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Lo Speaker’s Corner de noartri

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A Londra, a Hyde Park, c’è lo Speaker’s Corner: è un angolo del famoso parco in cui la domenica mattina un cittadino qualsiasi sale su una cassetta e fa un discorso; non importa se lungo o breve, non importa se ascoltato e da chi. La cosa strana è che ogni tanto qualcuno del probabile pubblico, pone una domanda all’oratore e spesso la domanda è sottile. Funziona così da più di cent’anni.
Anche noi abbiamo il nostro Speaker’s Corner, ma è diverso e funziona così.
Consiste in una specie di tenda e viene piazzato su Calata Anselmi ogni due anni, quando le Vele d’Epoca attraccano da noi per la consueta sfilata bi-annuale.
E nella tenda entrano personaggi importanti per rispondere alle domande birichine di qualche giornalista senza scrupoli. Vengono così fuori spettacoli inaspettati che attirano più spettatori delle vele stesse.
Due anni fa, per dire, Francesco Bellavista Caltagirone l’ha riempita talmente tanto di numeri e altre amenità, che a momenti prendeva il volo.
Quest’anno è stata la volta di Claudio Scajola.
Non essendo ancora sul sito della televisione locale che lo ha intervistato, devo basarmi su quanto riportato dai portali locali e, incredibile, ma vero, trovo qualcosa che non mi quadra.
Il nostro deputato pellegrino[1] dice che “Scullino e Bosio sono due galantuomini“[2], ma nelle rispettive relazioni del Ministro dell’Interno, Maroni per Bordighera[3], Cancellieri per Ventimiglia [4], si legge:

[...] Nello stesso verbale emerge in maniera ancora più chiara la capacità di condizionamento da parte della cosca operante a Bordighera su tutta l’amministrazione comunale. Infatti l’assessore nel citato verbale riferisce che proprio il sindaco era favorevole all’apertura della sala giochi «perché aveva favori da rendere». [...]

e per quanto riguarda il comune di Ventimiglia:

[...] Significativi elementi in tal senso sono rinvenibili nella documentazione emessa dalla Procura distrettuale antimafia di Genova, nella quale viene rappresentato che le due figure di vertice dell’amministrazione comunale, il sindaco ed il direttore generale del comune di Ventimiglia, hanno frequentazioni con i membri della locale famiglia mafiosa, incontri che sono diminuiti, su suggerimento dello stesso direttore generale, nel corso degli ultimi mesi al fine di eludere le indagini in corso [...]

E si stupisce, il nostro, che nel nord Italia solo i comuni di Ventimiglia e Bordighera siano stati sciolti per mafia. Mi stupisco pure io, visto che il comune di Leinì (TO), a meno che non lo abbiano spostato, si trova a nord delle due città rivierasche.
L’onorevole si lancia poi nel racconto della visita in carcere a Francesco Bellavista Caltagirone e anche lì c’è qualcosa che non mi quadra.
I portali locali riferivano, e lo conferma, che si è trattato di una visita di dieci minuti e che, come tutti i cristiani dovrebbero fare, poi ha girato tutto il carcere per tre piani per “per capire le condizione anche degli altri“.
Su il Fatto Quotidiano del 7 agosto [5] dice di aver passato mezz’ora con lui e “poi, come faccio spesso, ho visitato il carcere“.
Bisognerebbe sapere se parla del carcere di Imperia o di altre città perché stando a quanto dichiarato dal segretario generale aggiunto del Sappe, si sarebbe portati a pensare diversamente [6]: “Solo quando nel penitenziario di via don Abbo è detenuto un ospite illustre, allora un deputato si fa vedere“.
Nelle foto che lo ritraggono in Calata Anselmi, l’onorevole è circondato da personaggi che ridono. Vuol dire che, dai, l’uomo è divertente.
In ogni caso ieri il tendone non è sceso. Vedremo cosa ci riserverà tra due anni.

Fonti:
[1] News.Centro di ascolto.it
[2] Riviera24
[3] Sanremonews
[4] Ponenteoggi.it
[5] il Fatto Quotidiano.it
[6] Il Secolo XIX.it

Scritto da Angelo Amoretti

9 settembre, 2012 alle 17:26

Sondaggione di Libero

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ll quotidiano on line Libero, a seguito della presunta richiesta a Nicole Minetti di dimettersi per fare “pulizia” nel partito dell’amore, ha fatto un sondaggio tra i lettori chiedendo: “Epurata la Minetti: chi mandereste via dal PDL?”
Questo il rsultato del sondaggio alle 19 del 13 luglio 2012:

Sarà farlocco anche questo?

