Archivio per il mese di marzo, 2012

Le mezze verita’ del Sindaco Strescino

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Siamo tutti presi da due avvenimenti: il licenziamento in tronco degli Assessori da parte del Sindaco e il parto del famoso documento “Salva Imperia” che dovrebbe essere presentato in consiglio comunale il prossimo 12 aprile. In mezzo l’altro evento: la manifestazione di protesta contro le amministrazioni di centrodestra che si sono avvicendate in questi ultimi dodici anni.
E mentre si cerca di capire cosa diavolo ci sarà mai scritto in quella “Salva Imperia”, si apprende che domani sarà presentata la nuova giunta della quale farebbero parte i seguenti “tecnici”: Tiziana Berlinguer, Sara Serafini, Federico Sossi e Carlo Capacci.
Tiziana Berlinguer – avvocato – è arrivata in Comune accompagnata dal consigliere comunale di FLI, Giuseppe Fossati, e se non ricordo male, è colei che capitanava la protesta delle mamme contro la privatizzazione della SERIS e che Strescino aveva additato come “amici di FLI”. Sara Serafini – insegnante – è amica d’infanzia del Sindaco. Carlo Capacci è conosciutissimo nell’entourage del Palazzo e non solo; Federico Sossi è dirigente dell’ASL. Forse potrebbe trattarsi della giunta più breve degli ultimi 150 anni dal momento che già 19 consiglieri del PDL hanno firmato la lettera di dimissioni per far saltare il baraccone e, tra l’altro, impedire che vengano richiesti i danni agli industiali nostrani della Porto di Imperia SpA: Gianfranco Carli e Pietro Isnardi, fedeli amici di Claudio Scajola.
Dicevo che siamo concentrati su queste cose e ce ne lasciamo passare addosso altre piuttosto inquietanti.
Per esempio, nell’intervista rilasciata ieri al Secolo XIX, Strescino a un certo punto dichiarava:

E’ evidente che qualcuno non ha la consapevolezza dei problemi. La revoca mi è costata moltissimo in termini umani.
Allo stesso tempo credo che chi è arrabbiato con me oggi, domani capirà le mie motivazioni e alla fine mi ringrazierà pure».

E nell’intervista si legge:

«Il quadro in città – prosegue Paolo Strescino – è profondamente mutato. Questo periodo estremamente stressante l’ho vissuto da solo, quindi credo che sia trattato di una decisione giusta».
Ma alla domanda “visto che è stressato perché è rimasto attaccato alla poltrona” la risposta è «Perché io faccio il sindaco e loro no. Il disastro in città lo ha fatto qualcun altro, se non se ne sono accorti erano distratti». Inutile chiedere a Strescino i nomi degli autori del “misfatto”perché la risposta è un «me li tengo per me»

Penso invece che tenerselo per sé sia alquanto scorretto nei confronti dei cittadini tutti e che forse, e sottolineo forse, se ancora non lo ha fatto, dovrebbe perlomeno rendere edotta la magistratura.
Poi c’è l’altra quisquilia, tutta da verificare, che ha pubblicato ieri Marco Ballestra riguardante il depuratore.
Per quanto tempo ancora dobbiamo continuare a farci prendere per fessi?

Scritto da Angelo Amoretti

30 marzo, 2012 alle 22:26

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I posti barca dell’On. Scajola

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Sulla questione dei posti barca l’On. Claudio Scajola, come sapete, ha querelato il Fatto Quotidiano, la Repubblica e il TG3 perché più o meno tutti e tre le testate muovevano dubbi sugli acquisti con sconto di posti barca e box auto nel porto più bello del Mediterraneo.

Ora non so se dovrà querelare anche Il Secolo XIX di oggi che ricostruisce la faccenda minuziosamente e con carte alla mano.

