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Agnesi: l’opposizione prende in mano l’iniziativa

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Qui non è questione di “maggioranza” o “opposizione” perché la cricca ha sempre fatto ciò che voleva, a prescindere da chi, in Comune, fosse in minoranza o in maggioranza.
Mi riferisco a quanto detto dal consigliere di Imperia Riparte Giuseppe Fossati e riportato sul Secolo XIX di oggi, riguardo la questione Agnesi: “Dopo la delibera dei mesi scorsi del consiglio comunale che, in relazione alla chiusura del mulino, ha istituito un tavolo permanente sulla vicenda Agnesi aperto anche ai gruppi di minoranza, il Comune, fatto il compitino di una bella discussione davanti alle telecamere, è stato assente e passivo. Il tavolo non si è mai riunito, l’amministrazione si è eclissata, in tutt’altre faccende affaccendata. Credo che, una volta di più, spetti all’opposizione prendere in mano l’iniziativa“.
Ottima idea, ribadita con un comunicato che forse pone fine al simpatico botta e risposta con il sindaco Capacci.
A suffragare l’idea che mi sono fatto in questi anni e che naturalmente può essere sbagliata, nella stessa pagina del Secolo XIX c’è un impietoso elenco delle industrie sparite dalla faccia della terra imperiese: infatti il disegno della cricca parte da lontano. Loro, con cappuccio o senza, hanno una visione temporale diversa da noi comuni mortali: pensano una cosa e mettono in moto la macchina che può terminare il lavoro a breve o a lungo termine, non importa. Ogni tanto la macchina s’inceppa e allora si concentrano su qualcos’altro, ma il loro fine è sempre stato e sempre sarà quello di cementificare la città e il suo immediato entroterra. Mi domando cosa architetteranno i loro nipotini quando non ci sarà più un metro quadrato da riempire di cemento:

1929 chiudono le Acciaierie Ilva alle Ferriere;

La Società Esercizio Molini, già Molini Alta Italia che produceva fecole e farine, chiude dopo aver ridimensionato attività e dipendenti.

Fine anni cinquanta: chiude l’Italcementi che nel massimo del suo splendore aveva 134 dipendenti. “Anche in quel caso si formò il consueto “tavolo” istituzionale con la proprietà che promise di mantenere al lavoro la metà degli operai per sopperire al fabbisogno di cemento della provincia, ma la fabbrica chiuderà definitivamente i battenti all’inizio degli anni Settanta, asciando le vestigia che ancora oggi abbruttiscono il centro di Oneglia” scrive David e, aggiungo io: la macchina in quel caso si è inceppata,(pensiamo al famoso giro in elicottero di qualche anno fa), ma la forza della cricca sta anche nel fatto che se si ferma la sua macchina, si ferma tutto. Si lascia tutto lì, in attesa di tempi migliori (pensiamo alla Sairo: avevano fatto il giro largo e ci avevano fatto credere che sarebbe nato il famoso incubatore di imprese). Qualcuno starà aspettando che crolli, poi ci pensa lui.

Negli anni settanta chiudono la Pamar (che produceva mangimi) e la Renzetti che aveva chiesto una variante al PRG per costruire un grattacielo e, con la vendita degli appartamenti, avrebbe aperto uno stabilimento nell’entroterra. Solo che la variante non arrivò mai: il sindaco era il democristiano Alessandro Scajola.

Nello stesso periodo chiude la Solertia, alla Fondura: settanta lavoratori a casa.

Poi tocca al settore oleario: Berio, Sasso, Borelli e Sairo (”Lo stabilimento fu poi acquisito da una cordata di imprenditori imperiesie destinato a ospitare l’Incubatore di imprese, altro progetto industriale morto in culla” si legge nell’articolo).

Ora il Sindaco, a proposito dell’Agnesi, dice: “O Angelo Colussi ci garantisce gli attuali posti di lavoro o si può scordare di venire a fare operazioni immobiliari a Imperia” e aggiunge: “L’importante è che l’azienda rimanga nel territorio del Comune di Imperia e poi che si producano pure eccellenze alimentari (come lui stesso aveva proposto ndr), ma non deve andare perduto nemmeno un posto di lavoro“.
Mi spaventa un po’ che i sindacati siano sul piede di guerra perché l’ho vista sulla mia pelle e quella di altri colleghi, la guerra dei sindacati.

Scritto da Angelo Amoretti

21 marzo, 2014 alle 17:10

Pubblicato in Attualità

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Il gran pacco dell’Incubatore di Imprese

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Partiamo dagli articoli apparsi sui media locali la vigilia di Natale, con la premessa che il Comune avrebbe dovuto metterci 2 milioni di euro per la ristrutturazione, questione assai controversa in quanto pare che in principio non fosse scritto da nessuna parte.

La cifra necessaria per completare la ristrutturazione dell’edificio ammonta a 2 milioni di euro: un’enormità per le casse del Comune. Tra le polemiche, l’estate scorsa, il consiglio comunale aveva dato il via libera all’accensione di un mutuo, appunto, per 2 milioni di euro, che però, l’amministrazione non intende utilizzare a tale scopo.
Il Secolo XIX

Lievemente diverso il fatto riportato da La Stampa che considera “ancora a rischio” il finanziamento:

Così, oltre ai 6 miliardi e mezzo di euro, sono “spuntati” altri due milioni, che avrebbe dovuto assicurare il Comune attraverso un mutuo. “Meno male che non lo abbiamo acceso: in questo momento non siamo in grado di stanziare questa cifra”, osserva il Sindaco.
La Stampa

