Retromarce II
Si continua a girare intorno al problema, dando un colpo al cerchio e l’altro alla botte.
Prima si dice che il problema sarebbe “tecnico” e che non sarebbe possibile “tappare” le vetrate nel rispetto della privacy delle donne musulmane in piscina la domenica mattina.
Ma la stessa cosa allora dovrebbe essere fatta, per dire, con gli Alcoolisti Anonimi che di conseguenza avrebbero il diritto all’uso esclusivo della piscina in un altro giorno qualsiasi della settimana.
Poi si dice (e finalmente, perché è questo il punto importante) che la piscina è di tutti e che non si possono privilegiare certi gruppi di persone: che siano musulmani, alcoolisti o altro.
Qui il problema non è di razzismo o di “integrazione” e secondo me se ne sta facendo una storia più grande del dovuto.
Spero che il mio concetto sia chiaro, anche se prevedo ulteriori sviluppi e non mi stupirei di vedere nei prossimi giorni su RAI3 un servizio del bravo Antonio Devia che magari proverà anche a mettere una pezza a questo piccolo pasticcio nostrano.














Anche in questa occasione non si può che condividere la tua opinione. Del resto tu ed io se volessimo entrare in una moschea ci togieremmo le scarpe. Nel pieno rispetto della cultura dell’islam. Come dici tu…tanto rumore per nulla…
massimo
15 febbraio, 2007 at 11:54
Un vecchio detto diceva “chiedere è lecito”. Le donne musulmane hanno chiesto. Gli è stato rifiutato per varie ragioni. Basta.
Il pasticcio mi sembra gonfiato enormemente.
Pero’ non stiamo a tirare in mezzo accuse di razzismo o di scarsa volontà di integrazione, che sul caso mi pare c’entrino poco. Purtroppo quaesto caso servirà da base per polemiche sia tra i gruppi più o meno esplicitamente razzisti, sia tra gli mmigrati che si sentono discriminati.
Alessandro
15 febbraio, 2007 at 12:28
Canale 5 ancora una volta non si è smentito. Nel servizio dedicato all’interno del telegiornale delle 13:00 ha ricostruito il caso come una contrapposizione tra donne musulmane e giovani padani.
Colpevolmente dimenticato il ruolo dell’amministrazione, con tanto di scuse, foto, tarallucci e vino. Consapevolmente dimenticate le opinioni di chi non vede in questo episodio un intento razzista ma semplicemente un pasticcio di funzionari poco attenti e di amministratori all’insegna del “volemose bene”; l’importante è non scontentare potenziali elettori, poco importa se questo provocherà polemiche lontane dal sopirsi.
BlackSail
15 febbraio, 2007 at 13:45
Il Tg3 Liguria si è occupato della vicenda nell’edizione delle ore 14.00 di oggi, giovedì 15 febbraio 2007. Nel servizio, curato da Antonio Devia, sono stati intervistati il portavoce della palestra, che ha reso noto il dietrofront e le relative motivazioni, nonchè la presidente del coordinamento donne musulmane della Liguria, la quale ha stigmatizzato la decisione presa dalla palestra di Imperia.
Il servizio, rassicurante e obiettivo, ha messo in chiaro che tutto è a posto, la problematica è rientrata, e la palestra è aperta a tutti, negli orari previsti, e senza discriminazioni in un senso o nell’altro.
Achille Maccapani
15 febbraio, 2007 at 14:40
@Achille. Grazie, ci avrei scommesso non so cosa! Ciao.
@BlackSail. Mamma mia, pure Canale 5!!! Devo rimettermi a guardare la TV!
Complimenti a quello che ha realizzato il servizio, mi fido di te!
Detto per inciso: l’opposizione avrebbe potuto dire qualcosa in proposito.
Temo che qualcuno abbia bisogno di corsi di comunicazione accelerati.
ImperiaParla
15 febbraio, 2007 at 15:29
oggi l’articolo era pure su Canale 5..
no comment..
Luca
15 febbraio, 2007 at 18:39
Penso che il problema della situazione sia una cattiva gestione dal punto di vista pragmatico..gli spazi ci potevano essere..
Dal punto di vista sostanziale penso che sia importantissimo il rispetto delle culture religiose di tutti e mi sembra banale dire che loro non farebbero questo per noi..
Mi sembra banale prorpio perchè l’occidente si è sempre messo su un piedistallo di superirorità..sin dall’epoca della distruzione delle altre culture con l’ausilio e la scusa della chiesa..sino a non molto tempo fa quando..avendo eccessiva democrazia in casa nostra abbiamo deciso di esportarla altrove…
E’ per questo che ritengo: ci crediamo superiori? allora comportiamoci da tali..inoltre pensandoci bene..è vero che la religione mussulmana è maschilista… ed è proprio per questo che avrei aperto per le donne mussulmane…per cercare nel mio piccolo, di poterle aiutare.
