In memoria di Dario Desiglioli

scritto da Angelo Amoretti il 27 gennaio 2015 ore 21:42

Se vi dicessero che Roberto Saviano e Christian Abbondanza si sono suicidati, la prima cosa (ma va bene anche la seconda) che vi viene in mente, qual è?
Se è “forse soffriva di depressione” questo post non fa per voi. Smettete di leggere qua.
Se invece vi ponete altre domande, allora andate pure avanti nella lettura.
Premetto che non conoscevo personalmente Dario Desiglioli e quindi tutto ciò che scriverò potrebbe rivelarsi sbagliato, in ogni caso lo scrivo lo stesso.
E premetto anche che per me, pur essendo cresciuto a fare il chierichetto, il suicidio è un atto di grandissimo coraggio. La vita è mia e me la tolgo quando voglio.
Dario può anche essersi suicidato perché gli è morto il gatto, dal momento che, ripeto, non lo conoscevo a sufficienza per poter dire che no, non avrebbe mai potuto compiere l’estremo gesto che ha compiuto.
Ma a pensarci bene anche se fossi stato suo amico fraterno non saprei darmi spiegazioni.
Quando sui giornali di carta e online leggo la notizia, però, preferirei leggerla così: “Dario Desiglioli si è suicidato. Il noto blogger, titolare di Servellu.it, aveva 35 anni”.
Quando arrivo a leggere che “forse soffriva di depressione per la morte del padre avvenuta due anni fa” cominciano a girarmi le palle.
E continuano a girarmi quando leggo che “avrebbe lasciato un messaggio scritto al computer”.
Ripeto: bisognerebbe essere stati vicinissimi a lui per capire cosa lo ha spinto a farlo, ma come ho già detto, forse neanche in quel caso si riuscirebbe a capire.
Solo che dopo un bel po’ di smarrimento, invece di scrivere cazzate come quelle che ho letto qua e là, mi viene da chiedermelo lo stesso.
E mi vengono i brividi.
Potremmo essere stati tutti noi, chi più, chi meno a dargli il motivo.
Forse perché si aspettava più solidarietà da parte nostra, da me per primo. Nella sua “resistenza” lo abbiamo lasciato solo, forse abbiamo sottovalutato ciò che scriveva o, tutti presi da Facebook e altre distrazioni di massa varie, non abbiamo riflettuto a sufficienza su ciò che ci comunicava.
Potrebbe essere la perdita del padre. Ci sta, ma potrebbe essere qualcos’altro.
Per esempio le querele che gli arrivavano per delle belinate: riflettiamoci bene. In rete gira di tutto e se personaggi un po’ più “pubblici” si mettessero a querelare chi li critica aspramente, sarebbero tutto il giorno dall’avvocato.
Oppure, a spingerlo, potrebbero essere stati coloro che lui “denunciava”: i delinquenti di Diano Marina e i loro compari che ormai sono conosciuti da tutti.
Non mi interessa nemmeno stabilire se si è suicidato o se è stato suicidato. Il fatto è che Dario non è più fra noi. E tutti quelli che adesso ne scrivono, blaterando di “crisi depressive”, sono colpevoli come noi. Ne parlano adesso, ma anche loro lo hanno lasciato solo, forse, e sottolineo forse, quando invece avrebbe voluto più seguito, più consenso, più riscontri.
Quando leggete di qualcuno che si è tolto la vita perché “soffriva di depressione”, fatevi un favore: chiedetevi, nel caso, quali sono state le cause della sua depressione.
Grazie.
E grazie,  Dario: ti leggevo con costanza e con ammirazione e mi mancherai moltissimo.