E l’uomo della strada, insieme a quello dell’autostrada, si chiede subito se ’sto mutuo è stato acceso o no. E se sì, come se lo spiega che un mutuo acceso per una cosa venga usato per un’altra?
L’uomo della superstrada invece si chiede quando verrà giù l’edificio, perché in effetti qualche pezzo si sta già staccando.
L’uomo che ci lavorava (cioè io e un’altra ventina di persone), guarda caso già 11 anni fa sentiva che sarebbe finita così. E’ che l’uomo che ci lavorava non si fida della classe dirigente della sua città e di tante altre persone che di tale classe dirigente fanno gli interessi.
A parte il fatto che tornando alle notizie riportate più su, riguardo l’accensione o la non accensione del mutuo, ci sarebbe da aggiungere altro, voglio qui raccontarvi l’antefatto, senza paura di smentite o richieste di correzioni, perché il Sig. Egidio Conte, che della Sairo è stato amministratore delegato fino al fallimento, può testimoniare in qualsiasi momento. Così come lo possono fare il magazziniere e svariati altri impiegati/operai che lavoravano con me nella più antica raffineria d’olio di oliva.
Quando Claudio Scajola era Sindaco di Imperia disse al Sig. Conte che si sarebbe potuto costruire un hotel al posto della fabbrica.
Conte gli rispose che l’idea poteva essere approfondita, alla condizione che tutti gli occupati potessero conservare il posto di lavoro.
Non se ne fece più niente e dopo qualche anno la Sairo fallì. Avevano provato a noiosare anche dal Palazzo dalla Provincia, dicendo che la ciminiera faceva fumo e che dava fastidio.
In effetti un po’ di fumo usciva, ma solo al momento dell’accensione delle caldaie che di solito venivano accese a inizio settimana. In ogni caso si era provveduto ad alzare di una dozzina di metri la ciminiera.
Aveva provato qualcun altro dicendo che all’altezza del passaggio a livello si sentiva una sgradevole puzza uguale a quella della fogna, la stessa che sentite adesso se passate a piedi o in auto con i finestrini aperti.
Detto per inciso, il consulente del lavoro della Sairo era Luigi Sappa, l’avvocato di fiducia Marco Mangia. Vi dicono niente questi due nomi?
Quando la Sairo fallì aveva debiti per 40 e passa miliardi di lire e un capitale sociale di 14 miliardi e 200 milioni di lire, se non ricordo male, spalmati su più banche, una delle quali era la Carige. Vi dice niente questo nome?
La Sairo forniva tutti, ripeto, tutti, i produttori di olio di oliva locali che tagliando l’extra vergine con l’olio di oliva raffinato ottenevano (legalmente) il cosiddetto olio di oliva (che aveva una percentuale del 90% di extra e un 10% di raffinato, che poteva essere il 5%, in certi casi).
I quali produttori (si fa per dire perché molti si limitavano a imbottigliare e a confezionare olio che acquistavano qua e là) si sono ritrovati a dover acquistare il raffinato altrove, con sensibili aumenti di spesa per il trasporto e tutto ciò che comportava la distanza tra compratore e venditore.
Avrebbero potuto fare una cordata e comprare la raffineria, ma non si mosse nessuno.
I sindacati si erano limitati a fare qualche ridicolo volantinaggio davanti alle maggiori industrie della città, e qualcun altro, più tardi, lottava affinché l’incubatore di imprese fosse fatto in valle Armea.
Per saperne di più basta cercare “incubatore” nell’apposita casella di ricerca in alto a destra.
Adesso è finita così. Però, ehi, nell’estate del 2012 avremo finalmente il depuratore, Maya permettendo. Lo ha storicamente annunciato dalle pagine de Il Secolo, nonché da quelle de La Stampa, il Sindaco che lo aveva già inaugurato quando era assessore.

Scritto da Angelo Amoretti

27 dicembre, 2011 alle 13:03

Pubblicato in Ambiente

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L’Assessore Leone c’era [e non dormiva]

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Oggi Giuseppe Fossati ha diramato un comunicato in cui spiega alcuni dettagli dell’accordo che ci fu nel 2009 tra il Comune e Invitalia per quanto riguarda l’incubatore di Impresa che verrà costruito al posto della SAIRO.
In sostanza il consigliere di FLI smentisce l’attuale assessore al Bilancio, nonché vice sindaco di Imperia, che su La Stampa di oggi, spiega perché il Comune dovrebbe sborsare 2 milioni di euro per la costruzione del suddetto.

Poiché nei giorni scorsi avevo sostenuto l’esatto contrario (l’operazione Incubatore di Imperia, in base agli accordi siglati con atti pubblici doveva e deve essere a costo zero per il Comune di Imperia), segnalo al Vice Sindaco l’atto in questione, siglato evidentemente “a sua insaputa” (benché, se ricordo bene, fosse presente), il 12.1.2009 alla Villa Faravelli in favore di fotografi e telecamere: contratto n°2622, registrato il 29.1.2009, ufficiale rogante, con funzione di Notaio (come possibile per legge, con riconoscimento dei diritti notarili a suo favore), il Segretario Generale del Comune di Imperia, Dott.Paolo Calzia. – ha spiegato Fossati – Per evitare che “sfuggano” le clausole di interesse (può succedere, se si è un po’ “distratti”), provvedo a segnalare anche le stesse: art.2.3: “Invitalia si obbliga verso il Comune di Imperia a realizzare un “incubatore di imprese” ristrutturando e modificando gli immobili costituiti in usufrutto (al superiore punto 2 n.d.r.) secondo lo Studio di fattibilità che, corredato dal Parere Preventivo della Soprintendenza per i beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria sub B), siglato in tutti i suoi elaborati dal Comune di Imperia e da Invitalia, è allegato sub C) al presente contratto”…. art. 6: Lavori di ristrutturazione e di miglioramento. Addizioni.
Le opere di ristrutturazione e ed adeguamento degli immobili oggetto del presente contratto che saranno effettuate da Invitalia o dal Gestore saranno considerate addizioni e miglioramenti degli immobili , ai sensi degli art.985 e 986 c.c. 6.2 omissis 6.3 La realizzazione delle opere suddette, e la loro successiva ritenzione da parte del Comune di Imperia, che espressamente rinuncia sin d’ora al diritto di reductio in pristinum, costituisce un onere della gratuità dell’usufrutto pattuita al primo comma dell’art. 2 che precede” Tradotto: Invitalia si impegna a realizzare l’Incubatore di Imprese, tutte le spese di ristrutturazione sono a carico di Invitalia, il Comune non deve spendere un euro. Mi pare molto chiaro, ciò che non è chiaro è perché, adesso, il Vice Sindaco Leone sostiene che il Comune deve partecipare alle spese, nella misura, non indifferente, di € 2.000.000,00. Personalmente vorrei capire, come credo i nostri concittadini e, ho motivo di ritenere, anche i consiglieri di maggioranza che, incautamente, hanno respinto il mio emendamento che stralciava dal bilancio tale previsione, almeno sino a che il quadro non sarà più chiaro”.


