Archivio per la categoria ‘Attualità’

Me sun cagà adoss a Montecarlo

20 commenti al post

Roberta Sacco, la segretaria di Scajola, andava a Montecarlo a prendere Chiara Rizzo, l’amica dell’ex Ministro. Pare che il nostro sia assai geloso (temeva che la donna avesse una relazione con Francesco Guardachebellavista Caltagirone) per cui faceva pedinare la sexy Chiara: si dice da un’amica che abitava a Bordighera e da un uomo della sua scorta.
E mettiamo che Francesco Guardachebellavista fosse geloso pure lui: magari faceva seguire la bella Chiara.
E Matacena? Secondo me faceva seguire sua moglie.
Se poi, per assurdo, alla bella Beatrice Cozzi Parodi, fossero tornati momenti teneroni e anche lei avesse fatto seguire la Chiara? Immaginate che casino doveva esserci per le strade di Montecarlo. Tutti che pedinavano tutti e che se non ci stavano attenti si ingrovigliavano alla Rascasse.
L’altro, che è sempre stato molto furbo, aspettava al pit stop: in ufficio.
Quando Roberta arrivava in viale Matteotti, lasciava la Rizzo e, discretamente, toglieva il disturbo.
I due piccioncini consumavano un pasto frugale preparato in catering (da chi poi ebbe a dichiarare: “Sono disperata, é una persona che ha dato tanto alla città e adesso questa storia è un danno per tutti noi”?)
E non si può che finire nel porno, ammettiamolo, perché la domanda sorge spontanea: i due consumavano prima, durante o dopo il pasto? Fatto sta che quando tutto era consumato, il fenomeno chiamava la povera Roberta che andava in ufficio, metteva ordine e riportava la figona a Montecarlo. Lui, che è un gran signore, le dava i soldi per autostrada e benzina: la bellezza di cinquanta euro! Ma non tutte le volte, sennò magari faceva la figura dello sbruffone.
Ora ci sarebbe da domandarsi se tutti quelli che lo hanno votato, venerato e sperleccato, hanno lo stesso senso della famiglia che ha lui, e chiedere loro: “Vorreste essere mariti e padri di famiglia come costui? Di uno che ha sbaciucchiato la mano di due Papi e che in teoria dovrebbe essere cattolico fino al midollo, che ne pensate?”
E di punto in bianco, dopo aver letto le sue dichiarazioni, Roberta mi è perfino diventata simpatica: una che guadagnava 1.200 euro al mese, che abita in una casa di 40 mq, con il marito che fa il bagnino a Diano Marina e che per il Capo faceva cose per cui provava persino imbarazzo nei confronti della moglie, fa un po’ pena e l’abbraccerei per solidarietà.
Nonostante ciò, tutta la squallida vicenda mi ha fatto venire in mente questa canzone:

Scritto da Angelo Amoretti

31 maggio, 2014 alle 23:33

Un commento che fa riflettere

5 commenti al post

Al post dal titolo “Agnesi pop” del 3 maggio scorso, qualche giorno fa un lettore ha lasciato un commento che ho trovato interessante.
Gli ho scritto per chiedergli di metterlo in evidenza e mi ha dato il suo consenso per cui lo pubblico qua di seguito:

Scusatemi, lo scrivo qui dove si parla dell’Agnesi, perché ancora non ho letto una main specifica che affronti il caso Carige/Berneschi.
Ma un nesso comunque c’è non fosse altro perché non voglio dimenticare e sarebbe bene che non dimenticassimo tutti.
Mi riferisco al tragico caso del mio allievo Stufetti*, che è si e’suicidato perché la banca non gli concesse, su un’attività pluriennale (iniziata dal padre che era mio amico ), un ampliamento temporaneo del fido per elasticità’ di cassa,finalizzato a pagare la tredicesima mensilità ai dipendenti.Soldi chiesti per continuare a lavorare! Magari fuori parametro di Basilea 1 o 2 o 3, fate voi.
Ed ora apprendiamo che, in contemporanea, i denari dei risparmiatori depositati in banca, non c’erano, perché’ servivano ad arricchire fraudolentemente e smodatamente dei dirigenti bancari.
Innocenti fino a definizione del giudizio della magistratura, ma non si dovrebbero indagare anche per omicidio?
E che sistema è che consente di queste cose?