Scritto da Angelo Amoretti

13 luglio, 2012 alle 19:22

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Grazie, Claudio! Di tutto.

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Non so se chiamarlo Paccoman o Wikiman perché su Puntoimperia Gianni Chiaraman, ex consigliere comunale del PDL, redige un elenco – che Giuseppe Fossati, nella sua replica, definisce appunto “enciclopedico” – di opere realizzate “Grazie a Claudio”, come se, scrive Fossati, a Imperia non fossero mai esistiti sindaci, assessori e consiglieri comunali, ma solo Claudio Scajola.
Già che ci siamo Chiaraman potrebbe spiegarci come ha fatto, il nostro, a costruire un fabbricato su tre piani, accatastarlo come abitazione ultrapopolare e chiamarlo “cantina“.

Scritto da Angelo Amoretti

22 giugno, 2012 alle 17:25

State attenti a quello che dite sennò vi denuncio

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Esisterebbero tagli all’intervista che Claudio Scajola ha rilasciato al giornalista Antonino Monteleone di Off the Report, per la trasmissione “Porto Franco” andata in onda domenica scorsa.
Lo si apprende da un quotidiano nazionale in edicola oggi (e se avete culo potete trovarlo anche domani, se l’edicolante non lo ha dato in resa), secondo il quale, durante il colloquio avvevuto tra il giornalista e l’ex Ministro, oltre alle cose viste e sentite, ne sarebbero state dette di pesanti anche sulla vita privata dell’ex primo cittadino.
Tant’è vero che il tutto potrebbe essere oggetto d’indagine da parte della procura di Imperia che avrebbe chiesto (il condizionale è d’obbligo) alla RAI e a Report di poter acquisire l’intera registrazione.
In città, riferisce il suddetto quotidiano, “si sono rapidamente diffuse” le voci su questa intervista fantasma e adesso ce lo meneremo per qualche giorno per conoscerne il contenuto, nell’attesa di conoscere il “fottìo” di intercettazioni che riguardano l’ex primo cittadino.
In qualche bar, questa mattina, c’era già chi raccontava che l’ex Ministro avrebbe detto (il condizionale e anche il congiuntivo, và, è d’obbligo) che Strescino non ha affatto smesso di fumare e che addirittura si sarebbe messo a tifare per il Milan, tradendo così la sua squadra del cuore: la Giuventus.

PS: Non credo di essere tenuto a rivelare le fonti: in realtà basta andare in edicola e comprare tutti i quotidiani nazionali di oggi.

Scritto da Angelo Amoretti

31 maggio, 2012 alle 15:36

Off the Report – Porto Franco

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Ieri sera è andata in onda la puntata di Off the Report che comprendeva anche un servizio di circa mezz’ora sulle vicende del Porto turistico della nostra città, dal titolo “Porto Franco” e sebbene qualche consigliere pidiellino nostrano abbia già scritto che è stata una schifezza fatta da una rete comunista, mi ha fatto molto piacere guardarla e di seguito riporto le mie riflessioni su alcuni passaggi.

Off the Report

Carlo Conti: mi pare di capire che non prendesse in minima considerazione che la Porto di Imperia SpA fosse una società partecipata, essendo il Comune di Imperia proprietario del 33% del capitale.
Non c’è da stupirsi, e lo dice lui stesso quando candidamente parla di “sistema”: arrivato a Imperia da Sanremo, dove, a suo dire, negli anni novanta “c’era la caccia ai socialisti”, pensava che la caccia fosse chiusa e tutto fosse permesso, tant’è vero che non si aspettava di essere arrestato. Fa parte di quella categoria di persone che hanno perso di vista il confine tra legalità e illegalità. E la sua teoria sull’arrestare una persona è quanto meno bizzarra: prima bisogna fargli il processo, poi, se ha delle colpe, metterlo in galera e buttare le chiavi. Quindi, se questa teoria fosse logica, se c’è qualcuno che commette un reato, le forze dell’ordine non devono arrestarlo, ma aspettare che dopo qualche anno gli si faccia il processo. Poi si vedrà.