immagine tratta da Il Secolo XIX del 13 gennaio 2009

Qui l’articolo su La Stampa del 13 gennaio 2009; qui quello di Sanremonews e qui quello di Riviera24.
E l’Assessore Leone, con un lungo intervento, pochi minuti fa ha risposto a Fossati, ma le sue spiegazioni mi convincono poco.
Perché qua non si tratta di volere o non volere, di dire sì o no, ma piuttosto che ogni volta i costi di un’opera debbano “purtroppo” lievitare e a metterci la differenza sia il cittadino.
E Fossati ha replicato.

Scritto da Angelo Amoretti

18 luglio, 2011 alle 16:56

Crisi profonda [II]

con 11 commenti

La provincia di Imperia ha un’altra “bandiera nera”: quella dell’industrializzazione.
Il risultato è dato dalle statistiche fornite dall’Istat e da Unioncamere e si riferisce al 2008. Le imprese sono scese da 1736 a 1439 e le industrie manifatturiere sono diminuite a tal punto da portare al sest’ultimo posto in classifica la nostra provincia, dietro quelle di Catanzaro, Trapani, Messina e Catania.
Saremo pure in regime di crisi economica, anche se il governo ormai da tempo va dicendo che è passata, ma il fatto è che siamo messi piuttosto male, nonostante Luigi Sappa, l’ex Sindaco di Imperia ora candidato Presidente della Provincia, scriva sul suo programma che alla crisi abbiamo retto meglio di altri Paesi.
Purtroppo, in questi giorni preelettorali, non ho ancora letto un intervento del candidato del Pdl sull’emergenza economica. Non si è accorto di niente o sta sottovalutando il problema? Vuol far credere che va tutto bene o cosa?
Nel suo programma Luigi Sappa scrive che la sua politica sarà ancora quella “del fare”, ma francamente mi domando cosa abbia fatto di concreto per l’occupazione e per l’industria, il suo predecessore, Gianni Giuliano. A parte qualche bella immagine di ville e oratori ristrutturati, non mi pare che ci siano stati buoni risultati.
“La nostra sarà ancora una volta la “politica del fare”, il primato dell’operosità amministrativa” si legge nel programma del centrodestra. E io vorrei che mi si spiegasse, e che si spiegasse ai cittadini, dov’è stata tutta questa operosità amministrativa, perché francamente non riesco a vederla.
Forse l’unico settore che ha realmente funzionato è stato quello dell’edilizia. Ma non si può puntare solo e sempre sul cemento: prima o poi non rimarrà più terreno su cui costruire e anche le imprese edili smetteranno di lavorare.
Bisognerebbe trovare delle alternative che diano nuovi posti di lavoro permanenti: un po’ come quando una volta aprivano la Sasso, la Carli, la Sairo e l’Agnesi, per capirci. Industrie che hanno cominciato a produrre quasi cent’anni fa e che, a parte la Sairo, continuano a produrre e a occupare personale ancora oggi.
Si è voluto dare a intendere che la vocazione turistica della provincia sia la prediletta, ma un porto, che sia a Imperia, Aregai o altrove, sebbene funzionale e moderno, non basta a soddisfare le richieste di lavoro.
Ammettiamo pure che difficilmente verranno aperte nuove grandi o medie industrie, troviamo allora il modo di creare lavoro e ricchezza in altri modi.
Innanzitutto bisognerebbe far sì che le piccole imprese rimaste non vadano in malora. E poi magari creare una vera e propria industria del turismo, cominciando dai trasporti per arrivare agli hotel, agli agroturismi e ai bed and breakfast. Invogliamo i turisti a ritornare sulla nostra riviera promuovendo i nostri borghi sul mare e i paesi dell’etroterra, dopo aver rinnovato il loro look.
Si parla di questo incubatore d’imprese da qualche anno, ma la vecchia Sairo è ancora lì, come lo era quando ci chiedevano di spostarci in valle Impero: sono un ex dipendente e lo so. Nel frattempo è venuto il dubbio che tutto l’affare sia stato fatto solo per costruire ancora alloggi, tra la vecchia raffineria e la piscina. E intanto Sviluppo Italia, quella che inizialmente doveva occuparsi dell’incubatore, ha cambiato anche il nome.
Ci vuole una svolta: bisogna che si prenda atto che quelli che vanno dicendo che il loro è il governo del fare, in sostanza hanno fatto più parole che fatti, hanno tagliato nastri inaugurali un po’ ovunque, ma risultati concreti, quelli che in fondo sarebbero utili a tutti, se ne sono visti pochi.

