Imperia contro le mafie

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Giovedì scorso a Imperia sono avvenuti due fatti importanti, per quanto riguarda la lotta alla mafia: gli attivisti di Scorta Civica, che su tutto il territorio nazionale chiedono che vengano potenziate le misure di sicurezza nei confronti del Magistrato Nino Di Matteo, hanno fatto un presidio davanti alla Prefettura e il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha tenuto una “lectio magistralis” al Polo Universitario per gli studenti di Giurisprudenza.
Ne ha scritto Diego David su il Secolo XIX di ieri e riporto l’articolo.
Su La Stampa, purtroppo, non ho trovato nulla al riguardo.
Pare che il Procuratore abbia anche detto che le misure di sicurezza per Di Matteo non hanno bisogno di ulteriori potenziamenti. Ne prendo atto e approfitto per chiedere se magari non sia il caso di preoccuparsi un po’ di più, con tutto il rispetto per Di Matteo, di Christian Abbondanza, uno che sta dando un grande contributo alla lotta alle mafie in Liguria e non solo.

AL GRANDE APPUNTAMENTO NEL POLO UNIVERSITARIO DI IMPERIA TANTI STUDENTI E MAGISTRATI
«C’è la tendenza a negare la presenza delle cosche»
La lezione del capo dell’Antimafia Roberti. Assente il procuratore Geremia

«È solo alimentando la cultura della legalità che si fa capire a questi criminali che è il caso che se ne stiano a casa loro, oppure, se vengono, devono vivere onestamente come, del resto, fanno tanti loro concittadini».
È stato questo il messaggio, dall’accento colloquiale non certo istituzionale, che il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha lanciato agli studenti di Giurisprudenza del Polo universitario di Imperia, intervenuti alla lectio magistralis tenuta dal successore di Pietro Grasso sul funzionamento della Procura nazionale antimafia e delle ventisei procure distrettuali, conferenza che ha chiuso il ciclo di seminari dedicati alla criminalità organizzata dell’Ateneo, scuola di Scienze sociali. Il riferimento di Roberti è stato sollecitato da una domanda sulle infiltrazioni mafiose in Liguria, in particolare nel Ponente ligure, dopo la sequela di attentati, inchieste, arresti, processi e lo scioglimento dei consigli comunali di Bordighera e Ventimiglia per condizionamenti da parte della criminalità organizzata.
«L’attenzione in questo territorio è massima e deve rimanere ai massimi livelli – ha sottolineato con forza Roberti – come è testimoniato dalla mia stessa presenza oggi qua e dall’importante processo in corso a Imperia. Occorre che il livello di guardia sia mantenuto alto, perché in Liguria la situazione non è troppo dissimile da quella che caratterizza regioni come il Piemonte e la Lombardia. La globalizzazione, le nuove tecnologie e soprattutto la debolezza dei mercati finanziari hanno favorito la penetrazioni delle organizzazioni criminali mafiose nelle regioni del Nord e anche in altri paesi europei. Il problema dei problemi oggi è proprio la capacità delle organizzazioni criminali di andare a infiltrarsi e colonizzare territori diversi da quelli di origine».
Ad ascoltare le parole del procuratore nazionale antimafia, c’erano, in prima fila, anche il sostituto procuratore nazionale antimafia, la genovese,originaria di Ventimiglia Anna Canepa e il pm di Imperia Roberto Cavallone. Mentre si è notata l’assenza del procuratore capo Giuseppa Geremia, che proprio sulla questione mafia era stata direttamente bacchettata in una sua relazione dalla direzione nazionale.
Orlando Botti, che insieme agli aderenti imperiesi di “Scorta Civica”, l’associazione che chiede di potenziare i sistemi di sicurezza personale al magistrato Nino Di Matteo, ha srotolato uno striscione e ha chiesto a Roberti come sia stato possibile che due ex ministri dell’Interno (Claudio Scajola e Roberto Maroni) abbiamo potuto affermare che «nel Ponente la mafia non esiste»?
«Se i ministri dell’Interno–ha risposto Roberti– hanno manifestato una qualche volontà di sottovalutazione del fenomeno è un problema loro. Può essere che non fossero stati bene informati, ma, c’è, effettivamente, una tendenza negazionista, forse per non provocare ulteriori danni all’immagine, al turismo, all’attrazione di investimenti stranieri.Le indagini, però,hanno portato alla luce una realtà ben diversa. È evidente che era stata fatta una valutazione sbagliata». «Il vero problema nel Ponente oggi – ha concluso Roberti, che alla fine degli anni Novanta e poi nel 2006 era stato a Imperia per coordinare le indagini su un clan legato al boss della camorra Michele Zaza interessato a infiltrarsi alle case da gioco di Sanremo, Mentone e Nizza– è la criminalità organizzata calabrese, i cui esponenti spesso discendono da famiglie emigrate in Liguria da generazioni che non hanno mai interrotto i rapporti».

Diego David – Il Secolo XIX, 4 aprile 2014