Fabrizio Centofanti (Acqua Pia Antica Marcia SpA): quando non si sa più quale linea di difesa esibire, si tira fuori dal cilindro quella dell’altruismo strappalacrime: “Noi abbiamo duemila dipendenti a cui dobbiamo pensare”. E’ una subdola forma di ricatto come per dire (e nel caso del Porto è stata già usata svariate volte) che se la magistratura fa il suo corso, mette in crisi duemila dipendenti. A questi signori delle scatole vuote non passa neppure per l’anticamera del cervello di dire che se le cose fossero state fatte legalmente, la magistratura penserebbe ad altro e i dipendenti vivrebbero felici e contenti.

La posa della prima pietra: che tenerezza rivedere quelle immagini, con la “presentatrice” di turno eccitata che chiede un “bell’applauso” e che forse già all’epoca era giornalista, ma si occupava d’altro.

Claudio Scajola: dice che fin da ragazzo portava avanti il sogno del porto più bello del mediterraneo e mette subito le mani avanti, avvertendo il giovane giornalista a non dire che fu lui a portare Caltagirone a Imperia: “State attenti a quello che dite sennò vi denuncio“. Secondo l’ex ministro, infatti, fu Beatrice Cozzi Parodi la “mediatrice” tra il Comune di Imperia e Caltagirone, dal momento che i due erano fidanzati e stavano costruendo il porto di San Lorenzo al Mare.
Solo che su la Repubblica del 20 ottobre 2011, leggo che Gianpiero Fiorani, durante un altro processo, ha dichiarato: “Fu l’allora ministro Scajola a contattarmi e farmi incontrare, con il volo in elicottero, con il costruttore Caltagirone Bellavista. Voleva chiedere alla nostra banca di finanziare l’ operazione del nuovo porto di Imperia” e non so se l’ex Ministro abbia o no denunciato il furbetto del quartierino e comunque: “Io vi diffido a dire che ho portato Caltagirone“. E alla fine ammette che forse sarebbe stato meglio “non fare un cazzo” per la città perché ha messo insieme gli imprenditori locali, ha scelto una progettazione di alto livello, dopodiché “che cazzo è successo non lo so“.

Luigi Sappa: il Presidente della Provincia non ne è uscito tanto bene: un commercialista che non capisce che se in una società ci sono tre soci al 33% e quindi non ce n’è uno di maggioranza, o è ancora confuso, o deve ripassare la ragioneria. Ma forse è un modo di vedere le cose “alla Conti”: il Comune c’era, ma contava poco.
Sintomatica, poi, la sua reazione alla domanda del giornalista: “Chi ringrazia per la nomina all’Isvap?”. Sembra quasi chiedersi che razza di domanda gli pone, visto che non è abituato a sentirsi chiedere certe cose dai giornalisti nostrani e quindi è fuori allenamento.

Paolo Stescino: è davvero così sicuro di avere tutto il consenso di cui si vanta, anche tra gli elettori di centrosinistra?
Quando Scajola dice che nel 2009 anche Paperino/a sarebbero stati eletti, dice la sacrosanta verità, tant’è vero che all’epoca dissi che anche una giara avrebbe vinto le elezioni.
Ma adesso le cose sono cambiate, il PDL si sta frantumando e forse la giara prenderebbe il 30%.

Giuseppe Zagarella: dice che il Comune avrebbe potuto battersi affinché ci fosse una gara per l’affidamento della costruzione del porto. Ci aggiungo che forse una mobilitazione popolare per spingere il comune a battersi non ci sarebbe stata male. Solo che lì per lì si preferiva discutere nelle sedi dei partiti forse perché a qualcuno faceva comodo che non ci fosse troppo rumore.

Ringrazio il giornalista Antonino Monteleone, classe 1985, zaino in spalla e schiena dritta: ne basterebbero due o tre come lui, dalle nostre parti, e i cittadini capirebbero meglio come funzionano le cose. Perché un giornalista scrive i fatti, un giornalista d’inchiesta fa le inchieste: non può certo cambiare lo stato delle cose, ma essere d’aiuto a capire, sì.

