravo” al Sindaco perché purtroppo mi sono accorto che spesso si scrivono cose che poi vengono smentite dai fatti e il sottoscritto, a differenza di altri che sono più “scafati”, si vergogna e non sa più da che parte sbattere. Ma in ogni caso, ripeto: staremo a vedere gli sviluppi della faccenda.
Per quanto riguarda Strescino, ormai sono arrivato alla conclusione che o è sfigato o porta sfiga (ma anche tutte e due).
Il Vitelli è tornato a casa con la coda tra le gambe; il Caltagirone è finito al fresco e il Siena Calcio, che era venuto a fare un triangolare a Imperia, giusto come il porto, è fallito.
Mi bevo una Vittelloise, “l’eau qui chante et qui dance”.

Scritto da Angelo Amoretti

16 luglio, 2014 alle 12:21

‘ndrangheta: Imperia sembra la sesta provincia della Calabria

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Imperia sembra la sesta provincia della Calabria
La Bindi: la ‘ndrangheta deve essere messa in ginocchio
Ieri le prime audizioni della commissione parlamentare antimafia

Patrizia Mazzarello e Milena Arnaldi per il Secolo XIX

«Quella di Imperia sembra la sesta provincia della Calabria a livello di infiltrazioni della ‘ndrangheta”».
Il fatto che la convocazione ad Imperia della commissione parlamentare antimafia non sarebbe stato un mero atto simbolico era già chiaro da tempo. Sono parole pesanti quelle espresse ieri a Imperia da Rosy Bindi, che della Commissione Antimafia è il presidente, durante un intervallo del lungo pomeriggio di audizioni nella sala del consiglio del palazzo della Provincia, sede anche della Prefettura. Sono stati sentiti il questore Pasquale Zazzaro ed il colonnello dei carabinieri Luciano Zarbano, l’esame della situazione complessiva è stata affidata al prefetto Fiamma Spena.
Alla destra del presidente Bindi si sono poi seduti nel corso del pomeriggio anche il Procuratore Capo della Repubblica di Genova e capo della Dda, Michele DiLecce, il magistrato della Dna Anna Canepa e il Pm antimafia della Dda di Genova Giovanni Arena. E ancora è stata ascoltata anche Giuseppa Geremia, procuratore di Imperia.
Tra gli argomenti al centro del lavoro della commissione, anche se il riserbo degli investigatori èt otale, tra una ricostruzione di quanto avvenuto ed un primo bilancio di quanto emerso nell’ambito del processo “La Svolta” nel quale risulta indagato per concorso in associazione mafiosa anche l’ex sindaco della città di confine Gaetano Scullino, c’è infatti anche e soprattutto l’ultima clamorosa inchiesta che ha riportato Ventimiglia, Comune sciolto per mafia solo nel 2012, alla ribalta delle cronache. Si tratta dell’inchiesta per voto di scambio, reato che fa parte della complessa normativa antimafia. E che sulla scia di una complessa attività d’indagine di polizia e carabinieri, intervenuti in forze a vigilare sulle elezioni che hanno poi portato alla vittoria al ballottaggio del giovane sindaco del Pd Enrico Ioculano, vede coinvolti alcuni esponenti del centro destra ventimigliese, accusati di aver acquistato diverse decine di voti durante il primo turno delle elezioni amministrative. Tra gli altri risulta indagato Emilio Galardini: ad oggi capogruppo di Forza Italia, in quanto l’ex candidato sindaco azzurro Giovanni Ballestra e l’ex vicesindaco Roberto Nazzari, per protestare contro la sua decisione di non dimettersi, si sono iscritti ad una lista civica e al gruppo misto.
Il presidente Bindi parla della Calabria, con riferimento a quanto accaduto ad Oppido, paese in cui, nonostante le sferzanti parole del Papa contro la criminalità organizzata, ancora nei giorni scorsi la processione religiosa ha reso omaggio al boss di turno:«Lo Stato deve decidersi ad adottare seriamente la Calabria, rafforzando gli organici della polizia e della magistratura». Ma le sue parole ed il suo sguardo sono rivolte alla provincia di Imperia: «Quando lo Stato si è impegnato in Sicilia la mafia è stata messa in ginocchio, quando lo Stato si è impegnato in Campania la camorra è stata messa in ginocchio, lo Stato deve decidersi a mettere in ginocchio la ‘ndrangheta in Calabria e ovunque abbia riprodotto la struttura calabrese. Questa provincia sembra la sesta provincia della Calabria».
Parole che riassumono le inchieste amministrative e penali che hanno portato allo scioglimento dei consigli comunali di Bordighera (poi annullato dal Consiglio di Stato) e Ventimiglia, le stagioni dei roghi che si sono protratte sino alla vigilia delle elezioni. E nei quali alcune specifiche indagini dei carabinieri hanno ad esempio individuato sospetti collegamenti con le udienze del processo“La Svolta” contro la cupola mafiosa dell’estremo ponente.
Ma che rappresentano anche una vera e propria dichiarazione di guerra alle cosche da parte della Bindi e della commissione antimafia, il cui lavoro oggi si arricchirà anche dell’audizione di diverse associazioni, tra le quali la Casa della legalità che ha già pronto un faldone di ben 80 pagine con rilievi da Diano Marina sino alla città di confine. Una sfida,ritengono in molti, che potrebbe anche essere il preludio per nuove eclatanti inchieste.