IL PORTO D’IMPERIA SOTTO INCHIESTA
Posti barca con sconto speciale agli Scajola
Alla signora una riduzione del 18%,ma il massimo era il 3

“AMICI”
Tra febbraio e maggio 2007 i prezzi di posti barca e box salirono del 20 e 90%
Ma non per tutti

Che irripetibile primavera, quella del 2007. Al cantiere del nuovo porto di Imperia, i posti barca andavano via come il pane. I listini arrivavano da Roma
anche tre volte a settimana, continuamente ritoccati al rialzo. Se li si confronta tra loro, come ha fatto Il Secolo XIX, si vede che tra febbraio e maggio di quell’anno i prezzi dei posti barca salirono del 20%, mentre quelli dei posti auto addirittura del 90%. Per questo motivo, di sconti non se ne facevano. E se proprio il compratore insisteva, al massimo strappava una riduzione del 2-3%.
Tre anni dopo, però, nell’ambito della doppia inchiesta della procura di Imperia per associazione a delinquere, turbativa d’asta e truffa aggravata ai danni dello Stato che ha portato in carcere il costruttore Francesco Bellavista Caltagirone, la Guardia di Finanzia e la Polizia postale hanno scoperto che in quelle stesse settimane pochissimi eletti hanno avuto sconti compresi tra il 12 e il 18%.
Tra loro vi sono alcuni soci della Imperia Sviluppo Srl, la cordata di imprenditori locali che detiene il 33% della concessionaria Porto d’Imperia Spa, ma figura anche la moglie dell’ex ministro Claudio Scajola.
Che socia non è e però, evidentemente, dal trattamento ricevuto, era come se lo fosse.
Il file “Amici”. Racconta, chi trattava i posti barca, che prezzi e prospetti aggiornati de moli in vendita arrivavano quasi ogni giorno.E i prezzi avevano due colori: in giallo per la clientela normale e in verde per i cosiddetti vip. Siamo nella prima metà del 2007, ma nell’ottobre del 2010, quando viene perquisita la sede romana di Acquamare, spunta da un computer un elenco che somiglia molto ai “vip” di cui sopra. Il documento numero 43 dell’informativa della Finanza, allegata alla richiesta d’arresto del pm Maria Antonia Di Lazzaro, rende conto di un prospetto riservato, dal cui esame «emergono dati dei soggetti acquirenti qualificati ‘amici’ da Acquamare». Tra di essi, compaiono Maria Teresa Verda, moglie di Claudio Scajola, e Maria Teresa Scajola (sorella). «Scajola Claudio risulta aver versato una mera caparra di euro 103.464,00 in data 08/05/07, ma non pare aver versato il saldo», annota il pm. E qui ha fatto proprio bene a non saldare, l’illustre marito pagatore, perché i due posti barca non sono veramente fruibili, per i noti ritardi nel completamento delle opere a terra.
Ma prima di vedere come è andata agli Scajola, bordati di verde nei listini di Acquamare, vediamo come sono stati trattati i comuni milionari evidenziati in giallo.

Trattamento giallo casual

Nella seconda metà di febbraio 2007, quando Maria Teresa Verda prenota i due posti barca da 15 metri e due posti auto coperti, i “gialli” si vedono chiedere 188 mila euro per i primi e 30 mila per i secondi. A maggio, quando la signora Scajola firma il preliminare, i prezzi sono già schizzati a 220 mila (+20%) per il posto barca e a 57 mila per le auto (+90%). Ecco perché, salvo casi rarissimi, all’epoca non si facevano sconti. Al massimo un 2-3 per cento per chi ne prendeva un paio. Il calendario dei pagamenti era questo: il 5% al momento della prenotazione; il 30%al preliminare; un altro 30% in fase intermedia; l’ultimo 35% (più Iva) al momento del collaudo delle opere previste. Per i ritardi nei lavori, vi sono stati molti contenziosi, con corredo di ingiunzioni di pagamento da parte diAcquamare e provvedimenti del tribunale civile di Imperia, quasi sempre favorevoli al venditore.