Scritto da Angelo Amoretti

28 maggio, 2012 alle 17:21

Nedo Canetti alla politica locale: cambiare direzione

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Ripropongo l’articolo pubblicato su La Stampa del 23 maggio in cui il sen. Nedo Canetti, parlamentare in pensione, auspica un cambiamento di direzione per la politica locale

Il parere di un politico di lungo corso
Canetti: “Crollato un sistema. Ora si vada in altre direzioni”

«Come se niente fosse successo, si continua, nella nostra provincia, a parlare di scajolani e minassiani, magari con qualche spruzzatina di zoccaratiani, quasi che il cuore della vicenda politica locale si racchiudesse ancora in questo stanco dilemma e che, dalla vittoria dell’una o dell’altra fazione, dipendesse il futuro dell’Imperiese. E’ un’immagine statica, superata»: così Nedo Canetti, “storico” parlamentare del PCI, commenta l’attuale scenario provinciale.
Prosegue Canetti, per molti anni protagonista della vita politica, «Guardando ai risultati delle recenti amministrative e alle vicende locali, il quadro che ne risulta è ben altro. I Comuni già a maggioranza di centrodestra, Ventimiglia, Bordighera e Imperia (dove, comunque la si giri, tutto nasce dalla fallimentare gestione Strescino, nata Scajola, con strascico di faida interna al PDL) sono commissariati; il PDL ha perso le elezioni a Diano Marina e Taggia: nell’entroterra è scomparso il simbolo; a Sanremo si regge su un sindaco in odore di “eresia” (dice che addirittura voterebbe Burlando..). Un cumulo di macerie».
Insomma, «è crollato un sistema di potere politico-economico-amministrativo, vissuto sotto l’usbergo di Claudio Scajola, che intanto annaspa tra nuovo PDL, UDC, nuovo centro, moderati e via inventando in politichese».
Conclude Canetti, «non siamo al “tutto cambi purché nulla cambi” di gattopardesca memoria, ma sul serio, in una fase nuova: da lì bisogna partire (e dovrebbero farlo, oltre alle forze politiche, anche quelle produttive) per imprimere la svolta necessaria, tale da dare – usciti dalla vecchia, soffocante cappa – una direzione diversa, veramente innovativa, alla vita e allo sviluppo della provincia».

La Stampa, 23 maggio 2012

Scritto da Angelo Amoretti

24 maggio, 2012 alle 16:35

Misteri e coincidenze

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In principio doveva essere Emanuela Garroni il commissario Prefettizio di Imperia. Sentita al telefono subito dopo la nomina, a un giornalista de Il Secolo XIX aveva detto di essere contenta per il suo nuovo incarico e i portali locali davano per certo il suo arrivo nella nostra ridente città.
Senonché, per motivi mai chiariti (c’è chi dice “per altro incarico”, chi “per cause tecniche”) al posto della Garroni è arrivato Sabatino Marchione che saluto e a cui auguro buon lavoro.
Leggo su Sanremonews il suo ricco curriculum dove a un certo punto sta scritto:


- Vice Capo Dipartimento, Direttore Centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, dal 3 dicembre 2001;
- Nel marzo 2002 è stato designato quale rappresentante del Ministero dell’Interno, in seno alla Commissione interministeriale per ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia, le acquisizioni dei beni di cittadini ebrei, da parte di organismi pubblici e privati.

E dal momento che in quegli anni il Ministro dell’Interno era l’on. Claudio Scajola, mi è venuto da pensare a quant’è piccolo il mondo.

Scritto da Angelo Amoretti

23 maggio, 2012 alle 9:14

Dimissioni? Macché!

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Da La Stampa di oggi, 16 aprile 2012:

E Scajola prepara la corrente-partito
L’ex ministro ha fondato una società per la formazione della classe politica