Scritto da Angelo Amoretti

8 luglio, 2014 alle 7:55

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Parcheggio Agnesi veto di Compagnia Maresca, Marittima Sub Service e Capitaneria di Porto

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Ricevo questa mail firmata che pubblico con piacere:

Leggo con sconcerto che un’area vitale per il commercio di Oneglia sia stata bloccata.
Credo che un’analisi dei tre soggetti, sia fondamentale.
Capitaneria di Porto, ente preposto al controllo del Demanio Marittimo è giusto che si interroghi sulla legittimità dell’opera, ma è anche giusto, vista la funzione di volano economico che il parcheggio potrebbe portare, che si attivi a cercare una soluzione possibilmente immediata.
Marittima Sub Service, azienda che lavora nel settore subacqueo e titolare di uno o due locali destinati all’artigianato, sotto sequestro nel PORTO PIU’ BELLO DEL MEDITERRANEO…!!! abbia la possibilità di avere un’area per poter lavorare, credo che nelle migliaia di mq di banchina, con la buona volontà un posto si possa trovare.
Compagnia Maresca, mi meraviglia sempre che poche persone possano bloccare lo sviluppo di una città, dopo aver ostacolato per anni l’attracco di imbarcazioni da diporto nei due bacini, ora lo hanno permesso, ad Oneglia, in cambio di una convenzione che i Cittadini Imperiesi dovrebbero conoscere.
Pretendere poi la convocazione di un tavolo per lo sviluppo del porto commerciale è follia, che facciano impresa e con i loro soldi finiscano la darsena esterna, per capirci quella che viene usata una volta l’anno per allestire la chiatta della Red Bul, e poi pretendano le aree con un piano industriale che sia proporzionato, come resa in numero di occupati, all’uso dello spazio richiesto.
Oggi non ci possiamo più permettere i sogni e le rendite di posizione, il mondo e l’Italia corrono e noi stiamo a guardare, pungoliamo l’amministrazione perché rimetta in discussione opere che bloccano migliaia di mq e che non ci possiamo permettere.

F.P.

Scritto da Angelo Amoretti

17 giugno, 2014 alle 0:07

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Spettacolo di fine anno del Liceo Carlo Amoretti di Imperia

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Ricevo e pubblico con piacere:

IL GIRO DEL MONDO FRA MUSICA, DANZA E TEATRO
Il Liceo “Amoretti” va in scena al teatro Cavour