Trattamento verde vip

«La signora Maria Teresa Verda acquista due posti barca e due posti auto coperti per euro 344.880,00 con sconto del 18,66%», scrive il pm Di Lazzaro. In una nota della famiglia Scajola, inviata al Secolo XIX il giorno in cui è stata resa pubblica l’ordinanza, vengono confermati gli importi ed elencati con precisione gli estremi dei pagamenti. «Il primo versamento è del 23 febbraio 2007, tramite assegno circolare, per 17.244 euro»; in effetti corrisponde al primo 5% chiesto a tutti. Il secondo versamento «avviene in data 23 aprile 2007, a seguito di regolare contratto preliminare, per 103.464 euro». Anche qui ci siamo: è il 30% di prassi. Poi però i pagamenti si interrompono, pur dopo una letteraccia di Acquamare, perché «i posti barca non sono fruibili e di ciò è stata informata la Società». La quale, a differenza degli altri casi, non fa una piega e lascia perdere. Se si prendono ilistini prezzi di Acquamare e si rifanno i calcoli, al netto dei mancati pagamenti, si vede che alla moglie di Scajola vennero chiesti 91 mila euro in meno rispetto ai comuni mortali. In pratica, l’equivalente di tre posti auto coperti. Ma la nota di Scajola si conclude così:«Lo sconto praticato del 18% è in linea con gli sconti diffusamente applicati». Ecco, alla luce dei listini prezzi e dei contratti coevi, non sembra proprio. Per i “gialli”, gli sconti arrivavano al massimo al 3%. Ma questo l’ex ministro con trattamento “verde” non poteva saperlo, altrimenti non avrebbe parlato di “sconti in linea” con quelli “diffusamente applicati”. Insomma, dopo la famosa casa del Colosseo cofinanziata da Diego Anemone “a sua insaputa”, per Scajola ecco i posti barca da Bellavista Caltagirone con maxisconto. Sempre a sua insaputa. Che diavolacci, questi costruttori romani.

Francesco Bonazzi

Il Secolo XIX – 30 marzo 2012

Scritto da Angelo Amoretti

30 marzo, 2012 alle 14:55

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La donna è mobile, la maggioranza pure

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Leggo sul Secolo XIX che per il sindaco Strescino una soluzione per rimanere in sella ci sarebbe: la maggioranza mobile.
Intanto potrebbe smobilitare la leghista Gatti Dott.ssa Monica (sul sito del Comune c’è scritto così) e piazzarla all’Amat. Tanto l’acqua verde dai rubinetti esce già e abbiamo risolto due problemi in una botta sola: liberiamo un posto in Consiglio comunale e potremo sempre dire che trattasi di acqua padana pura al 100%.
Solo che la Dott.ssa è pure una bella ragazza, per cui bisogna sostituirla con qualcuno che non la faccia rimpiangere: l’amico Giovanni Bonifazio è l’ideale, soprattutto perché è il primo dei non eletti. Senonché nel frattempo è passato a FLI, ma in tempi non sospetti, anche perché ha fatto il passo fuori del Comune. Quello che l’ha fatto dentro è stato Giuseppe Soria: dalla Lega è passato alla lista civica Per Imperia raggiungendo così Gianni Rollero. Strescino voterebbe per se stesso, ma in un momento di crisi euforica potrebbe anche votarsi contro, è tutto da verificare.
E siccome che il democristiano Claudio Risso (avete notato che i democristiani parlano poco, ma lavorano molto? nda) sarebbe disposto a votare di volta in volta (pensavo si votasse una tantum, ma tant’è) sorge un altro problema facilmente risolvibile con quello che potrebbe chiamarsi il consiglio comunale dei quattro cantoni (i minchioni sono di più, a detta di Strescino). Si prende un messo con le targhette adesive con su scritto il nome del consigliere e di volta in volta gli si dice di appiccicarlo di qua o di là, a seconda delle votazioni. Una scocciatura in più per Emilio Varaldo, il presidente del consiglio, ma facilmente superabile. Mentre il consigliere si sposta, incrociandosi con un altro che evidentemente non vota come lui, Imperia TV potrebbe approfittarne per schiaffarci un rapido spot pubblicitario e alla ripresa tu pensi di aver bevuto troppo a cena, ma è proprio così: una parte di quelli che erano di qua si è spostata di là, si vota e si resiste fino a fine anno.
La politica è ridotta proprio così.

