L’intervista de La Stampa al Sindaco Sappa

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Riporto integralmente l’intervista rilasciata dal Sindaco Sappa a Stefano Delfino e pubblicata da La Stampa il 2 gennaio 2009.
Ho sempre stimato il Sindaco Sappa, specialmente quando ha fatto di testa sua, anche se qualche volta l’ho criticato. Ma una cosa devo dirla: è un uomo capace di ascoltare e che, almeno per quanto mi riguarda, le poche volte che l’ho incontrato, si è sempre comportato da cittadino alla pari senza mai “abusare” della carica che occupa, al contrario di qualche assessore e consigliere di maggioranza.
Avrei voluto leggere qualcosa in più riguardo alle frazioni: se avesse detto che è stato fatto poco negli scorsi dieci anni e che chiederà al suo successore di occuparsene meglio nei prossimi cinque, ecco, lo stimerei ancora un po’ di più.
In alcuni casi ci sarebbe voluta più personalità (visto che un sindaco quando viene eletto, ama dire che “sarà il sindaco di tutti”), ma Sappa è anche il Sindaco che mai ha avuto impegni personali, se non ricordo male, il 25 aprile. Trovarlo a Piani davanti al monumento dei partigiani caduti nella Resistenza è sempre stato confortante: sono convinto che sia veramente un antifascista.
Per inciso, nella sua intervista, c’è una frase che potrebbe confermare ciò che avevo scritto tempo fa sull’eventuale candidato sindaco del Pdl.

«Il bilancio è positivo, realistico, basato sul raggiungimento degli obbiettivi programmati»: all’alba del nuovo anno, che coincide con gli ultimi suoi sei mesi di mandato, Luigi Sappa, sindaco di Imperia dal giugno 1999, parla della sua esperienza.

Come definisce i suoi due mandati?

«Di buongoverno. E ritengo che non sia solo il mio pensiero, ma un’opinione diffusa e un radicato convincimento degli Imperiesi e non solo: molti di coloro che, da diverso tempo, non visitavano Imperia, esprimono ora il loro compiacimento per il grande cambiamento in meglio, avviato e in corso, correlato alla constatazione di una città in crescita».

La maggiore soddisfazione?
«Sono un assertore, secondo Orazio, dell’”aurea mediocritas”, quindi non vorrei isolare un particolare evento nel contesto di un progetto politico-amministrativo costruito e realizzato nei due mandati grazie ad un consenso continuo e cordiale. La costante ripetizione di azioni positive, tradotte in un profondo e radicale cambiamento, può essere intesa come la maggiore soddisfazione di un lungo cammino. A questo si aggiunga che Imperia ha consolidato il suo ruolo di Capoluogo attivo ed industrioso. L’avvio dei lavori del Porto Turistico e la nuova Stazione Ferroviaria, insieme all’abbattimento dei ruderi delle ex Ferriere, sono poi cose da ricordare con soddisfazione».

E le difficoltà più grandi?
«Ho avvertito le maggiori problematiche politico-amministrative durante il Governo Prodi, quando è venuta meno una, per me naturale, rappresentanza politica, e intendo dire quella del Ministro Claudio Scajola in seno al Governo Berlusconi. E in modo analogo ho avvertito maggiori difficoltà, a livello regionale (tono che purtroppo permane) allo scadere della Giunta Biasotti. Durante questi periodi ho temuto che i ritardi nei finanziamenti delle opere avviate e dei servizi alla persona penalizzassero Imperia. Per buona sorte siamo riusciti ad ovviare a queste cadute con una creatività che ci è stata comunque riconosciuta».

È riuscito a portare a termine quanto si era proposto di fare?
«La quasi totalità del nostro programma è stata attuata, e ciò è sotto gli occhi di tutti. Certo avrei preferito veder progredire con più celerità i lavori del depuratore anche se possiamo ritenerli ora in dirittura di arrivo. Così come avrei voluto completare il parco urbano, senza lo spazio interno ancora da definire, nel senso di una struttura attivamente partecipe della nuova immagine cittadina, entro il grande progetto di riqualificazione del fronte-mare».

Quali sono le priorità del 2009?
«Lasciare le casse del Comune ed i conti in ordine, per consentire a chi verrà dopo, di non incontrare le stesse difficoltà con le quali ci siamo confrontati nei mesi iniziali del primo mandato. Poi, completare le opere in corso ed inaugurare quelle terminate, migliorando, ora che molti cantieri si avviano a chiusura, il manto stradale, i settori di pedonalizzazione e la viabilità maggiore e, in generale, l’aspetto ed il decoro urbano. Si tratta indubbiamente di un fine-mandato, ma non percepisco clima ultimativo, bensì lo stesso entusiasmo che, negli Amministratori che mi hanno accompagnato in questo lungo servizio, avvertii fin dall’inizio».