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25 gennaio giornata di Antonello Ranise [Forza Italia]

scritto da Angelo Amoretti il 26 gennaio 2015 ore 19:01

Antonello Ranise, il coordinatore provinciale di Forza Italia, ieri si è scatenato.
In una intervista [o comunicato? vai a sapere] al Secolo XIX ha dato inizio alla campagna elettorale per le regionali che “si prevede molto infuocata e senza esclusione di colpi, spesso anche sotto la cintura“.
E’ proprio quello che vorrei io, ma probabilmente qualcuno lo avrà già avvisato che se cominciano a darsi colpi bassi è facile che al tappeto ci vadano sia il suo partito che quello di Burlando.
Bisognerebbe anche ricordare al nostro combattente concittadino che il suo capo e quello del PD, a Roma, stanno andando d’amore e d’accordo e si fanno favori l’un l’altro che non ti dico.
Il nostro parla poi di “PD litigioso” quando non vede quanto sia litigioso il suo, a Roma, ma forse anche a Genova.
Su quasi tutto ha ragione, intendiamoci, ma se evitasse la manfrina del noi siamo meglio di loro farebbe un figurone.
Il suo candidato preferito è, sorprendentemente, Marco Scajola di cui dice: “Abbiamo un candidato imperiese, Marco Scajola, che ha avuto il merito indiscutibile in questi anni difficili, di essere presente tutti i giorni sul territorio, con un’azione politica di opposizione coraggiosa e incisiva e al tempo stesso costruttiva“.
Probabilmente lo stesso territorio dove lo zio Claudio ha inaugurato un sacco di cose insieme al suo omonimo del Partito Democratico.
Di slancio, poi, Ranise è tornato sulla questione del Porto [Sanremonews] e in pratica adesso lui e tutti quelli come lui, cavalcano l’onda dicendo che si è persa un’occasione per lo sviluppo della città ecc.ecc.
Ha ragione anche in questo, solo che saprà meglio di me che ci sono state delle indagini e che una volta chiuse si è passato agli arresti e agli avvisi di garanzia.
Dopodiché ai processi in cui gli imputati sono stati assolti.
E certo che sì: c’è da riflettere molto.
Al consigliere Grosso, che giorni fa si domandava in proposito se siamo o no tutti uguali di fronte alla legge, Ranise risponde che lo siamo.
La legge è uguale per tutti, chi la interpreta, qualche volta no. Ma è umano e infatti Berlusconi se ne lamentava spesso.

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ISAH e FICA: tutti accontentati

scritto da Angelo Amoretti il 14 gennaio 2015 ore 18:22

Preso dalla vicenda primarie, mi ero fatto sfuggire la questione delle nomine nei consigli di amministrazione dell’ISAH [Centro di riabilitazione polivalente] e della FICA [Fondazione Istituto Cristoforo Anselmi] che gestisce l’asilo di Caramagna. Ed è stato un peccato perché, purtroppo, con il massimo rispetto dei nominati e del nominante, la faccenda dimostra che il vento non è poi così tanto cambiato.
La distribuzione dei “posti” – meno male che sono a titolo gratuito, altrimenti ci sarebbe poco da ridere – è la classica dimostrazione che il famoso manuale Cencelli di democratica e cristiana memoria, è ancora nei cassetti di qualcuno.
Voglio pensare che non sia in quelli di Capacci, ma, al limite, in quelli di qualcuno che magari non trovi neppure in Comune, ma tant’è: presidente dell’Isah è stato nominato Stefano Pugi che per Strescino andrebbe a perdersi.
Non dubito che Pugi, avendo fatto il bagnino in un hotel prima e in una spiaggia privata poi, pulendo, tra una cosa e l’altra, qualche cabina, abbia l’esperienza adatta per fare il presidente di qualcosa, ma insomma, forse si poteva trovare qualcuno con qualche competenza in più.
Certo che, comunque, farà il suo lavoro come Dio (o Strescino) comanda, lo saluto cordialmente e gli auguro buona presidenza. Ciao, Pugi ti vedevo meglio alla FICA, comunque!
Il contentino è stato dato anche alla mitica Tiziana Martini, del Partito Democratico.
E’ mitica perché è renziana della prima ora (qualcuno però le dica che il fenomeno fiorentino ha vinto le primarie perché ancora ieri, sottolineo ieri, mi è arrivato l’invito a cliccare “mi piace” sulla pagina Facebook “Imperia per Matteo Renzi” che ha raggiunto la ragguardevole cifra di 75 likes) e alle comunali correva in coppia con Beppe Franciosi (ai tempi un socialdemocratico “usa e getta”, ora pare che abbia capito come funziona): solo che lei ha avuto 136 preferenze, Beppe (che peraltro fu uno dei primi, se non il primo, a scaldarsi per Renzi) 75. Qualcosa non ha funzionato e Beppe lo ha capito.
Dal momento che per legge anche l’opposizione ha diritto a una cadrega o due, con Pugi e Martini è stato nominato Vincenzo Garibbo di Fratelli d’Italia, che era nella lista La Svolta di Casano.
A completare il quadretto mancano il nominato della Regione e quello del Comune di Dolcedo.
Non conosco i nominati alla FICA (Antonio Pellitteri di “Imperia di tutti, Imperia per tutti” basta che se magna e Antonio Ereddia) quindi non ho altro da aggiungere se non gli auguri a tutti i menzionati.