Scritto da Angelo Amoretti

29 marzo, 2012 alle 10:06

Gran disordine sotto il cielo di Imperia

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Dal corridoio si è anche sentito distintamente il vicesindaco Gianfranco Gaggero rivolgersi al primo cittadino ripetendogli: “Siamo con te!”
Il Secolo XIX – 27 marzo 2012

E il giorno dopo è stato licenziato pure lui, insieme a tutti gli altri assessori, alla faccia dell’art. 18.
Alessandro Gazzano (Capogruppo del PDL) trova che la scelta di Strescino sia quella di “un uomo in forte stato confusionale” [Il Secolo XIX - 28-3-2012].
Finalmente la testa gira anche a loro. A Strescino invece girano le palle, anzi, se l’è proprio rotte: “Ho una gran voglia di fare il libero cittadino. Non so se arriverò al consiglio comunale, mi sono rotto le palle” [Il Secolo XIX, 27-3-2012]
Però non si dimette e azzera la Giunta.

Può contare sull’appoggio di personaggi del calibro di Stefano Pugi, Luigi Mattioli, Paolo Montesano, Mirco Martini e Diego Parodi.
Stefano Pugi dovrà rivedersi un po’ la storia del porto e eventualmente rassegnarsi a parlarne e a sentirne parlare ancora per un po’.
Gli altri stanno contro anche perché chiedere i danni alla Porto di Imperia Spa significherebbe far pagare pure Gianfranco Carli e Pietro Isnardi, amici e fedelissimi dell’on. Claudio Scajola.

Fiorin Fiorillo (l’Apicella de noartri, per capirci) che con la sua proverbiale finezza maltrattava Christian Abbondanza quando diceva la verità durante lo Scajola Day, dovrà surgelare le orate e rispedire il figlio in Germania: ha paura che tutto rimanga incompiuto.
Anche io avevo la stessa paura, ma già quando il fidanzato di Beatrice sparava numeri a caso su quello che avrebbe portato il porto a livello occupazionale.
C’è gran disordine sotto il cielo e invece di fumarsi l’Antonia farebbero meglio tutti quanti a fumarsi la Maria.

Scritto da Angelo Amoretti

28 marzo, 2012 alle 16:17

La stanza schermata di Scajola

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Riporto gli articoli di Ferruccio Sansa e Nello Trocchia e quello di Marco Preve pubblicati rispettivamente su il Fatto Quotidiano e la Repubblica di oggi.

il Fatto Quotidiano

La “stanza schermata” in cui Scajola riceveva i coindagati
Inchiesta sul porto di Imperia: per gli inquirenti il locale a prova di cimici potrebbe trovarsi in un immobile a disposizione del Pdl.