Scritto da Angelo Amoretti

11 marzo, 2010 alle 8:39

Le dieci domande de La Stampa ai candidati Sindaco

con 58 commenti

Stefano Delfino, dalle colonne de La Stampa, ha posto dieci domande, in giorni differenti, ai quattro candidati Sindaco della nostra città.
Le riporto in un unico post, sperando di far cosa gradita a chi, eventualmente, sono sfuggite:

Paolo Verda

Ha 55 anni, è architetto e consigliere comunale uscente: Paolo Verda è il candidato sindaco di Pd, La Sinistra per Imperia, Rifondazione comunista, Italia dei Valori e lista civica Con Imperia.

Come giudica l’amministrazione comunale uscente?

«Carente e poco equilibrato nell’utilizzare risorse economiche che non hanno prodotto nuovi posti di lavoro né migliorato la qualità della vita ai cittadini. Pessimo per la scarsa attenzione all’ambiente (depuratore, discarica di Ponticelli, pulizia della città). Privo di sensibilità sui problemi di scuole e servizi collegati. Costante e proficua è invece l’attenzione al consolidamento degli interessi di pochi».

Come vede la trasformazione della città di Imperia?

«Sarà migliore: più libera, più giusta e più moderna. Vedrà crescere in equilibrio e armonia la qualità della vita dei residenti, le prospettive di lavoro per i giovani, la redditività delle attività commerciali, il livello dei servizi pubblici, la qualità di ambiente ed edilizia, l’offerta turistica e culturale».

Il patto di stabilità impone limiti di budget: come si affronteranno il mantenimento delle grandi opere e gli interventi di ordinaria manutenzione?

«Riorganizzazione ed eliminazione di ogni spreco nella gestione della macchina amministrativa e contrazione delle società partecipate: provvedimenti necessari per reperire risorse utili. Creazione di una fondazione destinata alla gestione delle grandi opere del settore culturale e al coinvolgimento delle associazioni cittadine e di altri enti pubblici locali oltre i confini comunali, visto l’ampio bacino di utenza».

Quali sono i punti-chiave del suo programma elettorale?

«Innalzamento della qualità della vita, rilancio economico dei settori agroalimentare e peschereccio, salvaguardia ambientale. È solo dal consolidamento e dal rinnovamento delle nostre caratteristiche peculiari e naturali che può nascere e svilupparsi un turismo sostenibile e di qualità».

In che modo ha condotto sinora la sua campagna elettorale?

«Tradizione e rinnovamento, le stesse cose che voglio per la mia città. Un po’ di materiale cartaceo, per chi non ha ancora confidenza con internet e un sito, naturalmente. Tutto però nel segno della sobrietà, nel rispetto della crisi economica e cercando di non invadere la sfera privata delle persone (sms). E con l’incontro con Gianrico Carofiglio ho voluto offrire ai miei concittadini la mia idea di una cultura viva e partecipata».

Quale sarà il suo impegno per far sì che i giovani imperiesi abbiano un futuro nella loro città?

«Vorrei creare le condizioni necessarie all’aumento delle possibilità di lavoro anche a partire da un piano regolatore non solo rivolto alla costruzione di edilizia residenziale, ma che gestisca le dinamiche socio-economiche della città, per attrarre nuovi investimenti e imprese. E si dovrà intervenire anche a sostegno del credito a imprese giovanili e all’incentivazione di iniziative finalizzate a portare i giovani in città: ad esempio con la creazione di un ostello per la gioventù internazionale».

Ha già un identikit della sua giunta, in caso di elezione?

«Ho in mente la riduzione del numero degli assessorati e l’accorpamento di deleghe, l’individuazione di nuove responsabilità riguardanti agricoltura, frazioni e periferie, artigianato. La mia Giunta vedrà la presenza equilibrata di amministratori provenienti dall’esperienza politica e tecnici della società civile ed esprimerà un completo rinnovamento rispetto al passato».

Se sarà eletto quale sarà il suo primo intervento?

«La ridiscussione della variante del porto turistico (aspetti economici e convenzionali, volumetrie, revisione delle funzioni con eliminazione del supermercato). Ritorno alla gestione del porto di Oneglia da parte del Comune, parte turistica compresa. Adozione del Regolamento comunale sulle antenne di telefonia mobile».

Il sindaco, chiunque esso sia, sarà eletto al primo turno o si andrà al ballottaggio?

«La campagna elettorale, che si preannunciava molto difficile, ci ha visti protagonisti di un grande recupero, come il mio avversario sa bene. Invito perciò i miei concittadini a tenersi pronti per il 20 e 21 giugno: liberi di cambiare».

Il suo sogno nel cassetto?

«Vorrei una città democratica, libera di pensare e di esprimere le proprie idee, rispettosa delle opinioni di tutti i cittadini»

31 maggio 2009

Fabrizio Gramondo

Fabrizio Gramondo, 46 anni, medico chirurgo vascolare, consigliere comunale uscente, è il candidato sindaco dell’Udc, partito di cui è il coordinatore cittadino.

Come giudica l’operato dell’amministrazione comunale uscente?

«Sostanzialmente positivo, ma con chiaroscuri: alcuni settori hanno avuto grande sviluppo, altri ridotta capacità propositiva e poca volontà di cambiamento. Un appunto? La scarsa attenzione ai problemi di borghi marinari, frazioni e Porto Maurizio: il tanto sbandierato “contratto di quartiere” non è ancora realizzato».

Come vede, in prospettiva, la trasformazione della città?

«Valida è la scelta di trasformare Imperia in senso turistico: è fondamentale sfruttare le nostre peculiarità principali, clima e territorio. Ma bisogna realizzare il contesto, affinchè le strutture non restino “cattedrali nel deserto” ma diventino un volano per l’economia cittadina. Le priorità? La viabilità e la mobilità in senso lato».

Con i limiti di budget imposti dal patto di stabilità, come si affronteranno la gestione delle grandi opere e gli interventi di ordinaria manutenzione?