Poi l’integrazione è tutta un’altra storia..io ancora non sono riuscito ad integrarmi in italia dove:
1)se vado in ospedale devo sorbirmi il crocifisso pur non essendo cattolico
2)se vado in tribunale idem
3)se vado a scuola idem
4)non posso morire se soffro
5)non posso avere diritti se convivo
6)non posso criticare sua santita..perchè è il Dio sceso in terra..ma ne dirà di cag..anche lui..no!!!
Non possumus
Sotmaio
15 febbraio, 2007 at 22:47
@Sotmaio. Il tuo ragionamento fila bene. Solo che io non ne faccio una questione di religione o di cultura, ma di privilegi e mi dispiace, ma torno a dire (e giuro che è l’ultima volta) che se un gruppo di alcolisti anonimi o nudisti o omosessuali chiedessero la piscina per se’, mi sforzo e arrivo a dirti, (guarda un po’!) che proprio quello sarebbe “auto-disintegrante”
ImperiaParla
15 febbraio, 2007 at 22:52
Cerco di capire il tuo ragionamento (un pò estremizzato), il privilegio è un qualcosa che un soggetto ha in più che gli altri non hanno (es l’omosessuale che vuole la piscina tutta per lui..ma che francamente potrebbe farne a meno) il diritto è un qualcosa che ti spetta per natura o per natura sociale..
Ma la richiesta delle mussulmane, mira nella direzione del diritto o del privilegio? Possono farne a meno di avere la piscina solo per loro, oppure altrimenti le viene vietata la possibilità di farsi una nuotata?
Non dobbiamo dimenticarci che il loro è un divieto assoluto..divino…e non hanno alternative..e credo che anche loro abbiamo diritto di poter curare il loro corpo, la loro salute.
Mentre l’alcolista, l’omosessuale ha la possibilità di andare quando vuogliono..
Diverso sarebbe il contrario
Comunque vedo più un privilegio quello dei politici locali, che vengono in piscina e non pagano l’ingresso dicendoti che sono delle autorità..
Sotmaio
15 febbraio, 2007 at 23:03
@Sotmaio: se vado in Inghilterra non chiedo che mi sia aperto un pub a mezzanotte perché in Italia sono aperti fino alle 4 del mattino.
Mi spiego? Ho voglia di andare in un pub: ci vado, ma so che dopo delle 11 non posso farlo e mi adeguo. Fine.
ImperiaParla
15 febbraio, 2007 at 23:13
Ma il concetto è diverso..è chiaro che quello che richiedi è un privilegio..che problema avresti ad andarci prima..lo puoi fare ugualmente..
Le donne mussulmane non possono..o alla domenica mattina o nulla.
Comunque non voglio avere ragione a tutti i costi, è solo il mio punto di vista..
Sotmaio
15 febbraio, 2007 at 23:23
@Sotmaio. Neppure io voglio avere ragione. Si tratta di esprimere opinioni e la mia è questa. A me delle religioni non importa un fico secco, rispetto le altre culture sono per la parità dei diritti, ecc.ecc., ma non sopporto le persone che chiedono privilegi. Quelli che poi li ottengono mi stanno decisamente antipatici.
Angelo A.
15 febbraio, 2007 at 23:32
Concordo sul tema delle religioni..non mi importa nulla nemmeno a me..
Sotmaio
16 febbraio, 2007 at 10:31
Mi trovo a condividere alcuni degli argomenti prospettati nei vari commenti, ma anche a dissentire su alcuni ragionamenti in cui scorgo qualche indizio di incoerenza.
Secondo me bisognerebbe prima, per poterci intendere, far chiarezza su alcuni concetti quali “diritti”, “privilegi”, “minoranze”, “integrazione” ecc. se no si rischia di non andare avanti e avvitarsi in uno strenuo e patetico tentativo di presidiare dei confini ormai indifendibili. Né ritengo utile (pur cogliendone le motivazioni intrinseche) mettere sull’argomento-religione una pietra tombale del tipo “non me ne importa un fico secco”: purtroppo (o per fortuna?) non viviamo, né in Italia né altrove, in società totalmente laiche e aconfessionali.
Mi pare che la sostanza delle argomentazioni apportate verta sull’inopportunità di convogliare risorse pubbliche (infrastrutture, denaro, risorse umane, tempo) a favore di un gruppo minoritario di persone che – per motivi suoi – ha esigenze differenti dalla maggior parte della società in cui viviamo.
Ma santo cielo, questo accade quotidianamente ovunque! Un Comune qualsiasi, grande o piccolo che sia, un’Amministrazione provinciale o un governo regionale, erogano costantemente e legittimamente finanziamenti a fondo perduto per tutelare qualunque tipo di marginalità o di interesse particolare!