G.L.

*Lo Stufetti in questione è Luca, della Chimica Imperiese, che si è tolto la vita gettandosi sotto un treno il 12 dicembre 2013.

Scritto da Angelo Amoretti

28 maggio, 2014 alle 17:47

L’artista Fijodor Benzo espone allo Studio D’Ars di Milano

senza commenti

L’artista imperiese Mrfijodor, pseudonimo di Fijodor Benzo, dopo il successo ottenuto a Palermo lo scorso febbraio, nel quale ha realizzato insieme a Corn79 un grande murales contro la Mafia, è di nuovo protagonista per la sua prima personale milanese.
Lo Studio D’Ars è lieto di presentare “My Problem Our Society”, un viaggio all’interno dell’immaginario colorato e fantasioso dell’artista ponentino. La mostra è curata dall’esperto gallerista Daniele Decia, mentre il testo critico è di Christian Omodeo: ricercatore dell’arte contemporanea e direttore artistico de Le Grand Jeu, noto per aver curato “Le Tourt Paris 13” a Parigi.

Il vernissage è martedì 20 maggio, ore 18:00, allo Studio D’Ars in via Sant’Agnese 12/8 a Milano.
Tra i prossimi appuntamenti di Mrfijodor una trasferta a Skopje in Macedonia per un grande evento d’arte contemporanea, “Nottetempo” una collettiva nel Palazzo Paleologo di Trino Vercellese e un murales allo Street Art Festival “Vedo a Colori” di Civitanova Marche. Una primavera piena di impegni e appuntamenti.
Per maggiori info: mrfijodor.it

Scritto da Angelo Amoretti

13 maggio, 2014 alle 23:00

Agnesi pop

37 commenti al post

All’idea del Sindaco Capacci di mettere insieme una cordata di imprenditori  per comprare l’Agnesi, rilanciata anche sul suo blog, si aggiunge quella di Alfonso Sista, figlio di un ex operaio del pastificio, pubblicata su Il Secolo XIX di oggi.
Dal momento che la condivido in pieno, la riporto con piacere:

La proposta del figlio di un ex operaio del pastificio: “Decentramento e azionariato popolare per salvare l’azienda dei nostri padri”

Sono figlio di un operaio dell’Agnesi, ormai deceduto da tempo, uno di quegli imperiesi che da quella industria ha tratto sostentamento e che mai avrei immaginato che potesse chiudere. Per me era il luogo dove mio padre lavorava e manteneva la famiglia: ricordo come da piccolo aspettassi Natale, perché a tutti i lavoratori gli Agnesi donavano un panettone Motta, e Pasqua quando arrivava in casa la colomba Alemagna.
Non si creda che sia solo sentimentalismo o apologia del paternalismo padronale, per un bambino tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60 un panettone o una colomba era una rarità da gustare e da aspettare con ansia.
Ora si recita il necrologio funebre di questa industria vitale per Imperia e la sua provincia,vittima di incapacità imprenditoriale mascherata da “esigenze di mercato”, disimpegno dell’attuale proprietà da qualsiasi impegno di marketing. E che dire della totale insipienza della classe politica imperiese, e non solo, che nei decenni trascorsi non ha saputo dare risposte sensate e concrete alle esigenze di sviluppo dell’azienda, come individuare un’area in cui insediarsi ammodernando gli impianti oppure dedicando parte del porto di Oneglia al solo traffico di grano (già e gli yatch?) oppure dalla mancata istituzione del Distretto Alimentare che poteva diventare il volano della rinascita economica di Imperia e della provincia e miseramente naufragato tra veti incrociati dei vari enti e mancanza di progettualità. E che dire delle lobby della speculazione predatoria che divora territorio senza dare nulla in cambio alla città e che vedrebbe molto bene su quelle aree un bel condominio vista mare?
Mi piace l’idea del sindaco Capacci di coinvolgere l’imprenditoria locale e rilevare il pastificio magari decentrandolo nell’entroterra per consentirgli di continuare a vivere; all’idea si potrebbe anche aggiungere una sorta di azionariato popolare in cui ogni imperiese, in uno scatto di dignità e orgoglio, potrebbe contribuire a salvare una delle industrie italiane più antiche e prestigiose, prestigio che gli attuali proprietari non hanno colto appieno scegliendo di far scadere la qualità di un prodotto un tempo apprezzato in tutto il mondo.
Bene, detto questo un appello a non comprare più nessun prodotto della Colussi né a permettergli la beffa alla città di una speculazione edilizia sulle aree, a cui (a parole, ma si sa quanto valgano di fronte al denaro) paiono non essere interessati.