«È il vero, grande problema che dovrà affrontare la prossima amministrazione, per le condizioni di bilancio non certo fastose e per la situazione economica nazionale. La risposta più immediata e semplice, la leva fiscale, sarebbe una soluzione deleteria, in un momento di già grave difficoltà del tessuto economico cittadino. L’Udc è contraria. Meglio altre opzioni, come ridurre la presenza in enti non stategici o i costi della politica. Manutenzione e pulizia sono la cartina di tornasole di una città e il primo biglietto per i turisti: non possono essere trascurate, se non a rischio di vanificare quanto di buono fin qui messo in atto».

I punti-chiave del suo programma elettorale?

«La parte più importante è indicata nel “Piano anticrisi per famiglie e imprese”, con una serie di proposte a sostegno di disoccupati, famiglie numerose e a basso reddito, giovani coppie, pensionati a meno di 600 euro al mese e imprese in difficoltà. Per questi soggetti, è previsto l’intervento del Comune come garante. E poi, attenzione alla politica sanitaria locale e al rilancio di borghi marinari, spiaggie, centri storici e frazioni. Non trascurare infine le energie rinnovabili e l’autonomia energetica delle strutture comunali».

Come ha condotto la campagna elettorale?

«Un giusto mix tra tradizione e novità, continuando i contatti personali, “porta a porta”, che hanno ancora un importante valore in una città dove si tramandano ricordi e valori tra le generazioni. Ma non ho rinunciato a mezzi più moderni, in particolare tv e internet (sito e face book)».

Il suo impegno perchè i giovani imperiesi abbiano un futuro nella loro città?

«Esperire tutte le possibilità per creare occasioni di lavoro. E ampliare le facoltà universitarie, specie con quelle attinenti alla nautica (ad esempio, ingegneria ed economia navale), collegate al completamento del porto turistico e all’adeguamento del bacino di Oneglia».

Ha già un identikit della sua giunta, in caso di elezione?

«Coerentemente a quanto esposto sui costi della politica e sulla necessità di destinare questi fondi ad aiutare le famiglie, sarà snella, non pletorica e ridondante, con competenze ben definite e un giusto mix di tecnici, politici di esperienza e novità».

Se sarà eletto, quale sarà il suo primo intervento?

«Un incontro urgente con i vertici dell’Asl per informarli di quanto prevede il nostro programma. Se invece sarò consigliere comunale, proporrò una modifica dello Statuto, che permetta al sindaco di assegnare ai consiglieri la delega per la gestione di particolare problemi e zone territoriali, in accordo con l’assessore competente. Così l’amministrazione sarebbe più presente sul territorio e i consiglieri comunali più coinvolti nell’attività amministrativa».

Si sbilanci in un pronostico: il sindaco sarà eletto al primo turno, oppure si andrà al ballottaggio?

«La mia sensazione è che si potrebbe andare a un ballottaggio, anche se i conti si faranno solo l’8 pomeriggio».

Il suo sogno nel cassetto?

«Sapere che mia figlia Carolina, se va all’Università, non debba passare dieci anni lontano da famiglia e amici, in assenza di alternative, come ho dovuto fare io, perchè avrebbe a disposizione le adeguate opportunità sul territorio».

3 giugno 2009

Tirreno Bianchi

Ha 61 anni, è imperiese di nascita (a Castelvecchio vive il padre), ma risiede a Genova, dove è consigliere regionale del Pdci e presidente della storica Compagnia portuale «Pietro Chiesa». Tirreno Bianchi è il candidato sindaco dei Comunisti italiani: il partito avrebbe dovuto far parte della coalizione di centrosinistra che sostiene Paolo Verda, ma dopo la rottura delle trattative ha deciso di «correre» da solo.

Come giudica l’operato dell’amministrazione comunale uscente?

«È questione di punti di vista: per gli interessi privati di stampo speculativo la giunta uscente si è comportata più che bene; per le aspettative della cittadinanza di cui intendo essere portavoce, più che male».

Come vede, in prospettiva, la trasformazione della città di Imperia?

«Contestando con vigore la prospettiva di una pura e semplice cementificazione dello spazio umano e dell’ambiente. A partire dal Piano regolatore, che deve tracciare le linee di una città VIVA — VITALE — VIRTUOSA in cui la qualità, in tutti i suoi significati, sia messa al centro dell’azione pubblica».

Sinora si è pensato solo alle grandi opere. Ma, tenuto conto dei limiti crescenti di budget imposti dal «patto di stabilità», come si affronteranno il loro mantenimento e gli interventi di ordinaria amministrazione?

«Le risorse materiali reperibili vanno colte con grande decisione. Ma c’è una risorsa, ad oggi ben scarsamente utilizzata, che va messa al lavoro consapevoli che è inestinguibile: l’intelligenza, l’impegno, la coesione e le cose che sappiamo fare come progetto collettivo per uscire dalle trappole in cui la crisi mondiale e le politiche antisociali del governo ci hanno cacciato».

Quali sono i punti chiave del suo programma elettorale?

«Dare un senso condiviso al “vivere Imperia”: prospettive per i propri personali progetti, soprattutto per i giovani e le giovani, che vanno accompagnati con quadri di riferimento precisi e riconoscibili. Lavoro, perché ci sono le condizioni per farlo utilizzando al meglio opportunità colpevolmente trascurate. Civismo, come condivisione di un’idea strategica di sviluppo e risanamento di antichi legami sociali tranciati dall’ideologia liberistica».

In che modo ha condotto sinora la sua campagna elettorale: con i sistemi tradizionali (santini, incontri, comizi) o con mezzi più nuovi (sms, collegamenti online, sito, ecc.)?

«Nei modi più tradizionali possibili, perché credo nel rapporto diretto con le persone. Se ho fatto degli spot è solo per creare la possibilità di incontrare donne e uomini, incontrarci tra concittadini».