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Raffaella Paita ha vinto le primarie del Partito Democratico

scritto da Angelo Amoretti il 13 gennaio 2015 ore 17:36

Raffaella Paita ha dunque vinto le primarie del Partito Democratico e sarà candidata a governare la Liguria alle prossime elezioni regionali.
Si dovrebbe dire “la candidata del centrosinistra”, ma tra le tante cose che non mi quadrano, in questa farsa delle primarie, c’è il comportamento di SEL, tanto per cominciare.
Cioè: quelli di SEL sono andati a votare alle primarie del centrosinistra, dopodiché, visto che non ha vinto quello per cui votavano loro (Sergio Cofferati), dicono che no, in giunta con la Paita non ci stanno. Allora, forse, avrebbero fatto più bella figura se si fossero comportati come Carlo Capacci (Sindaco di Imperia) e la lista Liguria Cambia: loro non avevano un candidato preferito, stavano alla finestra a vedere chi avrebbe vinto per poi dire “Stiamo con lei (o lui)”.
Tant’è vero che il giorno dopo, con le bocce ancora un po’ in movimento, hanno subito emesso un comunicato che sembrava scritto qualche settimana fa:

[...] “Liguria Cambia, forza di ispirazione moderata facente parte della Coalizione che ha promosso le Primarie, intende aderire al programma di governo per la Regione Liguria promosso dal Canditato ……[...]

E’ bastato aggiungere il nome del vincitore al posto dei puntini e poi diramarlo.
E ancora più bella figura ha fatto Rifondazione Comunista che perlomeno si è sottratta a questa farsa e ha invitato gli elettori a starsene a casa.
Sui presunti “scandali ai seggi” vi invito a leggere l’articolo di Marco Travaglio apparso su il Fatto Quotidiano di oggi, che la spiega meglio di come farei io.
Se lo avete già letto, saltatelo e continuate più sotto.