La stanza schermata”. Ogni inchiesta è racchiusa in un’immagine che resta nella memoria, che richiama la storia. E talvolta diventa quasi un modo di dire. Per l’inchiesta sul Porto di Imperia – partita da una “città ai confini del regno”, ma ormai arrivata a Roma, anzi a Fiumicino – l’espressione magica potrebbe essere la “stanza schermata”.
Un luogo, sospettano gli inquirenti, al sicuro da ogni intercettazione o registrazione. Insomma, al riparo dalle orecchie indiscrete di chiunque.
Anche degli investigatori.
Se ne parla a pagina 222 dell’informativa della Polizia Postale che ha condotto le indagini: seicento pagine depositate per l’udienza del Tribunale del Riesame che deve decidere sull’eventuale scarcerazione di Francesco Bellavista Caltagirone. Un passaggio veloce che, però, ha attirato l’attenzione di investigatori, inquirenti e anche difensori.
Perché a parlarne è Claudio Scajola, oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta in uno dei filoni dell’inchiesta, ma all’epoca dei fatti uomo di punta del Pdl e ministro dello Sviluppo economico.
Siamo all’inizio del 2010, è scritto nell’infor mativa, in quei giorni l’inchiesta sul porto è appena agli inizi.
Ma a Imperia tutti si conoscono, le voci fanno presto a circolare.
Perché il porto è un’opera gigantesca per i costi (lievitati da 80 a 206 milioni) e l’impatto ambientale, un progetto sostenuto da Scajola e dai suoi uomini che qui regnano da decenni. Pochi quelli che hanno avuto il coraggio di esprimere pubblicamente i loro dubbi, come Claudio Porchia, all’epoca segretario della Cgil, oppure Beppe Zagarella e Paolo Verda (membri del Pd locale).
Ma soprattutto fa tremare la notizia che investigatori e inquirenti hanno cominciato a sentire alcuni dei protagonisti del progetto. Negli uffici giudiziari, tra gli altri, è passato anche Domenico Gandolfo, noto commercialista imperiese, già direttore della Porto di Imperia spa (la società mista pubblico-privato che gestisce l’opera), oggi indagato nell’inchiesta.
Ed ecco che, poco dopo essere uscito dal colloquio con i magistrati, Gandolfo parla al telefono con Scajola, all’epoca, appunto, ministro del Governo Berlusconi.
Che cosa si dicono i due? Pocoo niente. Ma il ministro, registrano gli uomini della Postale, invita il conoscente a raggiungerlo per poter parlare liberamente nella “stanza schermata”. Ma di che cosa si tratta? Gli inquirenti, che ritengono il passaggio significativo al punto da averlo incluso negli atti, ipotizzano che si possa trattare di un locale a prova di curiosi. Secondo ipotesi giudiziarie si troverebbe proprio a Imperia, in un immobile a disposizione del Pdl.
Per gli inquirenti la “stanza schermata” comunque è importante, perché testimonia un clima di allarme e di cautela da parte delle persone indagate.
Altre intercettazioni di Gandolfo sono comprese negli atti depositati. Ricordiamo che al centro dell’ordinanza che ha portato all’arresto di Bellavista Caltagirone c’è il contratto di permuta con cui le società costruttrici, in cambio della realizzazione del porto, hanno ottenuto la concessione su gran parte delle opere. Lasciando, sostiene l’accusa, il socio pubblico a becco quasi asciutto. Attacca Beppe Zagarella (Pd): “Le società realizzatrici hanno ottenuto l’85% della parte residenziale del progetto, alla Porto di Imperia sono restati i capannoni destinati alla cantieristica e una discoteca. Poi c’è il porto: ai privati sarebbero andati il grosso dei posti barca, mentre al pubblico restano i moli destinati alle imbarcazioni in transito e quelli per la nautica “sociale”. Ed ecco che proprio Gandolfo (che faceva parte della Porto di Imperia spa) parlando con Roberto Leone, ex vicesindaco di Imperia, pare ammettere che la permuta sarebbe “scandalosa”. Gandolfo: “Hanno tirato fuori le permute (l’opposizione in consiglio comunale, ndr). E se ci dovessi dire sono scandalose lì non hanno mica torto . . .”. Leone: “Ah! Sono scandalose?”. Gandolfo: “Eh sì… vabbè ma questo…”. Leone: “Cioè come dicevo io, bisogna stare attenti che (ride) i moli non vadano a finire tutti alla mano pubblica”. Gandolfo: “Eh infatti”. Leone: “E gli appartamenti tutti alla mano privata”.
Ma Imperia potrebbe essere l’inizio di una grande “moli puliti”. In Italia i progetti in corso valgono oltre un miliardo. Decine di nuovi scali, spesso realizzati dagli stessi nomi. Si comincia da Fiumicino (il più grande del Mediterraneo), su cui hanno puntato il dito i pm di Imperia. E adesso se ne occupa la Procura di Civitavecchia. Il Nucleo tributario della Guardia di Finanza ha avviato le verifiche.
Sono stati acquisiti atti e bilanci delle società di Bellavista Caltagirone, alla ricerca di entrate “allarmanti”.