Quale sarà il suo impegno per far sì che i giovani imperiesi abbiano un futuro nella loro città?

«Creare insieme ai giovani un’idea di futuro che condividono perché hanno concorso essi stessi a crearla. Si chiama rifondazione della democrazia nei modi con cui i giovani oggi ci impongono di pensarla. E IO CONDIVIDO».

Ha già un identikit della sua giunta, in caso di elezione?

«Non ha senso calare organigrammi dall’alto. La leadership locale si costruisce nell’ascolto e nel dialogo costante con gli amministrati, che devono riconoscersi in chi li rappresenta».

Se sarà eletto, quale sarà il suo primo intervento?

«Aprire momenti di confronto che favoriscano l’emergere delle voci imperiesi. Tutte, nessuna esclusa: giovani e anziani, donne e uomini, lavoratori e lavoratrici, la vecchia Imperia e la nuova Imperia».

Si sbilanci in un pronostico: il sindaco, chiunque esso sia, sarà eletto al primo turno, oppure si andrà al ballottaggio?

«Ballottaggio (perché l’ottimismo della volontà prevale sul pessimismo)».

Il suo sogno nel cassetto?

«Riportare a Imperia la SPERANZA. Quella speranza che sapevamo coltivare in tempi lontani».

30 maggio 2009

Paolo Strescino

Paolo Strescino, 33 anni, imprenditore, vicesindaco uscente, è il candidato sindaco del Popolo della Libertà, appoggiato anche dalla Lega Nord e dalla lista civica «Imperia va avanti».

Come giudica l’operato dell’amministrazione comunale uscente?

«Ottimo. Imperia è cambiata. Credo che soltanto chi è di parte possa dire il contrario».

Come vede, in prospettiva, la trasformazione della città?

«Imperia ha assunto finalmente un ruolo di Capoluogo con la C maiuscola e credo che gli imperiesi se ne siano resi conto. Oggi Imperia è una città che i suoi cittadini devono essere fieri di abitare, perchè è stato fatto un grande salto di qualità sotto il profilo dello sport, della vivibilità e della cultura. Ricordo calata Cuneo dieci anni fa, chiusa dalle sbarre: oggi la sinistra ci accusa di aver creato spazi per pochi e non per tutti. Ma è vero il contrario. Si pensi al Palazzetto dello Sport, al Parco Urbano, al campo d’atletica Lagorio, alla Civica Biblioteca, al Museo Navale in fase di ultimazione: e questo solamente per fare qualche esempio».

Sinora si è pensato alle grandi opere. Ma, tenuto conto dei limiti crescenti di budget imposti dal patto di stabilità, come si affronteranno il loro mantenimento e gli interventi di ordinaria manutenzione?

«Queste saranno le sfide del futuro. Abbiamo delle idee in cantiere e proprio sulla gestione della cosa pubblica riteniamo di essere meglio di altri, che quando hanno amministrato la città (vedi giunta Berio) in Comune non c’erano neppure i soldi per pagare l’illuminazione pubblica. Le piccole cose saranno un’altra sfida importante a cui ci dedicheremo con tutte le nostre forze».

Quali sono i punti-chiave del suo programma elettorale?

«Sviluppo occupazionale, nuovo Puc (l’ex Piano regolatore), che sarà lo strumento fondamentale di tutela e pianificazione del territorio, e particolare attenzione alle esigenze sia della popolazione giovane che di quella anziana. Fondamentale sarà coinvolgere le frazioni, grazie al loro patrimonio architettonico, storico e culturale, nel progetto generale sul turismo, la cui attività non deve essere limitata solo alla fascia costiera. Per cui invito tutti a leggere il nostro programma completo sul mio sito: www.paolostrescino.it».

In che modo ha condotto sinora la sua campagna elettorale: con i sistemi tradizionali (santini, incontri, comizi) o con mezzi più nuovi (sms, collegamenti online, sito, ecc.)?

«Un mix dell’uno e dell’altro. Ritengo fondamentale anche per la mia crescita personale aver incontrato migliaia e migliaia di imperiesi in maniera diretta, toccando loro la mano e guardandoli negli occhi».

Quale sarà il suo impegno per far sì che i giovani imperiesi abbiano un futuro nella loro città?

«Prima di tutto intendo puntare sull’Università e sull’incubatore d’impresa, che permetterà fra l’altro la riqualificazione dell’immobile dell’ex Sairo. Due aspetti su cui l’Amministrazione Sappa ha già ben lavorato. Entrambi dovranno essere ragionati e adattati alle esigenze, alla storia, alle tradizioni e alla cultura del nostro territorio e della nostra città».

Ha già un identikit della sua giunta, in caso di elezione?

«Dovrà essere da una parte espressione della volontà popolare, dall’altra essere ben calibrata tra esperienza e nuovi entusiasmi».

Se sarà eletto, quale sarà il suo primo intervento?

«Attivare tutte le procedure per realizzare gli impegni presi con i miei concittadini in questi tre mesi di campagna elettorale, in modo tale da mantenere la parola data».

Si sbilanci in un pronostico: il sindaco, chiunque esso sia, sarà eletto al primo turno, oppure si andrà al ballottaggio?

«Nessun ballottaggio. Si vince al primo turno».

Il suo sogno nel cassetto?

«Da quando ho diciotto anni, sono amministratore a vario titolo della mia città (Circoscrizioni, Consiglio comunale, Consiglio provinciale, assessore e vicesindaco): quindi diventare sindaco di Imperia coronerebbe un percorso duro e che mi porterebbe ad assumere nuove e ancor più impegnative responsabilità».

2 giugno 2009

Questa sera, alle ore 21, di fronte alle case popolari di Piani, i quattro candidati incontreranno i cittadini per discutere delle problematiche del popoloso rione.