È soddisfatto, nel complesso, della squadra di Giunta che si è scelto?
«Sono convinto che Imperia abbia toccato il primato di “tenuta” complessiva, nel panorama degli Enti locali, quanto a stabilità delle due Giunte, sia la prima che l’attuale. Questo deriva dalla compattezza della compagine politica garantita dai Consiglieri di Maggioranza, che intendo ringraziare per avermi sempre e costantemente sostenuto in questi dieci anni. Quanto alla Giunta, che ha visto il solo avvicendamento, per altro fisiologico del vice-sindaco, eletto in Regione, con l’attuale, giovane e molto attivo, Paolo Strescino, è costituita di eccellenti assessori, molto competenti, corretti, consapevoli che vince la città se ognuno esprime il meglio per contribuire al disegno collettivo, che è il programma politico amministrativo da attuare, all’interno di uno spirito di gruppo. Il gioco di squadra, del resto, sopperisce anche agli eventuali “fuori forma”. D’altra parte può succedere che qualche Assessore, preso da troppo impegno, abbia talvolta qualche intimo travaglio».

Cosa lascia in eredità al suo successore?
«Una collettività cittadina coesa e bene amministrata, proiettata verso quel futuro che attendeva da tempo, e che è già iniziato. Lascio la possibilità di continuare a lavorare in un Comune ove i cittadini siano soddisfatti dell’operato dei loro amministratori, e dove questi ultimi possano, a testa alta, continuare a godere della stima degli Imperiesi. Lascio una Città con un patrimonio accresciuto e una maggior considerazione conseguita nel quadro nazionale, il tutto reso possibile dal proficuo flusso di rapporti tra politica e ceti produttivi che hanno dato senz’altro buoni risultati».

Ancora non è stato scelto il candidato del Pdl. Ma quale potrebbe essere il suo identikit e che qualità deve avere il sindaco dl un capoluogo dl provincia?
«L’uomo o la donna che verrà prescelto deve avere nervi saldi, sapendo che cinque o dieci anni sono lunghi. Deve essere disposto a lavorare sempre, a non staccare mai, a dimenticare le ferie, avere un pizzico di follia in un mare di buon senso. Tener presente che le sue priorità sono in realtà quelle dei Cittadini, e non il contrario. Mostrarsi rigoroso prima con se stesso e solo dopo con gli altri. Deve essere fedele alla causa del popolo che lo esprime, rispettandone prerogative e aspirazioni, aperto al dialogo con tutti e capace di decidere in proprio. Sapersi assumere le responsabilità in caso di sconfitta e dividere i meriti nelle vittorie. Essere in un sistema che muove da Imperia a Roma e viceversa ricordando cosa è significato per anni l’isolamento. Deve essere un buon Amministratore e quindi deve conoscere per governare. Essere autorevole quanto basta ed essere distaccato dalle cose quanto si conviene».

Cosa farà, dopo aver passato il testimone al suo successore?
«Rientrerò nello studio professionale, contribuendo al lavoro dei miei eccezionali collaboratori, e fra loro mio figlio, che in questo periodo ho un po’ trascurato, e che in questi anni hanno lavorato anche per me in una attività che mi ha sempre dato grandissime soddisfazioni. Nel sincero spirito di servizio, che credo di avere sempre dimostrato, rimango comunque vicino alla mia Città, mettendo a disposizione l’esperienza maturata nel tempo grazie al rapporto umano sempre per me premiante, che hanno voluto “donarmi” gli Imperiesi e di cui sono onorato e fiero».

Quale domanda non le è mai stata fatta, ma alla quale avrebbe voluto rispondere?
«Vorrei avere la conferma se i cittadini di Imperia sono convinti e soddisfatti della bontà amministrativa e della correttezza dimostrata dalla mia azione, visto che credo fortemente in questo. Del resto i programmi proposti durante le due successive campagne elettorali, credo non siano rimasti parole sulla carta ed questo forse è la miglior cosa che io potessi fare per la mia Città. E se la domanda fosse invece rivolta a me stesso (”Sei contento del tuo lavoro?”) la risposta sarebbe onestamente positiva».
La Stampa, 2 gennaio 2009