Ferruccio Sansa e Nello Trocchia -Il Fatto Quotidiano – 24 marzo 2012

la Repubblica
E Scajola disse: “Parliamo nella stanza schermata”
Imperia, l’intercettazione tra l’ex ministro e un indagato uscito dall’interrogatorio

GENOVA — Una «stanza schermata» a disposizione dell’ex ministro Claudio Scajola in cui discutere con la sicurezza di non essere intercettati. Dall’inchiesta sui presunti illeciti nella realizzazione del porto di Imperia salta fuori la prima intercettazione in cui è stata registrata la voce del deputato ligure del Pdl. Nonostante sia stato successivamente indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa, all’epoca, siamo nel marzo del 2010, l’allora titolare del dicastero dello Sviluppo economico non era intercettato. Lo era invece il telefono di Domenico Gandolfo, indagato anche nel secondo filone d’indagine, in cui viene contestata una truffa da cento milioni di euro e che ha portato in carcere il costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone. Gandolfo, ex direttore della Porto Imperia spa, due anni fa viene interrogato dalla procura. Appena uscito dagli uffici degli inquirenti viene chiamato al telefono da Claudio Scajola che, in sostanza, gli dice: «Hai finito? Vieni qui che mi racconti nella stanza schermata».
L’intercettazione compare alla pagina 222 del maxi faldone che contiene la relazione conclusiva della polizia postale, e che la procura di Imperia ha depositato agli atti assieme ai contratti di acquisto di posti barca scontati da parte della moglie e della sorella di Scajola.
La pubblica accusa — al di là del fatto che avere un locale a prova di intercettazioni non è un reato — ha inserito questo breve colloquio a sostegno della tesi di un accordo a tavolino tra politici, imprenditori e manager per il business da 400 milioni di euro del porto. Secondo il pm Maria Antonia di Lazzaro, infatti, Bellavista Caltagirone fu scelto «attraverso logiche di conoscenze anziché nel rispetto delle procedure», trasformando «così la principale opera pubblica nonché occasione di sviluppo della città di Imperia in una truffa di proporzioni gigantesche».
Un accordo, ipotizzano gli inquirenti, che dopo l’inizio dell’inchiesta, i primi interrogatori e sequestri di documenti i presunti responsabili vogliono cercare di nascondere.
Ed è così che si viene a conoscenza della «stanza schermata» citata da Scajola. Il sospetto degli inquirenti è che si tratti di un ufficio, sicuramente situato ad Imperia, a disposizione del Pdl locale.
Che si tratti poi di una camera resa impenetrabile alle intercettazioni o semplicemente bonificata da eventuali cimici o microcamere, poco importa alla procura, cui interessa quello che ritiene il fine della “schermatura”, ovvero poter parlare senza il timore di essere intercettati.
E pochi mesi dopo sarà ancora lo stesso Gandolfo a confermare le convinzioni degli inquirenti.
In una telefonata intercettata nel mese di settembre con l’ex vicesindaco Pdl Rodolfo Leone, amministratore delegato di Invitalia Partecipazioni, i due discutono delle permute tra Comune e società Acquamare di Bellavista Caltagirone, permute che per la procura sono sbilanciate, in maniera fraudolenta, a favore del privato. E nella foga il manager amico di Scajola, ad un certo punto “confessa”: «Dovessi dire sono proprio scandalose… c’è una sproporzione gigantesca».

Marco Preve – la Repubblica, 24 marzo 2012

Scritto da Angelo Amoretti

24 marzo, 2012 alle 10:12

Risarcimento danni ad personam

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Una parte del Pdl avrebbe fatto pressioni sul primo cittadino per evitare che il Comune chieda i danni ai possibili imputati, in particolare a Gianfranco Carli (patron della “Fratelli Carli”, molto vicino alla famiglia Scajola) e Pietro Isnardi (suocero del consigliere regionale ed ex vice sindaco Marco Scajola).

Sanremonews – 23 marzo 2012

Anche il resto dell’articolo è assai interessante e potrebbe essere fonte di approfondimento.

E dovremmo fare anche più gossip (così qualche querela la becchiamo pure noi): seguite i link sul blog di Marco Preve e capirete cosa intendo.