Alfonso Sista – Il Secolo XIX, 3 maggio 2014

Scritto da Angelo Amoretti

3 maggio, 2014 alle 12:02

Pubblicato in Attualità

Tag:

25 aprile, Liberazione!

8 commenti al post

Scritto da Angelo Amoretti

24 aprile, 2014 alle 18:47

Imperia contro le mafie

6 commenti al post

Giovedì scorso a Imperia sono avvenuti due fatti importanti, per quanto riguarda la lotta alla mafia: gli attivisti di Scorta Civica, che su tutto il territorio nazionale chiedono che vengano potenziate le misure di sicurezza nei confronti del Magistrato Nino Di Matteo, hanno fatto un presidio davanti alla Prefettura e il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha tenuto una “lectio magistralis” al Polo Universitario per gli studenti di Giurisprudenza.
Ne ha scritto Diego David su il Secolo XIX di ieri e riporto l’articolo.
Su La Stampa, purtroppo, non ho trovato nulla al riguardo.
Pare che il Procuratore abbia anche detto che le misure di sicurezza per Di Matteo non hanno bisogno di ulteriori potenziamenti. Ne prendo atto e approfitto per chiedere se magari non sia il caso di preoccuparsi un po’ di più, con tutto il rispetto per Di Matteo, di Christian Abbondanza, uno che sta dando un grande contributo alla lotta alle mafie in Liguria e non solo.

AL GRANDE APPUNTAMENTO NEL POLO UNIVERSITARIO DI IMPERIA TANTI STUDENTI E MAGISTRATI
«C’è la tendenza a negare la presenza delle cosche»
La lezione del capo dell’Antimafia Roberti. Assente il procuratore Geremia