Scritto da Angelo Amoretti

3 giugno, 2009 alle 11:36

La ex Sairo ceduta a Invitalia

con 2 commenti

Lunedì 12 gennaio 2009 la vecchia struttura della Sairo sarà ceduta ufficialmente a Invitalia che ne farà il famoso incubatore d’imprese.
La cerimonia si svolgerà a Villa Faravelli e sarà presente il Ministro Claudio Scajola che aveva già tenuto a battesimo Invitalia, nata dallo scioglimento di Sviluppo Italia. Insieme a lui ci saranno il Sindaco Luigi Sappa, l’Assessore Rodolfo Leone, il Direttore Generale Paolo Calzia e l’Amministratore Delegato di Invitalia, Domenico Arcuri.
La ritrutturazione del vecchio stabilimento verrà effettuata da “Sviluppo Italia Engineering”, controllata da Invitalia, e per il momento sono stati stanziati dal governo quattro o cinque milioni di euro.
Il termine dei lavori è previsto per il 2011 e da quel momento si potrà dare il via alla promozione di nuove imprese e all’espansione di quelle già esistenti, con particolare riguardo all’alta tecnologia.
Per saperne di più su Sviluppo Italia consiglio di visionare la puntata del 29 aprile 2007 di Report, mentre su YouTube c’è un video che riguarda la nascita di Invitalia, inserito evidentemente da chi non ha un buon ricordo di Sviluppo Italia.
Dell’incubatore avevo scritto qui, qui e qui.

Scritto da Angelo Amoretti

9 gennaio, 2009 alle 9:58

Marco Scajola: dobbiamo ricostruire

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A proposito della nota vicenda del tracollo dell’Imperia Calcio, l’assessore allo sport Marco Scajola, a La Stampa di oggi ha detto:

“Piangersi addosso non serve a nulla. La realtà è che da tempo si assisteva a un’agonia terribile, nell’illusione di improbabili miracoli. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e ricostruire. Imperia è una città sensibile agli sport, come testimoniano le molte discipline in cui il capoluogo ottiene ottime figure. Purtroppo il calcio è in difficoltà, ma credo sia possibile risollevarsi anche in questo settore.”

A me quel verbo “riscostruire” mette i brividi perché non vorrei che avesse ragione jenaplisken (fuggito da New York e datosi alle corse pazze con la Chevrolet Nova SS), autore del seguente commento a un post precedente:

“Bene bene l’Imperia Calcio non c’è più e ora si apre un nuovo spazio da costruire in pieno centro Oneglia vicino alla futura Stazione. Ci scommettiamo che…? Naturalmente ogni collegamento al fallimento dell’Imperia è puramente casuale.”

Vorrei sbagliarmi, ma con le dovute proporzioni, s’intende, la storia dell’Imperia Calcio mi ricorda vagamente quella della SAIRO che è stata lasciata morire nell’indifferenza di tutti e al suo posto sorgerà l’incubatore d’imprese e nell’ex cortile un residence.
Voci non confermate dicono che un nuovo eventuale stadio nascerà a Baité e che al posto del Ciccione nascerà un hotel o comunque ci sarà una bella colata di cemento.
Staremo a vedere.
Nel frattempo auguri all’Imperia Calcio, che possa riprendersi il più in fretta possibile anche perché Imperia è una delle poche città capoluogo di provincia a non avere una squadra almeno in serie D.

Scritto da Angelo Amoretti

20 maggio, 2008 alle 12:26

Pubblicato in sport

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La Talpa, l’Orologio, il Sindaco e l’Assessore

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La Talpa e l’Orologio non avranno come sede i magazzini della stazione di Porto Maurizio.
Leggo su La Riviera di venerdì 22 febbraio la netta presa di posizione del Sindaco Luigi Sappa e dell’Assessore Marco Scajola. E fin qui potrei anche essere d’accordo.
Nel senso che essendo quella zona a ridosso di quello che sarà l’incubatore di imprese e il più grande porto turistico d’Europa, magari i ragazzi del Centro Sociale potrebbero essere un fastidio per i manager e i diportisti (e anche per i fortunati gestori di nuovi esercizi commerciali).
Quello che mi meraviglia, però, sono le affermazioni fatte dall’Assessore: “L’amministrazione è contraria al fatto che la Talpa e l’Orologio possa trovare sede nei magazzini attigui all’ex stazione ferroviaria, non per pregiudizio, ma perché in questi anni l’esperienza del centro sociale a Porto Maurizio è stata degradante per la zona.
Avrei piacere di sapere su quali basi l’assessore esprime un giudizio così negativo. Oltretutto mi pare che si contraddisca un pochino perché dice di non volere il Centro Sociale all’ex stazione, ma nello stesso tempo afferma che lo stesso è stato degradante per la città quando era (e tuttora è) in viale Matteotti.
A me pare che di degradante La Talpa e l’Orologio abbia poco: vi si organizzano concerti, mostre e mercatini equi e solidali e non mi risulta ci siano mai stati problemi di ordine pubblico. Non riesco a cogliere questo suo essere “causa di degrado”.
Se proprio vogliamo, da questo punto di vista è molto più degradante certa parte della movida estiva del Prino che a quanto pare ha più problemi di viale Matteotti. Stando alle cronache e a quello che denuncia il Comitato del Prino, là c’è gente che alle quattro del mattino spacca bottiglie di birra nei parcheggi, rompe le panchine, danneggia le auto in sosta e non lascia dormire la gente che lavora.
Ma forse certi giovani frequentatori del Prino sono più simpatici, meno sporchi, brutti e cattivi di quelli che frequentano la Talpa e l’Orologio. Vai a sapere.
Tocca al Centro, in ogni caso, comunicare al Sindaco la scelta del nuovo luogo di aggregazione.
In questo momento all’Assessore preme di più “trovare locali per le molte associazioni sportive che da tempo mi chedono degli spazi, carenti, purtroppo a Imperia.
Bene. Visto che l’Assessore dice di avere rispetto per tutti e che “se ci saranno ipotesi sulla sede della Talpa l’amministrazione le affronterà” speriamo che, una volta sistemate le numerose associazioni sportive, venga anche il turno del centro sociale La Talpa e l’Orologio.
[fonte: La Riviera - 22 febbraio 2008]