Il processo a suo carico per l’acquisto della casa romana con vista sul Colosseo inizierà il 26 giugno e quasi certamente finirà sotto la scure della prescrizione.
Intanto Claudio Scajola guarda al futuro. Lo scorso 25 gennaio, davanti al notaio romano Antonio Matella, ha infatti costituito una nuova società: la Polaris Consulting Srl. Political Strategy and Organization, recita l’oggetto sociale.
In sostanza l’Srl si occuperà dell’«organizzazione di associazioni, movimenti e partiti politici», della formazione del personale, dei candidati che si presenteranno a elezioni politiche o amministrative, di parlamentari e «della classe politica in genere». Non solo. Il raggio d’azione della Polaris potrà anche essere allargato – da statuto – allo «studio e alla ricerca in materia socio-politica ed economica» nonché all’organizzazione di seminari, convegni, corsi di formazione. Sia in Italia che all’estero.
La società ha sede a Roma e un capitale iniziale di 10mila euro. Scajola ne ha messi la metà, il resto dell’investimento è invece stato diviso (1250 euro a testa) fra quattro fedelissimi dell’ex ministro del governo Berlusconi.
Come il suo consigliere politico Ignazio Abrignani, deputato Pdl e responsabile dell’ufficio elettorale del partito, e Massimo Maria Berruti anch’egli deputato e scajoliano di ferro, ex capitano della Guardia di Finanza ed ex consulente della Fininvest. Su Polaris hanno scommesso anche l’onorevole campano Massimo Nicolucci e il collega Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera. Russo e Nicolucci sono stati nominati consiglieri di amministrazione con compiti specifici: il primo dovrà «sviluppare, attivare e organizzare associazioni, movimenti e partiti politici» mentre Nicolucci seguirà la formazione del personale.
Presidente della società è lo stesso Scajola mentre l’incarico di amministratore delegato è stato affidato al suo commercialista, Silvano Montaldo (componente di collegi sindacali di numerose società tra cui anche Aeroporti di Roma e Finmeccanica) che si occuperà della gestione operativa della società.
Sarà l’inizio di una nuova corrente? Di certo mentre c’è già chi recita il de profundis dei partiti, Scajola ci crede ancora.
Anzi vuol fare scuola. Forse all’insaputa di Berlusconi.

Camilla Conti

Scritto da Angelo Amoretti

16 aprile, 2012 alle 12:09

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Una telefonata allunga la vita, ma anche no

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Strescino è una testa di cazzo, una merda, un cretino.
[Claudio Scajola al telefono con Carlo Conti il 10-9-2010 ]

C’è Ginetto che mi sembra un po’ fuori di testa, ma comunque…sì, c’è Ginetto che è agitatissimo, l’altro giorno l’ho visto e m’ha detto, ma cosa faccio?
[Rodolfo Leone al telefono con Claudio Scajola - data sconosciuta]

Claudio Scajola, “un povero Cristo“, come lo definisce sua moglie Maria Teresa Verda in una telefonata intercettata con Francesco Bellavista Caltagirone, provvede a rassicurare Ginetto e lo chiama:

Scajola: ti volevo solo salutare

Sappa: Claudio, buongiorno

Scajola: e dirti come stavi, di star sereno

Sappa: grazie

Scajola:comunque sappi che io eh … ti copro le spalle, te le coprirò sempre, sino alla morte eh

Sappa: ti ringrazio eh .. è quello che mi dà forza

Scajola:questo sappilo sempre eh

Sappa: …che mi fa andare avanti

Leone: tu lo sai che io Ambesi non lo vedo bene, perchè non mi sembra all’altezza della situazione.
[Forse non era all'altezza perché diceva che in Provincia di Imperia non ci sono infiltrazioni mafiose: avrebbe dovuto dire nel Nord Italia]

Scajola: eh

Leone: qua ti vorrebbe un bel segretario provinciale…

Scajola: ma vedi, il coordinatore provinciale dev’essere uno che sta tutto il giorno lì, chi abbiamo che sta tutto il giorno lì?

Trovato! Marco Scajola! Uno che è anche psicologo, che, al bisogno, può occuparsi anche di Ginetto e che d’altronde, facendo il consigliere regionale a circa 8.000 euro lordi al mese, può stare tutto il giorno lì.
E che ogni tanto può fare qualche telefonata, tipo quella pubblicata oggi da Sanremonews.

Che dire davanti allo scempio letto oggi sul Secolo XIX, su Repubblica e su il Fatto Quotidiano (non ancora online)?
La prima risposta seria è fornita, gratuitamente e a beneficio di chi, nel partito dell’amore, ha ancora qualche dubbio, da Giuseppe Fossati, il consigliere comunale che “ha preso un’altra strada”.
Io, che sono meno colto e competente di lui posso darvi un consiglio spassionato: se vi chiama uno Scajola, buttate giù subito.

Scritto da Angelo Amoretti

14 aprile, 2012 alle 17:59

La stanza schermata di Scajola

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Riporto gli articoli di Ferruccio Sansa e Nello Trocchia e quello di Marco Preve pubblicati rispettivamente su il Fatto Quotidiano e la Repubblica di oggi.

il Fatto Quotidiano

La “stanza schermata” in cui Scajola riceveva i coindagati
Inchiesta sul porto di Imperia: per gli inquirenti il locale a prova di cimici potrebbe trovarsi in un immobile a disposizione del Pdl.