«È solo alimentando la cultura della legalità che si fa capire a questi criminali che è il caso che se ne stiano a casa loro, oppure, se vengono, devono vivere onestamente come, del resto, fanno tanti loro concittadini».
È stato questo il messaggio, dall’accento colloquiale non certo istituzionale, che il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha lanciato agli studenti di Giurisprudenza del Polo universitario di Imperia, intervenuti alla lectio magistralis tenuta dal successore di Pietro Grasso sul funzionamento della Procura nazionale antimafia e delle ventisei procure distrettuali, conferenza che ha chiuso il ciclo di seminari dedicati alla criminalità organizzata dell’Ateneo, scuola di Scienze sociali. Il riferimento di Roberti è stato sollecitato da una domanda sulle infiltrazioni mafiose in Liguria, in particolare nel Ponente ligure, dopo la sequela di attentati, inchieste, arresti, processi e lo scioglimento dei consigli comunali di Bordighera e Ventimiglia per condizionamenti da parte della criminalità organizzata.
«L’attenzione in questo territorio è massima e deve rimanere ai massimi livelli – ha sottolineato con forza Roberti – come è testimoniato dalla mia stessa presenza oggi qua e dall’importante processo in corso a Imperia. Occorre che il livello di guardia sia mantenuto alto, perché in Liguria la situazione non è troppo dissimile da quella che caratterizza regioni come il Piemonte e la Lombardia. La globalizzazione, le nuove tecnologie e soprattutto la debolezza dei mercati finanziari hanno favorito la penetrazioni delle organizzazioni criminali mafiose nelle regioni del Nord e anche in altri paesi europei. Il problema dei problemi oggi è proprio la capacità delle organizzazioni criminali di andare a infiltrarsi e colonizzare territori diversi da quelli di origine».
Ad ascoltare le parole del procuratore nazionale antimafia, c’erano, in prima fila, anche il sostituto procuratore nazionale antimafia, la genovese,originaria di Ventimiglia Anna Canepa e il pm di Imperia Roberto Cavallone. Mentre si è notata l’assenza del procuratore capo Giuseppa Geremia, che proprio sulla questione mafia era stata direttamente bacchettata in una sua relazione dalla direzione nazionale.
Orlando Botti, che insieme agli aderenti imperiesi di “Scorta Civica”, l’associazione che chiede di potenziare i sistemi di sicurezza personale al magistrato Nino Di Matteo, ha srotolato uno striscione e ha chiesto a Roberti come sia stato possibile che due ex ministri dell’Interno (Claudio Scajola e Roberto Maroni) abbiamo potuto affermare che «nel Ponente la mafia non esiste»?
«Se i ministri dell’Interno–ha risposto Roberti– hanno manifestato una qualche volontà di sottovalutazione del fenomeno è un problema loro. Può essere che non fossero stati bene informati, ma, c’è, effettivamente, una tendenza negazionista, forse per non provocare ulteriori danni all’immagine, al turismo, all’attrazione di investimenti stranieri.Le indagini, però,hanno portato alla luce una realtà ben diversa. È evidente che era stata fatta una valutazione sbagliata». «Il vero problema nel Ponente oggi – ha concluso Roberti, che alla fine degli anni Novanta e poi nel 2006 era stato a Imperia per coordinare le indagini su un clan legato al boss della camorra Michele Zaza interessato a infiltrarsi alle case da gioco di Sanremo, Mentone e Nizza– è la criminalità organizzata calabrese, i cui esponenti spesso discendono da famiglie emigrate in Liguria da generazioni che non hanno mai interrotto i rapporti».

Diego David – Il Secolo XIX, 4 aprile 2014

Scritto da Angelo Amoretti

5 aprile, 2014 alle 17:36

Polposte, Polfer e Polmare non subiranno tagli [per il momento]

2 commenti al post

Buone notizie da Roma: niente soppressione, per il momento, di Polposte, Polmare e Polfer.

Il ministro Alfano congela i tagli. Si salvano Polposte, Polmare e Polfer.
La decisione presa su pressing dei sindacati. Il ruolo della senatrice Albano.