Per quanto incredibile, è successo veramente. Mentre Matteo Orfini, commissario inviato da Matteo Renzi (inviato si fa per dire: non s’è mai mosso da Roma Prati da quando aveva i calzoni corti) a bonificare il Pd romano coinvolto in Mafia Capitale col contorno di tessere false e primarie truccate per scongiurare ogni cambiamento, in Liguria il Pd bandisce le primarie per il candidato governatore con le stesse non-regole che han prodotto lo scandalo romano.
E infatti sortisce lo stesso risultato: plotoni di cinesi, ecuadoregni e maghrebini, ma soprattutto orde di scajoliani, ex fascisti e berlusconiani (doc o travestiti da alfanidi) assiepati ai seggi per fare da scudi umani all’Ancien Régime. Cioè al blocco di potere dei due Claudii – Burlando e Scajola – che da almeno dieci anni fa il bello e il cattivo tempo (soprattutto quando piove) e che solo qualche ingenuo poteva vedere in declino per le note disavventure che hanno azzoppato i due Diarchi.
Altro che viale del tramonto: è bastato un colpetto di maquillage, rimpiazzando l’ormai incandidabile governatore Gerundio con la sua fedelissima Raffaella Paita, indimenticabile assessora alla Protezione civile e alla Difesa del suolo (sic) letteralmente desaparecida nei giorni fangosi e luttuosi dell’alluvione, per garantire l’assoluta continuità col recente passato degli affari, delle cementificazioni e dei dissesti idrogeologici elevati a sistema.
Il vero sconfitto non è tanto Sergio Cofferati che – diversamente dalla giunta Burlando – non è mai stato neppure sfiorato da scandali giudiziari nei quattro anni da sindaco di Bologna, né personalmente né con i suoi assessori), e ciononostante – o forse proprio per questo – perde in tutte le province fuorché nella città di Genova.
No, il vero sconfitto è soprattutto la speranza di cambiamento di tanti cittadini che però, anziché andare a votare, se ne sono rimasti a casa. Lasciando campo libero alle truppe cammellate che hanno deciso la partita. Una partita ben più importante delle primarie del Pd, visto che il centrodestra ha praticamente rinunciato a giocare: dunque il vincitore sarà il nuovo governatore della Liguria.
Nessuna sorpresa: il rischio che a decidere il candidato del Pd fossero forze estranee al Pd era stato ampiamente denunciato da giornali ed esponenti dello stesso partito. Resta da capire perchè Renzi e il gruppo dirigente non abbiano deciso di fermare le bocce e di concordare regole trasparenti per prevenire i prevedibilissimi imbrogli.
Sarebbe bastato, per esempio, anche alla luce delle primarie taroccate a Napoli, Palermo e Roma, limitare l’accesso ai gazebo agl’iscritti al Pd e alle altre forze della coalizione, dopo aver bloccato il tesseramento due o tre mesi prima del voto. Ma evidentemente si voleva che le cose andassero proprio così: la Paita, in quanto burlandiana, è anche renziana, e ci siamo capiti. Delitto premeditato.
Ora si vedrà se, come afferma Cofferati, c’è materia per la Procura della Repubblica. Ma basta e avanza lo spettacolo a cui i presenti hanno assistito domenica. La vincitrice fa la finta tonta: “Dov’è il problema? Gli stranieri vogliamo farli votare o no?”. Se fossero cittadini italiani, la risposta è sì. Ma l’impressione è che i cinesi, i sudamericani e i nordafricani assiepati ai seggi liguri non lo fossero. E allora che senso ha che possano condizionare, magari dietro congruo incentivo, elezioni a cui non parteciperanno e candidature di un partito a cui non appartengono?
Non un grillino, ma il dirigente del Pd Stefano Zara dice di aver visto “comportamenti da criminalità organizzata”. Espressione che fa il paio con le parole pronunciate dalla futura ministra Marianna Madia nel 2013: “A Roma, facendo le primarie parlamentari, ho visto – non ho paura a dirlo – delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. Nessuno le domandò a che si riferisse. Ci pensarono poi i carabinieri e i giudici a spiegarlo, con le intercettazioni di Buzzi, Carminati e Odevaine. Che si fa, in Liguria: si interviene subito o si aspetta la prossima retata?
Marco Travaglio – il Fatto Quotidiano

A me fanno tenerezza i cosiddetti “delusi” del Partito Democratico che “minacciano” di fare coalizione con SEL e la sinistra perché dopo le tante minacce post primarie nazionali che in sostanza lasciarono le cose come stavano, non me li vedo uscire da un partitone, dove una careghetta possono sempre dartela, per andare in un partitino che su una careghetta, se va bene, devono sedersi in due o tre.
Quindi il popolo di sinistra non si faccia illusioni.
Ci sarebbe da fare un piccolo appunto sulla visione del mondo nel XXI secolo da parte di Tsipras e Syriza, ma lo lascio fare a Lameduck sul suo blog.
Ciò detto, con non poco dispiacere, (perché sono d’accordo che la Paita rappresenti il Burlando ter che, diciamocelo, non è che abbia governato alla grande, a parte girare di continuo nei comuni dell’entroterra, molti dei quali, poi, sono scivolati a valle alle prime e seconde piogge, e a costruire porticcioli qua e là vuoti come gusci d’uovo) non sopporto che uno come Marco Melgrati dica che le primarie siano state “taroccate”. Non sopporto che sia lui a dirlo, che sta in un partito che è il più taroccato del mondo occidentale: Forza Italia.

