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In memoria di Dario Desiglioli

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Se vi dicessero che Roberto Saviano e Christian Abbondanza si sono suicidati, la prima cosa (ma va bene anche la seconda) che vi viene in mente, qual è?
Se è “forse soffriva di depressione” questo post non fa per voi. Smettete di leggere qua.
Se invece vi ponete altre domande, allora andate pure avanti nella lettura.
Premetto che non conoscevo personalmente Dario Desiglioli e quindi tutto ciò che scriverò potrebbe rivelarsi sbagliato, in ogni caso lo scrivo lo stesso.
E premetto anche che per me, pur essendo cresciuto a fare il chierichetto, il suicidio è un atto di grandissimo coraggio. La vita è mia e me la tolgo quando voglio.
Dario può anche essersi suicidato perché gli è morto il gatto, dal momento che, ripeto, non lo conoscevo a sufficienza per poter dire che no, non avrebbe mai potuto compiere l’estremo gesto che ha compiuto.
Ma a pensarci bene anche se fossi stato suo amico fraterno non saprei darmi spiegazioni.
Quando sui giornali di carta e online leggo la notizia, però, preferirei leggerla così: “Dario Desiglioli si è suicidato. Il noto blogger, titolare di Servellu.it, aveva 35 anni”.
Quando arrivo a leggere che “forse soffriva di depressione per la morte del padre avvenuta due anni fa” cominciano a girarmi le palle.
E continuano a girarmi quando leggo che “avrebbe lasciato un messaggio scritto al computer”.
Ripeto: bisognerebbe essere stati vicinissimi a lui per capire cosa lo ha spinto a farlo, ma come ho già detto, forse neanche in quel caso si riuscirebbe a capire.
Solo che dopo un bel po’ di smarrimento, invece di scrivere cazzate come quelle che ho letto qua e là, mi viene da chiedermelo lo stesso.
E mi vengono i brividi.
Potremmo essere stati tutti noi, chi più, chi meno a dargli il motivo.
Forse perché si aspettava più solidarietà da parte nostra, da me per primo. Nella sua “resistenza” lo abbiamo lasciato solo, forse abbiamo sottovalutato ciò che scriveva o, tutti presi da Facebook e altre distrazioni di massa varie, non abbiamo riflettuto a sufficienza su ciò che ci comunicava.
Potrebbe essere la perdita del padre. Ci sta, ma potrebbe essere qualcos’altro.
Per esempio le querele che gli arrivavano per delle belinate: riflettiamoci bene. In rete gira di tutto e se personaggi un po’ più “pubblici” si mettessero a querelare chi li critica aspramente, sarebbero tutto il giorno dall’avvocato.
Oppure, a spingerlo, potrebbero essere stati coloro che lui “denunciava”: i delinquenti di Diano Marina e i loro compari che ormai sono conosciuti da tutti.
Non mi interessa nemmeno stabilire se si è suicidato o se è stato suicidato. Il fatto è che Dario non è più fra noi. E tutti quelli che adesso ne scrivono, blaterando di “crisi depressive”, sono colpevoli come noi. Ne parlano adesso, ma anche loro lo hanno lasciato solo, forse, e sottolineo forse, quando invece avrebbe voluto più seguito, più consenso, più riscontri.
Quando leggete di qualcuno che si è tolto la vita perché “soffriva di depressione”, fatevi un favore: chiedetevi, nel caso, quali sono state le cause della sua depressione.
Grazie.
E grazie,  Dario: ti leggevo con costanza e con ammirazione e mi mancherai moltissimo.

Scritto da Angelo Amoretti

27 gennaio, 2015 alle 21:42

Pubblicato in Attualità

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