Polposte, Polfer, Polmare non verranno soppresse. E non saranno accorpati il commissariato di Ventimiglia e la Polizia di frontiera e neppure i vari distaccamenti e sottosezioni di Polizia stradale.
Da Roma, dove nelle ultime ore si sono susseguiti incontri e colloqui tra i sindacati di Polizia e il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, arrivano dunque buone notizie sulla sorte, che sembrava ormai segnata, di decine di agenti, ispettori e funzionari delle varie specialità appartenenti alla Ps. Alfano ha deciso di congelare la tanto temuta, anche dai cittadini, rivoluzione- riorganizzazione di organici e strutture della Polizia sul territorio.
Niente più “tagli”,accorpamenti e riduzioni di presidi, uffici e commissariati.
Almeno per il momento. Toccherà ai questori e ai rappresentanti delle forze dell’ordine preparare proposte e accorgimenti da attuare, sempre comunque nell’ambito di una spending review a cui non si potrà rinunciare. Il ministro Alfano e i vertici nazionali della Polizia hanno preso atto, evidentemente, che non era possibile procedere a tagli e riduzioni indiscriminati e senza una fondamentale consultazione dal basso con chi viveva e vive a stretto contatto con i cittadini, i loro bisogni, le loro esigenze e istanze.
Stop, dunque, alla corsa dei decreti che sarebbero stati firmati il prossimo mese e che, a livello nazionale, prevedevano la chiusura di quasi 300 uffici di Polizia tra commissariati, squadre nautiche, sezioni e distaccamenti di Polizia stradale, ferroviaria e postale.
La frenata del ministro Alfano, in qualche modo, ha una forte matrice imperiese. Tra i più accaniti e strenui difensori del mantenimento delle varie specialità sul territorio – in particolar modo della Polposte di Imperia, i cui ispettori e agenti hanno firmato buona parte delle più grosse indagini e inchieste giudiziarie degli ultimi anni in Riviera, porto turistico in primis – la senatrice del Pd, Donatella Albano, autrice di diverse interrogazioni al ministro, e l’ex sindaco e attuale presidente del consiglio comunale di Imperia, Paolo Strescino, più volte in visita personale da Alfano, tra l’altro suo collega di partito.

GI. BR. – Il Secolo XIX, 27 marzo 2014

Scritto da Angelo Amoretti

27 marzo, 2014 alle 16:04

La Monesi Young batte cassa

29 commenti al post

Mi fido di quello che leggo sui portali nostrani, quindi, se sbaglio, è perché sono andato dietro a una falsa notizia o a una notizia incompleta.
Mi riferisco, in questo caso, alla questione Tradeco/Monesi Young.
E ricapitolo.
La Provincia ha sovvenzionato il progetto della Monesi Young per 7.500 euro.
I volontari della Monesi Young avevano il compito di sensibilizzare i cittadini sul tema della raccolta rifiuti.
I volontari della Monesi Young si lamentano perché la Tra.de.co. è in ritardo con i pagamenti [650 euro al mese per ogni volontario, e sono 24].
Due domandine, anzi, tre:
1) Se sono volontari e la Monesi Young è un’associazione senza scopo di lucro, perché vengono pagati?
2) I 7.500 euro della Provincia a chi sono andati?
3) Se è la Tra.de.co. che deve sborsare, è lecito avere la vaga sensazione che i soldi vengano presi dalle nostre tasche?
Ecco, penso che i cittadini abbiano diritto di sapere qualsosina di più in merito.

Scritto da Angelo Amoretti

24 marzo, 2014 alle 11:29

Pubblicato in Attualità

Tag: ,

Agnesi: l’opposizione prende in mano l’iniziativa

27 commenti al post

Qui non è questione di “maggioranza” o “opposizione” perché la cricca ha sempre fatto ciò che voleva, a prescindere da chi, in Comune, fosse in minoranza o in maggioranza.
Mi riferisco a quanto detto dal consigliere di Imperia Riparte Giuseppe Fossati e riportato sul Secolo XIX di oggi, riguardo la questione Agnesi: “Dopo la delibera dei mesi scorsi del consiglio comunale che, in relazione alla chiusura del mulino, ha istituito un tavolo permanente sulla vicenda Agnesi aperto anche ai gruppi di minoranza, il Comune, fatto il compitino di una bella discussione davanti alle telecamere, è stato assente e passivo. Il tavolo non si è mai riunito, l’amministrazione si è eclissata, in tutt’altre faccende affaccendata. Credo che, una volta di più, spetti all’opposizione prendere in mano l’iniziativa“.
Ottima idea, ribadita con un comunicato che forse pone fine al simpatico botta e risposta con il sindaco Capacci.
A suffragare l’idea che mi sono fatto in questi anni e che naturalmente può essere sbagliata, nella stessa pagina del Secolo XIX c’è un impietoso elenco delle industrie sparite dalla faccia della terra imperiese: infatti il disegno della cricca parte da lontano. Loro, con cappuccio o senza, hanno una visione temporale diversa da noi comuni mortali: pensano una cosa e mettono in moto la macchina che può terminare il lavoro a breve o a lungo termine, non importa. Ogni tanto la macchina s’inceppa e allora si concentrano su qualcos’altro, ma il loro fine è sempre stato e sempre sarà quello di cementificare la città e il suo immediato entroterra. Mi domando cosa architetteranno i loro nipotini quando non ci sarà più un metro quadrato da riempire di cemento:

1929 chiudono le Acciaierie Ilva alle Ferriere;

La Società Esercizio Molini, già Molini Alta Italia che produceva fecole e farine, chiude dopo aver ridimensionato attività e dipendenti.

Fine anni cinquanta: chiude l’Italcementi che nel massimo del suo splendore aveva 134 dipendenti. “Anche in quel caso si formò il consueto “tavolo” istituzionale con la proprietà che promise di mantenere al lavoro la metà degli operai per sopperire al fabbisogno di cemento della provincia, ma la fabbrica chiuderà definitivamente i battenti all’inizio degli anni Settanta, asciando le vestigia che ancora oggi abbruttiscono il centro di Oneglia” scrive David e, aggiungo io: la macchina in quel caso si è inceppata,(pensiamo al famoso giro in elicottero di qualche anno fa), ma la forza della cricca sta anche nel fatto che se si ferma la sua macchina, si ferma tutto. Si lascia tutto lì, in attesa di tempi migliori (pensiamo alla Sairo: avevano fatto il giro largo e ci avevano fatto credere che sarebbe nato il famoso incubatore di imprese). Qualcuno starà aspettando che crolli, poi ci pensa lui.

Negli anni settanta chiudono la Pamar (che produceva mangimi) e la Renzetti che aveva chiesto una variante al PRG per costruire un grattacielo e, con la vendita degli appartamenti, avrebbe aperto uno stabilimento nell’entroterra. Solo che la variante non arrivò mai: il sindaco era il democristiano Alessandro Scajola.

Nello stesso periodo chiude la Solertia, alla Fondura: settanta lavoratori a casa.

Poi tocca al settore oleario: Berio, Sasso, Borelli e Sairo (”Lo stabilimento fu poi acquisito da una cordata di imprenditori imperiesie destinato a ospitare l’Incubatore di imprese, altro progetto industriale morto in culla” si legge nell’articolo).

Ora il Sindaco, a proposito dell’Agnesi, dice: “O Angelo Colussi ci garantisce gli attuali posti di lavoro o si può scordare di venire a fare operazioni immobiliari a Imperia” e aggiunge: “L’importante è che l’azienda rimanga nel territorio del Comune di Imperia e poi che si producano pure eccellenze alimentari (come lui stesso aveva proposto ndr), ma non deve andare perduto nemmeno un posto di lavoro“.
Mi spaventa un po’ che i sindacati siano sul piede di guerra perché l’ho vista sulla mia pelle e quella di altri colleghi, la guerra dei sindacati.