Sabato 7 giugno, sul palcoscenico imperiese, i ragazzi dell’Istituto Linguistico e delle Scienze Umane ci accompagneranno attraverso un “Viaggio sulle note della fantasia”, il cui principale filo conduttore sarà la Musica, anche se non mancheranno spazi dedicati alla recitazione.
Al centro, appunto, il tema del “Viaggio”: reale, immaginario, interiore, virtuale, motivo di divagazione o di crescita, insomma metafora della vita.
Il cabaret offerto dagli studenti, impegnati da tempo nelle prove per la realizzazione dello spettacolo, è quanto mai ricco di proposte varie ed allettanti: sul palcoscenico si avvicenderanno cantanti, strumentisti, danzatori ed attori, che viaggeranno con noi tra spazi colorati e geografie immaginarie.
L’itinerario prevede tappe e sfondi sonori estremamente variegati: i ballerini – su coreografie di danza classica, moderna, contemporanea, tango ed hip hop – volteggeranno sui severi canoni dal sapore barocco di Pachelbel, sulle note eleganti di Delibes, ma anche sulle melodie intramontabili del musical americano (Il Mago di Oz) e sul beat pulsante e irresistibile del rap.
I musicisti invece spazieranno dai virtuosismi raffinati di Paradisi agli evergreen di Steve Wonder, John Lennon e Queen fino ai successi più recenti di Adele, Radiohead, Pearl Jam e molti altri.
Ospite d’onore il ballerino imperiese Antonio Lanzo, giovane promessa della danza classica ed ex-alunno del Liceo “Amoretti”, appena tornato dalla “Orlando Ballet School” in Florida, dove è stato ospitato per un anno grazie ad una borsa di studio. Sabato sera si esibirà in un balletto di danza contemporanea su brani tratti dalla “Sagra della Primavera” di Igor Stravinsky.
La coordinazione dello spettacolo è stata seguita da alcuni docenti dell’Istituto, i professori Pierangela Frontero, Cinzia Novaro e Marco Faccio (quest’ultimo si unirà anche agli studenti in alcuni pezzi con la chitarra).
Spiega la professoressa Frontero: “La preparazione dello spettacolo si è rivelata impegnativa ma l’esperienza è stata interessante e soddisfacente per tutti: i ragazzi hanno lavorato con entusiasmo e serietà e i risultati si vedranno senza dubbio nelle varie performances, per il cui supporto tecnico è doveroso ringraziare anche il professor Simone Zanella, un ingegnere informatico che collabora con l’Amoretti”.
Ecco infine tutti i protagonisti.
Presentatori: Federico Benedetti, Italo Hyseni, Désirée Nossa.

Cantanti: Valeria Barbera, Dario Bianchi, Diandra Delfino, Anne Marie Limbach, Cleo Schiappacasse.

Musicisti: Federico Benedetti, Luca Cravero, Lorenzo Gramondo (batteria); Samuele Montes, Majdi Oueslati (chitarra); Alessandro Bavassano (basso); Dario Bianchi, Anne Marie Limbach (tastiere); Irene Mela (flauto); Denise Lanza (violino); Martina Zelioli (arpa); Luca Cravero (hang).

Ballerini: Martina De Luca, Alice Dorio, Gina Sacella (danza classica); GianDiego Berard, Giada Conte, Luciana Dartu, Désirée Nossa, Lorenzo Oderda, Sara Simonetta (danza moderna); Antonio Lanzo, Ambra Nova, Sofia Schiavi (danza contemporanea); Giulia Bergamo, Arianna Fumoso, Irene Maglio, Camilla Zappatore (hip hop): Cecilia Barbera, Alice D’Orio, Giorgia Gaddini, Elena Orsetti, Alessia Riello, Sofia Vuocolo (tango).

Attori: Emanuele Del Panta, Federico Manera, Asia Martelli, Sara Renda.

Scenografi/coreografi: Ilaria Bondavalli, Taynara De Sousa, Micol Donati, Selima Gabsi, Jasmine Khan, Giulia Toscano, Eric Stanisci.

Truccatrici: Erica Ninno, Diandra Delfino.

Il costo del biglietto è di 5 euro, cifra simbolica ma importante per la copertura delle spese dello spettacolo. L’invito dunque è rivolto al pubblico affinchè intervenga numeroso per premiare con il suo contributo, ma soprattutto con i suoi applausi, il lavoro di tanti giovani talenti.

Scritto da Angelo Amoretti

2 giugno, 2014 alle 19:19