Scritto da Angelo Amoretti

26 febbraio, 2008 alle 8:43

Il pescatore

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E’ martedì sera e sto aspettando che inizi la proiezione all’Arci Camalli del film “Machuca” in ricordo del golpe fascista in Cile del 1973. Faccio due passi sulla splendida banchina del porto e mi fermo a fare due chiacchiere con un tipo che sta pescando.
Lui abita qui da cinque anni e gli manca poco alla pensione. E’ un tipo che, a suo dire, non riesce a stare più di sei o sette anni nello stesso posto per cui adesso sta cercando casa in Toscana, solo che i prezzi sono saliti perché c’è molta richiesta.
Ha messo il suo appartamento in vendita su internet e ha ricevuto già svariate telefonate. Una in particolare l’ha colpito. Chi voleva acquistare gli ha chiesto se a Imperia abbiamo un depuratore e lui, in tutta onestà, ha dovuto rispondere di no, ma che presto partirà il secondo lotto dei lavori per completare l’opera.
A domanda: “Ma quando termineranno i lavori di completamento?” non ha saputo rispondere e l’interlocutore ha detto che non ha intenzione di acquistare un appartamento al mare in una città che non ha il depuratore.
Cerco di capire come vede questa faccenda dei porti che si stanno costruendo e mi risponde che i porti sono una scusa per chi cementifica nelle immediate vicinanze.
Gli faccio notare che però nella ex Sairo verrà costruito l’incubatore d’impresa che darà nuovi posti di lavoro, ma prevede che probabilmente dopo quattro o cinque anni diranno che l’incubatore non sarà servito a nulla per cui al suo posto sorgerà un hotel (se qualcuno lo permetterà) o altri appartamenti. Poi, quando la speculazione sul mare sarà finita, ne inizieranno una nuova in collina. Dove ora non si può costruire, qualcuno acquisterà i terreni, poi faranno nuove varianti al piano regolatore e sorgeranno villette a schiera.
«Eppure la ripresa ci sarà e Imperia diventerà di nuovo meta di turisti, altro che Saint Tropez!» gli dico io.
E lui invece è convinto che si stia pianificando una città a misura di pensionati lombardo/piemontesi. Quelli che hanno messo da parte un po’ di soldi e potranno comprare un appartamento qua perché il clima è mite e la città tranquilla, tutto sommato.
«E i giovani?» lo incalzo io.
«Dei giovani non frega niente a nessuno, mi risponde. Un giovane non spende, passa la serata del venerdì al Prino, beve una birra e spacca la bottiglia.
Un pensionato invece va a fare la spesa, a comprare qualcosa in qualche negozio perché se lo può permettere. Ci sono solo due sale da cinema? E chi se ne frega. Loro stanno a casa a guardare la TV.»
Poi parliamo della pulizia della città e di come sia poco aperta proprio ai turisti.
«Questa banchina è bella ordinata e pulita, ma se passi in piazza De Amicis la domenica mattina ti volti dall’altra parte per via della spazzatura ammucchiata e sparpagliata per la piazza. Se cerchi un bar dove prendere un caffé non ne trovi uno aperto manco se piangi arabo.
I nostri amministratori e i consiglieri comunali, cosa credi, che non conoscano Mentone? Lo conoscono eccome, ma non gliene importa nulla: a loro va bene così.»
«Insomma a parlare con lei non si ha una bella prospettiva della città.»
«Niente affatto, risponde. Solo che sarà una città per pensionati. I giovani se ne stanno andando e torneranno, se torneranno, solo quando saranno in pensione anche loro.
Tira su uno scorfano da due etti e mi dice: «Vuoi vedere un bel pesce? Vai da quello là. Ha preso un branzino di sei chili, tra poco andrà a venderlo a 25 euro al chilo al ristorante e domani, dove pesca lui adesso, ci sarà pieno di gente con la canna.»
Lo saluto e vado via, il film sta per iniziare.

Scritto da Angelo Amoretti

12 settembre, 2007 alle 18:18

Pubblicato in Ambiente

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Habemus incubatore (?)

con 11 commenti

La ex Sairo di Imperia, prima raffineria industriale di olio realizzata in Italia fondata nel 1912, si candida a diventare un ‘incubatore di impresa’.
Dopo l’aggiudicazione dell’immobile, avvenuta nel 2000, da parte di ‘Imperia Sviluppo’ con una spesa di 1 milione e 982 mila euro, la ‘Sviluppo Italia’ ha manifestato interesse a insediarvi ”lo strumento per valorizzare il territorio e le sue imprese offrendo servizi, consulenze e incentivi” come ha spiegato stamattina il sindaco Luigi Sappa durante la presentazione del progetto sull’ incubatore.
Il Sindaco ha aggiunto: ”L’imprenditore che ha un’idea originale e innovativa potrà rivolgersi all’incubatore che gli offrirà tutti quei servizi necessari a porre le fondamenta dell’attività uffici, magazzini, servizi di segreteria, consulenze finanziarie, legali e di marketing. Ma soprattutto fornirà incentivi economici”.
Verranno messi a disposizione contributi a fondo perduto per un massimo di 100 mila euro e con una percentuale di copertura del 45%.
In Italia, al giorno d’oggi, si contano 23 incubatori: 13 sono quelli in fase di attuazione mentre in Liguria sono attivi a La Spezia, Savona e Genova.

Scritto da Angelo Amoretti

24 luglio, 2007 alle 20:40

Pubblicato in Attualità

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