La stanza schermata”. Ogni inchiesta è racchiusa in un’immagine che resta nella memoria, che richiama la storia. E talvolta diventa quasi un modo di dire. Per l’inchiesta sul Porto di Imperia – partita da una “città ai confini del regno”, ma ormai arrivata a Roma, anzi a Fiumicino – l’espressione magica potrebbe essere la “stanza schermata”.
Un luogo, sospettano gli inquirenti, al sicuro da ogni intercettazione o registrazione. Insomma, al riparo dalle orecchie indiscrete di chiunque.
Anche degli investigatori.
Se ne parla a pagina 222 dell’informativa della Polizia Postale che ha condotto le indagini: seicento pagine depositate per l’udienza del Tribunale del Riesame che deve decidere sull’eventuale scarcerazione di Francesco Bellavista Caltagirone. Un passaggio veloce che, però, ha attirato l’attenzione di investigatori, inquirenti e anche difensori.
Perché a parlarne è Claudio Scajola, oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta in uno dei filoni dell’inchiesta, ma all’epoca dei fatti uomo di punta del Pdl e ministro dello Sviluppo economico.
Siamo all’inizio del 2010, è scritto nell’infor mativa, in quei giorni l’inchiesta sul porto è appena agli inizi.
Ma a Imperia tutti si conoscono, le voci fanno presto a circolare.
Perché il porto è un’opera gigantesca per i costi (lievitati da 80 a 206 milioni) e l’impatto ambientale, un progetto sostenuto da Scajola e dai suoi uomini che qui regnano da decenni. Pochi quelli che hanno avuto il coraggio di esprimere pubblicamente i loro dubbi, come Claudio Porchia, all’epoca segretario della Cgil, oppure Beppe Zagarella e Paolo Verda (membri del Pd locale).
Ma soprattutto fa tremare la notizia che investigatori e inquirenti hanno cominciato a sentire alcuni dei protagonisti del progetto. Negli uffici giudiziari, tra gli altri, è passato anche Domenico Gandolfo, noto commercialista imperiese, già direttore della Porto di Imperia spa (la società mista pubblico-privato che gestisce l’opera), oggi indagato nell’inchiesta.
Ed ecco che, poco dopo essere uscito dal colloquio con i magistrati, Gandolfo parla al telefono con Scajola, all’epoca, appunto, ministro del Governo Berlusconi.
Che cosa si dicono i due? Pocoo niente. Ma il ministro, registrano gli uomini della Postale, invita il conoscente a raggiungerlo per poter parlare liberamente nella “stanza schermata”. Ma di che cosa si tratta? Gli inquirenti, che ritengono il passaggio significativo al punto da averlo incluso negli atti, ipotizzano che si possa trattare di un locale a prova di curiosi. Secondo ipotesi giudiziarie si troverebbe proprio a Imperia, in un immobile a disposizione del Pdl.
Per gli inquirenti la “stanza schermata” comunque è importante, perché testimonia un clima di allarme e di cautela da parte delle persone indagate.
Altre intercettazioni di Gandolfo sono comprese negli atti depositati. Ricordiamo che al centro dell’ordinanza che ha portato all’arresto di Bellavista Caltagirone c’è il contratto di permuta con cui le società costruttrici, in cambio della realizzazione del porto, hanno ottenuto la concessione su gran parte delle opere. Lasciando, sostiene l’accusa, il socio pubblico a becco quasi asciutto. Attacca Beppe Zagarella (Pd): “Le società realizzatrici hanno ottenuto l’85% della parte residenziale del progetto, alla Porto di Imperia sono restati i capannoni destinati alla cantieristica e una discoteca. Poi c’è il porto: ai privati sarebbero andati il grosso dei posti barca, mentre al pubblico restano i moli destinati alle imbarcazioni in transito e quelli per la nautica “sociale”. Ed ecco che proprio Gandolfo (che faceva parte della Porto di Imperia spa) parlando con Roberto Leone, ex vicesindaco di Imperia, pare ammettere che la permuta sarebbe “scandalosa”. Gandolfo: “Hanno tirato fuori le permute (l’opposizione in consiglio comunale, ndr). E se ci dovessi dire sono scandalose lì non hanno mica torto . . .”. Leone: “Ah! Sono scandalose?”. Gandolfo: “Eh sì… vabbè ma questo…”. Leone: “Cioè come dicevo io, bisogna stare attenti che (ride) i moli non vadano a finire tutti alla mano pubblica”. Gandolfo: “Eh infatti”. Leone: “E gli appartamenti tutti alla mano privata”.
Ma Imperia potrebbe essere l’inizio di una grande “moli puliti”. In Italia i progetti in corso valgono oltre un miliardo. Decine di nuovi scali, spesso realizzati dagli stessi nomi. Si comincia da Fiumicino (il più grande del Mediterraneo), su cui hanno puntato il dito i pm di Imperia. E adesso se ne occupa la Procura di Civitavecchia. Il Nucleo tributario della Guardia di Finanza ha avviato le verifiche.
Sono stati acquisiti atti e bilanci delle società di Bellavista Caltagirone, alla ricerca di entrate “allarmanti”.

