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Il camerata Fabio Tortosa con la Ceres in mano

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Visto che il G8 del 2001 di Genova mi ha toccato da vicino, a seguito delle deliranti dichiarazioni del signor Fabio Tortosa sulla sua pagina FB che al momento avrete letto tutti, riporto un articolo che ritengo interessante.
Con Imperia, in sé, ha poco a che vedere, ma forse sì, visto che il ministro dell’interno dell’epoca era Claudio Scajola. Mi si perdonerà, quindi, se mi occupo un attimo della faccenda.

E adesso radiate il camerata che infanga tutta la polizia
Alessandro Cassinis – Il Secolo XIX

Vorrei chiedere al camerata Fabio Tortosa, l’eroe del VII nucleo di polizia che con “giovane vigoria” ha sfidato la sorte irrompendo in una scuola di ragazzi già picchiati,stanchi e mezzo addormentati, perché non si è vantato di questa ardita impresa davanti ai magistrati che lo hanno indagato.
Vorrei sapere perché un uomo così coraggioso, che rivendica e giustifica un’azione da libro di storia, ha aspettato che tutto venisse prescritto, che l’accusa gettasse la spugna davanti a tutte quelle divise anonime e quei caschi impenetrabili di gladiatori come lui che picchiavano e torturavano ragazzine e poveri diavoli di ogni età, prima di dichiarare che vorrebbe farlo “mille e mille volte”.
Anch’io quella notte ero alla Diaz, camerata Tortosa. Eravamo in tanti, malgrado lei, a cercare una ragione di quel sangue sui caloriferi, di quei bastoni macchiati di rosso e sporchi di capelli, di quei ragazzi che piangevano e tremavano e cercavano la loro roba in mezzo a un campo di battaglia.
Vorrei sapere perché un assaltatore così ardimentoso, quando hanno identificato e chiamato a deporre i suoi capisquadra, non ha avuto il fegato di presentarsi spontaneamente, visto che era indagato, per assumersi con queste virili parole la responsabilità della più vergognosa soppressione dei diritti civili che l’Italia repubblicana e democratica ha dovuto subire, e che ci ha esposto a una condanna internazionale e all’esecrazione del mondo.
Vorrei sapere perché ha aspettato quattordici anni per augurarsi che Carlo Giuliani «faccia schifo ai vermi».
Vorrei sapere perché ora che ha finalmente espresso il suo “entusiasmo cameratesco” e ha dato libero sfogo alla sua indole fascista, ha ritirato la mano e cancellato la sua pagina su Facebook malgrado i 180 “mi piace” vergati con cuore indomito dai patrioti in divisa che come lei difendono il popolo italiano anche se non se lo merita.
Ora è tardi, camerata Tortosa. Da cittadino che paga le tasse per avere una polizia onesta e rispettosa della nostra Costituzione mi aspetto che almeno lei faccia la fine che avrebbero dovuto fare i suoi superiori: la radiazione perenne e insindacabile da una Polizia di Stato che non merita il fango delle sue parole.
È una magra consolazione per la ferita che Genova si porta dentro dal 2001, lo so. E sarà facile per il ministro Alfano alzare la voce con un piccolo agente esaltato come lei. Ma è da qui che si deve partire per ridare un senso alla giustizia e alla legalità di questo Paese: lei non rischia più nulla davanti alla legge, camerata Tortosa, ma non è degno di indossare quella divisa che ha infangato la notte del 22 luglio 2001 e che ora torna a insozzare con queste intollerabili parole.
Mi aspetto le repliche indignate dei suoi camerati. Non mi troveranno “con una Ceres in mano”, come dice lei, ma con la certezza che una polizia migliore è possibile, e che sicuramente c’è. Non invoco Batman, camerata Tortosa. Per la sicurezza mia e degli altri cittadini basta un bravo poliziotto.

Scritto da Angelo Amoretti

15 aprile, 2015 alle 10:31

Pubblicato in Attualità

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