Quanto costa alla collettività (= a tutti noi) la tutela del dialetto brigasco, che ormai parlerà, più che meno, una ventina di persone?
Quanto costa alla collettività mantenere la sede e le relative utenze dell’associazione degli ex-alpini, degli ex-marinai, degli ex-partigiani? Quanto costano alla collettività aggregazioni meritorie come l’Associazione Velica Universitaria, quella dei Radioamatori, dei Cronometristi? E le associazioni (spesso pseudo-tali) sportive, culturali, religiose, tutte quante senza distinzioni portatrici degli interessi di un ristretto gruppo di persone?
E ancora: quanto pesano sui bilanci comunali l’organizzazione di una festa patronale? la compartecipazione finanziaria all’organizzazione e alla gestione dell’oratorio parrocchiale? il restauro del campanile pericolante dell’oratorio di San Cunegondo? Quanto costa alla RAI-servizio pubblico radiotelevisivo la programmazione di trasmissioni dedicate alle minoranze religiose del nostro paese?
E chi mai poi potrebbe contestare le svariate iniziative sociali finalizzate non dico al recupero o all’integrazione, ma al puro diritto allo svago di persone socialmente svantaggiate: le lezioni di acquarello per disabili, gli stages di ceramica raku per gli anziani, i corsi di flauto traverso riservati agli alcolisti anonimi?
Basta scorrere i bilanci di comuni, regioni, province, comunità montane per rendersi conto delle migliaia di rivoli in cui scorre denaro pubblico (= di tutti noi) per soddisfare esigenze minoritarie e specifiche. E vivaddio che è così. La Repubblica Italiana, nei principi fondamentali della sua bistrattata costituzione, tutela i diritti di tutte le minoranze. Altrimenti non si spiegherebbe il gioco al massacro che sta avvenendo all’interno dell’attuale maggioranza parlamentare, tra governo e opposizioni, tra Stato e Chiesa sui diritti alle coppie non sposate, alle coppie gay, a chi chiede di staccare la spina della macchina che lo tiene in vita ecc. ecc.
Quanto costerà alla collettività (= a tutti i noi) tutelare i diritti delle convivenze, DiCo, Pacs o come diavolo li chiameranno domani? Nuovi uffici, maggior burocrazia, più personale: tutta roba che costa assai, solo per tutelare i diritti una minoranza di “privilegiati”. Possiamo sobbarcarci un simile carico economico, e non possiamo permetterci la piccola spesa di far sguazzare in sottoveste le donne musulmane di Imperia? Suvvia, siamo seri….
Ora mi chiedo: se una fettina (piccola, perché il nostro è il Bel Paese dei contributi a pioggia, erogati spesso per finalità elettorali) del bilancio del Comune di Imperia è destinata a sovvenzionare una qualsiasi associazione che tutela un qualunque tornaconto particolare di un ristretto gruppo di persone, perché le donne musulmane dovrebbero essere escluse da questo magnamagna istituzionalizzato e generalizzato?
I casi sono due: o neghiamo del tutto i diritti ai gruppi portatori di istanze minoritarie rifiutandoci di farci carico dei loro costi, o li dobbiamo per forza allargare a tutti, perché se no, caro Angelo, si fa razzismo e discriminazione, perché non ci sono diritti di serie A e di serie B, come non ci sono minoranze simpatiche e minoranze antipatiche.
Qualcuno, in questo e in altri blog, ha detto: se dobbiamo aprire a particolari condizioni una struttura pubblica a un gruppo di donne che per motivi religiosi richiede requisiti di accesso particolari, perché non concedere la stessa cosa a gruppi di nudisti, di gay ecc.? Il discorso non fa una grinza: se si facessero avanti, sarebbe disdicevole non attribuire anche a queste categorie gli stessi “privilegi”. Cosa avrebbe risposto la Rari Nantes o l’Amministrazione comunale di Imperia se a fare tale identica richiesta fosse stata una comunità cattolica di suore di clausura?
Ormai da molti anni i governi – di destra e di sinistra – hanno incluso nel loro organigramma ministeriale il dicastero alle pari opportunità, con competenze non solo legate alle politiche di genere (a differenza di quanto a volte si crede), ma più in generale con il compito di evitare discriminazioni nella tutela dei diritti costituzionalmente sanciti.
E allora che pari opportunità siano, per gay, nudisti, derviscie imbacuccate e carmelitane scalze.
E non venitemi a parlare di discriminazioni e separatismi uomo-donna, quando nelle scuole pubbliche italiane si continua a fare educazione fisica segregata tra ragazzi e ragazze, sulla base di giustificazioni pseudo-“tecniche” anacronistiche e inconsistenti, in realtà per un’altrettanto anacronistica e inconsistente pruderie moralistica.