Scritto da Angelo Amoretti

23 marzo, 2012 alle 18:58

Bellavista Caltagirone perde Fiumicino

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Nomi che ormai suonano familiari anche a noi di Imperia: Invitalia (che prima era Sviluppo Italia), Italia Navigando, Domenico Arcuri…

Bellavista Caltagirone perde Fiumicino

Ennesima ondata per Francesco Bellavista Caltagirone, dopo la tempesta di Imperia che l’ha portato in carcere (oggi il Riesame; ieri la visita del figlio Camillo) arriva da Invitalia, la società del ministero dell’Economia che ha per partner il costruttore romano nella realizzazione del porto di Fiumicino. Invitalia ha chiesto e ottenuto la risoluzione del contratto d’appalto per i lavori del Marina, assegnati (senza gara) al Gruppo Acqua Marcia.
Non solo. La società del Tesoro ha anche chiesto a Bellavista Caltagirone un cospicuo risarcimento danni per aver aumentato la sua partecipazione nel Marina «senza darne comunicazione» e per aver scoperto – a sorpresa – di essere socia di due fiduciarie, una lussemburghesee l’altra svizzera.
A smuovere le acque è stato l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, che un mese fa ha avocato a sè la pratica e ha incaricato il presidente della controllata Italia Navigando (che partecipa al 32% in Iniziative Portuali, Srl titolare della concessione per il porto), l’ex deputato Pd Ernesto Abaterusso, di vederci chiaro, esercitando la sua delega di controllo.
Sono state affidate due perizie, una tecnica e l’altra giuridica, i cui esiti sono arrivati il 20 febbraio scorso.
«La prima perizia ha accertato l’inadempienza del Gruppo Acqua Marcia, che a tale data risulta in ritardo sui lavori di 18 mesi» spiega Abaterusso. Da qui, la richiesta del consiglio di IP di risoluzione del contratto di appalto, che alla fine è stata accettata da Acqua Marcia (evitando un arbitrato). Oggi tale conclusione sarà comunicata al cda della stessa IP.
L’appalto, insomma, non c’è più. Che accadrà adesso al porto? Al maxi-progetto «che nel 2007, secondo l’incartamento predisposto dai soci storici di IP – spiega Abaterusso – prevedeva un investimento di 324 milioni, poi cresciuto a 400 milioni nel 2010 per l’aggiornamento dei prezzi, gli oneri finanziari e i lavori aggiuntivi per 20 milioni chiesti da Comune e Regione » e che a lavori finiti per Acqua Marcia avrebbe avuto un valore di 800 milioni? Italia Navigando si fa avanti, chiedendo la gestione diretta della realizzazione. «Bandiremo una gara pubblica europea e i lavori riprenderanno».
Non è finita qui. Il Gruppo Acqua Marcia, nel frattempo, ha modificato l’assetto azionario in IP, diventandone socio di maggioranza. Una scalata, considerato che nel 2008 Bellavista Caltagirone era entrato quasi in punta di piedi, acquisendo quote di due piccole società che concorrevano al capitale di Iniziative Portuali, per un 30%. «Forte della maggioranza assoluta, lo stesso Gruppo Acqua Marcia ha chiesto la convocazione dell’assemblea IP, con l’intento di revocarne il consiglio».
Un vero e proprio attacco, al quale Invitalia ha risposto a sua volta con una contromossa, per tutelare i suoi interessi e quelli dello Stato.
Italia Navigando, la sua controllata, ha impugnato il contratto che ha dato avvio all’appalto (quello del 2010, «che ha dato esecuzione al precedente accordo quadro» spiega Abaterusso), contestando la violazione dei patti: Acqua Marcia non avrebbe rispettato l’obbligo di comunicare agli altri soci le variazioni degli equilibri azionari, negando a questi ultimi la possibilità di esercitare il diritto di prelazione.
Non c’è solo questo. L’operazione di modifica dell’assetto azionario, secondo Invitalia, avrebbe visto Acqua Marcia trasferire le sue quote a una nuova Srl, Marina di Fiumicino Partecipazioni (che avrebbe il 58%; Italia Navigando il 32%, dopo l’aumento di capitale; i restanti soci di IP, quelli storici, dopo l’assestamento avranno più o meno il 10%). «A seguito di visure, è emerso che Marina di Fiumicino sarebbe partecipata da una fiduciaria lussemburghese, la Fin.Sia e dalla svizzera Solobat», spiega ancora Abaterusso. Quest’ultima, società facente capo al vicepresidente della Confindustria elvetica Aleardo Cattaneo, il quale ha dichiarato di recente di possedere il 51% di Marina di Fiumicino.
Passaggi che non sono piaciuti a Invitalia, che chiede ad Acqua Marcia un risarcimento danni. Per ora.