Ferruccio Sansa e Nello Trocchia -Il Fatto Quotidiano – 24 marzo 2012

la Repubblica
E Scajola disse: “Parliamo nella stanza schermata”
Imperia, l’intercettazione tra l’ex ministro e un indagato uscito dall’interrogatorio

GENOVA — Una «stanza schermata» a disposizione dell’ex ministro Claudio Scajola in cui discutere con la sicurezza di non essere intercettati. Dall’inchiesta sui presunti illeciti nella realizzazione del porto di Imperia salta fuori la prima intercettazione in cui è stata registrata la voce del deputato ligure del Pdl. Nonostante sia stato successivamente indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa, all’epoca, siamo nel marzo del 2010, l’allora titolare del dicastero dello Sviluppo economico non era intercettato. Lo era invece il telefono di Domenico Gandolfo, indagato anche nel secondo filone d’indagine, in cui viene contestata una truffa da cento milioni di euro e che ha portato in carcere il costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone. Gandolfo, ex direttore della Porto Imperia spa, due anni fa viene interrogato dalla procura. Appena uscito dagli uffici degli inquirenti viene chiamato al telefono da Claudio Scajola che, in sostanza, gli dice: «Hai finito? Vieni qui che mi racconti nella stanza schermata».
L’intercettazione compare alla pagina 222 del maxi faldone che contiene la relazione conclusiva della polizia postale, e che la procura di Imperia ha depositato agli atti assieme ai contratti di acquisto di posti barca scontati da parte della moglie e della sorella di Scajola.
La pubblica accusa — al di là del fatto che avere un locale a prova di intercettazioni non è un reato — ha inserito questo breve colloquio a sostegno della tesi di un accordo a tavolino tra politici, imprenditori e manager per il business da 400 milioni di euro del porto. Secondo il pm Maria Antonia di Lazzaro, infatti, Bellavista Caltagirone fu scelto «attraverso logiche di conoscenze anziché nel rispetto delle procedure», trasformando «così la principale opera pubblica nonché occasione di sviluppo della città di Imperia in una truffa di proporzioni gigantesche».
Un accordo, ipotizzano gli inquirenti, che dopo l’inizio dell’inchiesta, i primi interrogatori e sequestri di documenti i presunti responsabili vogliono cercare di nascondere.
Ed è così che si viene a conoscenza della «stanza schermata» citata da Scajola. Il sospetto degli inquirenti è che si tratti di un ufficio, sicuramente situato ad Imperia, a disposizione del Pdl locale.
Che si tratti poi di una camera resa impenetrabile alle intercettazioni o semplicemente bonificata da eventuali cimici o microcamere, poco importa alla procura, cui interessa quello che ritiene il fine della “schermatura”, ovvero poter parlare senza il timore di essere intercettati.
E pochi mesi dopo sarà ancora lo stesso Gandolfo a confermare le convinzioni degli inquirenti.
In una telefonata intercettata nel mese di settembre con l’ex vicesindaco Pdl Rodolfo Leone, amministratore delegato di Invitalia Partecipazioni, i due discutono delle permute tra Comune e società Acquamare di Bellavista Caltagirone, permute che per la procura sono sbilanciate, in maniera fraudolenta, a favore del privato. E nella foga il manager amico di Scajola, ad un certo punto “confessa”: «Dovessi dire sono proprio scandalose… c’è una sproporzione gigantesca».

Marco Preve – la Repubblica, 24 marzo 2012

Scritto da Angelo Amoretti

24 marzo, 2012 alle 10:12