Ma faciteme ’o piacere….
Ponentino
16 febbraio, 2007 at 10:39
A me delle religioni non interessa niente,ma che le minoranze etniche (non parlo di razza MA DI CULTURA) chiedano orari,attenzioni,fondi pubblici e risorse solo per loro,in un sistema chiuso…NO’!Non lo si può e deve accettare.O SI INTEGRANO OPPURE A VENTIMIGLIA C’E’ LA FRONTIERA.
Salvo
16 febbraio, 2007 at 13:50
Parlo perchè so quello che dico..non occorrevano risorse aggiuntive..anzi la piscina poteva incrementare il guadagno della domenica…infatti 40 persone in un ora per il prezzo dell’ingresso è ottimo..
Infatti il riscaldamento è acceso anche di notte e non occoreva attivarlo apposta per le mussulmane..e la bagnina che si era resa disponibile prende 5 euro all’ora..il saldo è nettamente positivo
Questo è solo per il discorso economico
Sotmaio
16 febbraio, 2007 at 15:09
Evidentemente non si è ancora capito che il problema non era di tipo economico. Nessuno ha affermato questo, ne il Sindaco, ne la Rari Nantes.
L’unico problema era regolamentare: si può concedere un precedente per l’affitto personalizzato della piscina “comunale” ? Se si, il problema non esiste, la si affitta con turni stabiliti dal gestore in base ad una lista cronologica: musulmane, padani, nudisti, e tutto quello che vi viene in mente. Se invece si ritiene che un bene “scarso”, con molta richiesta, non possa essere “privatizzato” allora questa regola è universale, qualunque sia la motivazione.
Non si è avuto il coraggio, o meglio la responsabilità, di negare un’autorizzazione che non poteva essere concessa. Si sono trovate scuse puerili come la rottura della pompa, le finestre non oscurabili, il conflitto di responsabilità, etc, etc. Sono state fatte scuse pubbliche e promesse poi rimangiate la seconda volta: questo è inaccettabile, capire che chi deve gestire un problema avanza a tentoni, senza nessuna idea. Salvo poi rimangiarsi quanto appena deciso.
E credetemi che la soluzione sarebbe stata banale, bastava leggere i giornali, usare la rete, e si scopriva che in altre parti del mondo il problema è stato risolto non solo nelle piscine, ma anche nelle spiagge. Si utilizza un costume (la foto la vedete digitando su google la parola “burquini”, o sul mio sito se siete pigri), composto di due pezzi, lascia scoperti solo volto, mani e piedi, dando la possibilità alle donne musulmane di nuotare e partecipare ad altre attività sportive, lasciandole libere di godersi la spiaggia e allo stesso tempo seguire i loro obblighi religiosi.
BlackSail
16 febbraio, 2007 at 17:45
[...] Se ne parla anche qui, qui, qui. Scritto da BlackSail Filed in liguria, acqua, piscina, imperia, regione liguria [...]
B l a c k S a i l » Blog Archive » Tanto pensò …
18 febbraio, 2007 at 11:48
o salvo volevo dirti che buona parte delle donne che hanno effettuato la richiesta sono italiane come me e te(una è la moglie di piccardo)ed hanno il diritto come tutti di rimanere nel loro paese senza essere spediti alla frontiera da qualche ometto come te.
Poi ,scusate, ma vi cambia la vita se un giorno alla settimana la piscina viene aperta mezz’ora prima per delle persone talmente schiave del loro dio da non poter usare un bene pubblico assieme agli altri?che cazzo ce ne frega a noi!! se avessero dato il permesso cosa succedeva?moti di piazza?insurrezioni popolari?ci sono cose molto più importanti su cui spendere la propria indignazione…
IL MEROVINGIO
18 febbraio, 2007 at 11:52
Va bene tutto ma è il principio perchè i musulmani SONO RECIDIVI NEL NON VOLERSI INTEGRARE!!!!CHIEDONO OSPEDALI,QUARTIERI,MERCATI,CENTRI SOCIALI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER LORO,NON DIVENTERANNO MAI ITALIANI!!!!!NEMMENO I LORO FIGLI!!!!
E POI HALLAH E DIO PADRE SONO LA STESSA “PERSONA”,LO STESSO DIO,!CHE SENSO HA DIVIDERCI!!!
L’UNICO SENSO E’ QUELLO DI FAR PREVARICARE UNA CULTURA SULL’ALTRA:MA SIETE AVVERTITI,STRANIERI..SE SCEGLIETE L’ITALIA,SCEGLIETE DI DIVENTARE ITALIANI!ED ALLORA SARETE PIU’ CHE BENVENUTI.
Salvo
19 febbraio, 2007 at 16:40