Fabio Pozzo – La Stampa – 22 marzo 2012

Scritto da Angelo Amoretti

22 marzo, 2012 alle 12:42

Imperia città turistica

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Pare che la squadra di calcio della Fiorentina dovesse venire in ritiro nella nostra città in vista dell’incontro di domenica con il Genoa.
Solo che lo staff conta una cinquantina di persone e non si è trovato un posto dove sistemarli.
L’ho letto su La Stampa di oggi.
Del resto quando c’erano i campionati di nuoto, ricordo che moltissimi partecipanti con familiari al seguito, alloggiavano nelle città vicine perché qua non abbiamo sufficiente ricettività. In ogni caso è stato deciso da tempo: Imperia è una città turistica.

Scritto da Angelo Amoretti

21 marzo, 2012 alle 12:37

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Trova il minchione!

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La Giunta Sappa presentata nel 2004

Se poi qualcuno prima di me ha fatto il minchione si assumerà le proprie responabilità.
Paolo Strescino – Il Secolo XIX – 20 marzo 2012

P.S. Potrebbe anche non essere nella foto e magari subentrato dopo, comunque trovatelo!

Update: L’intervista al Sindaco è qua.

Scritto da Angelo Amoretti

20 marzo, 2012 alle 12:16

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Firme di distruzione di massa

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A seguito dell’incontro in Comune per la consegna delle 800 firme raccolte per far riaprire il parcheggio del Tribunale e per il quale l’Avv. Giuseppe Fossati aveva posto un question time, un componente del comitato di via XXV aprile mi ha inviato la seguente mail:

Alle 12,30 siamo stati ricevuti nell’ ufficio del Vicesindaco Gaggero, alla presenza dello stesso e dell’ assessore Galliano, per un appuntamento fissato dalla segreteria del Sindaco, per la consegna di una petizione di 787 firme di Cittadini di Imperia.
Oggetto “ la richiesta di riapertura del parcheggio attiguo al Tribunale”.
Premesso che il Vicesindaco si è più volte stupito della nostra presenza nel suo ufficio e più volte ha manifestato la sua volontà di non occuparsi delle problematica di Via 25 Aprile, ha altresì affermato che una petizione di firme, costituisce un “Atto intimidatorio” nei confronti dell’ amministrazione, non comprendendo il valore di suggerimento, che invece ha, di prendere atto dei disagi creatisi alle attività commerciali e artigiane di un intero quartiere.
Abbiamo chiesto all’ Amministrazione di comprendere le motivazioni di tale chiusura e di dare risposte concrete alle esigenze di sicurezza dell’ autorità Giudiziaria, che non siano la mera chiusura del parcheggio.
L’ Assessore Galliano, unico a dimostrarsi comprensivo e propositivo, si è fatto carico di fissare al più presto un incontro con il Procuratore Capo ( come peraltro aveva già affermato in Consiglio Comunale) per esprimere le Nostre necessità di attività gravitanti sul polo del Tribunale di Imperia.
Appare evidente a ciascuno di noi che la chiusura incondizionata del parcheggio nelle ulitme 6 settimane , ha generato una drastica riduzione di lavoro per l’ impossibilità di chiunque di fermarsi lungo la via.
Inoltre le stesse Forze dell’ Ordine, principali utilizzatrici del Tribunale, non potendo più fermarsi nel suddetto parcheggio, sostano nel lato opposto della strada occupando dal carico e scarico , al passo carraio al parcheggio per disabili oppure la fermata dell’ autobus.
Certamente animate da necessità di servizio che troverebbero il loro naturale ricovero nel parcheggio a piano strada.
Sicuri che esistano tecnologie in grado di garantire la sicurezza di un tribunale, confidiamo nella comprensione dell’ Autorità Giudiziaria delle esigenze dei cittadini che vivono e lavorano nello stesso quartiere.

Gi.Bo

P.S. L’Assessore si chiama Gagliano e non Galliano, come erroneamente scritto sulla mail.

Scritto da Angelo Amoretti

19 marzo, 2012 alle 17:48