Scritto da Angelo Amoretti

21 marzo, 2014 alle 17:10

Pubblicato in Attualità

Tag: ,

La speranza è l’ultima a morire [II]

2 commenti al post

Nel post dello scorso 10 marzo riportavo l’articolo del Secolo XIX in cui Diego David paventava il possibile intervento di un gruppo agroalimentare spagnolo interessato all’acquisto dello stabilimento Agnesi di via Schiva e “il comparto riseria che fa capo al marchio umbro che dispone di due centri di produzione” in provincia di Pavia dove viene confezionato il riso Flora.
Si apriva così uno spiraglio di salvezza per i 130 lavoratori imperiesi.
Ma in una nota del 12 marzo, riportata dal quotidiano di Genova, il gruppo di Perugia ha definito la notizia “non esatta e non corrispondente al vero“.
Su La Stampa dello stesso giorno, invece, a parlare è lo stesso Angelo Colussi che “s’arrabbia molto per le voci circolate (e subito smentite) su una presunta proposta di acquisto che sarebbe arrivata ai vertici del pastificio da parte di un gruppo agroalimentare spagnolo” e dice che ciò “è assolutamente falso“.
Senonché sul sito de il Giorno, nell’edizione di Pavia, si legge il seguente articolo firmato da Manuela Marziani:

In risaia arrivano gli spagnoli. L’offerta di Ebro Food per acquisire Colussi.

Pavia, 18 marzo 2014 – Dopo essersi «imparentato» con Scotti, ora il gruppo iberico Ebro Foods guarda al riso lomellino. Una fusione che potrebbe rilanciare il brand di Pavia. Ad Angelo Colussi, presidente dell’omonimo gruppo con cent’anni di storia alle spalle e un portfolio con alcuni tra i più importanti marchi italiani di pasta, riso, prodotti da forno e pasticceria, gli spagnoli hanno formulato un’offerta d’acquisto per lo stabilimento Agnesi di Oneglia (Imperia) e il comparto riseria con i centri di produzione di Valle Lomellina, nei quali si confeziona il Riso Flora. Una proposta che l’imprenditore sarebbe propenso ad accettare, forse anche perché secondo i recenti dati commerciali divulgati dal gruppo, il riso rappresenterebbe uno degli anelli deboli del suo business.
Ma non per questo Antonio Hernandez Callejas, ceo della società madrilena leader nei primi piatti, ha pensato di «mangiarsi» riso Flora. Risale ad almeno un anno fa, infatti, l’interessamento di Ebro Foods – leader mondiale nel riso e secondo nella pasta, che in Italia controlla anche Carapelli, Sasso e Bertolli – ma solo ora si sarebbe concretizzato in una proposta formale che rientrerebbe in un disegno di internazionalizzazione più ampio. Da meno di un anno, infatti, Ebro controlla il 25% della Riso Scotti ed è entrato nel gruppo risiero pavese anche per intensificare la propria presenza sul mercato dell’Est Europa. E, grazie alla partnership, l’imprenditore è riuscito a far arrivare il suo riso in Spagna, Portogallo e Gran Bretagna. Inoltre si appresta a commercializzare nella penisola iberica e nel Regno Unito il latte e la pasta di riso. Stando all’analisi della Camera di commercio di Pavia, in collaborazione con Borsa Merci Telematica, emerge come i prezzi all’ingrosso del risone carnaroli abbiano registrato tra novembre e gennaio una crescita del 46% sulla piazza di Pavia, attestandosi a gennaio su un valore di 632,5-/t, ai massimi dal luglio 2011.
Un’impennata che ha condotto le quotazioni a raddoppiarsi rispetto allo scorso anno: +95,6% rispetto a gennaio 2013. Al contrario, il prezzo del risone thaibonnet si è attestato a gennaio su un valore medio mensile di 246 -/t, in linea con i valori di inizio campagna, ma inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto a gennaio 2013. «Sono soddisfatto per le quotazioni dei risoni del mercato interno – è il commento del presidente della Camera di commercio, Giacomo de Ghislanzoni Cardoli – ma preoccupato per le varietà da esportazione che pagano la decisione della Ue di abolire i dazi per i risi lavorati provenienti da Cambogia e Thailandia, concorrenziali ai nostri».

La telenovela, dunque, è destinata a continuare.

Scritto da Angelo Amoretti

19 marzo, 2014 alle 9:59

Pubblicato in Attualità

Tag: ,