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Pino Cipolla, biografia non autorizzata

scritto da Angelo Amoretti il 10 gennaio 2015 ore 15:35

Un libro su Pino Cipolla, la sua storia, la storia di un imprenditore oleario finito in una odissea giudiziaria alla fine degli anni Novanta. L’ascesa, l’onta del carcere e la caduta di un “Houdini” dell’economia come era stato definito, che ha saputo rialzarsi dopo un periodo travagliato.
La sua giovinezza vissuta tra Genova e Imperia, gli studi, le amicizie e gli amori, i primi impieghi, il ritorno nel capoluogo, l’acquisto dell’oleificio Borelli, la joint – venture con la Nestlé, la “guerra” con la Fratelli Carli per la leadership economica cittadina gli intrecci con il mondo politico locale.
Un instant – book stampato dalle “Grafiche Amadeo” di Chiusanico, ricco di dati e di documentazione fotografica nel quale vengono raccolte, tra l’altro, anche testimonianze di coloro che hanno assistito da vicino alla genesi e al crollo dell’impero economico.
Sullo sfondo il suo grande amore, l’Imperia calcio riportata tra i professionisti nell’entusiasmo generale, impresa mai più riuscita a nessuno.

L’AUTORE.

Diego David, giornalista, nato a Genova nel 1969, lavora a “Il Secolo XIX” di Imperia per il quale si occupa di cronaca cittadina. In precedenza ha collaborato con “Il Corriere Mercantile-Gazzetta del Lunedì”, “Il Giornale”, “La Riviera”, “Radio 103” e al sito web “Sanremonews”. E’ stato addetto stampa del Comune di Imperia tra il 2000 e il 2009. Chiamato da Pino Cipolla nel 1999 ha ricoperto il ruolo di responsabile dei rapporti con i media del Gruppo Borelli e dell’Imperia calcio.

Il libro è reperibile presso le edicole Mietto in Via Cascione a Porto Maurizio e Merello in via XXV aprile a Oneglia.

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Silvana Tizzano è il nuovo Prefetto di Imperia

scritto da Angelo Amoretti il 6 gennaio 2015 ore 16:55

Silvana Tizzano è il nuovo Prefetto di Imperia e il Secolo XIX l’ha intervistata.
Intonando la nota canzone di Lucio Battisti, le auguro buon lavoro e buona permanenza.

Dottoressa Tizzano che idea si è fatta di questa provincia?

«Ho incontrato subito il presidente della Provincia, il sindaco di Imperia, i vertici delle forze dell’ordine per fare il punto sulle problematiche più importanti, per avere una visuale ampia e vicina al reale».

Il suo approccio?

«Sono molto aperta verso il prossimo, il sangue partenopeo non mente. Ho per formazione, per modello e per esperienza concreta un atteggiamento di mediazione, di vicinanza verso la cittadinanza.
Sarebbe presuntuoso da parte mia dire che ho capito quali siano le priorità: sicuramente è presente una forte disponibilità al dialogo, al confronto, questo è un obiettivo della mia attività. Un confronto non solo normativo ma anche dettato dal buon senso».

Come pensa di muoversi?

«I problemi mi sono stati illustrati, credo bisognerà individuare strade propositive tenendo conto delle priorità che si presentano. In questo momento più che mai c’è bisogno di un ruolo super partes, vengo da una lunga esperienza nel sud Italia dove la prefettura è vista come istituzione di riferimento essenziale per la popolazione. Lo stesso deve esserci nelle città del nord, il nostro ruolo è quello di avvicinare il cittadino allo Stato. La prefettura non è un palazzo di vetro, lontano dalla realtà quotidiana, è invece un ente trasparente e disponibile».

Come far arrivare questo tipo di messaggio?

«A maggior ragione è importante un rapporto franco e aperto. L’ho detto, voglio conoscere questo territorio, scoprire i comuni che lo compongono».

Tra i suoi incarichi si è occupata di emergenza e di protezione civile. Questo è un territorio a rischio.

«In base alla mia esperienza occorre ci sia un’azione di prevenzione efficace, naturalmente non posso non sottolineare che siano le risorse ad essere fondamentali ma esistono anche metodi di programmazione e di organizzazione a costo zero per indirizzare la popolazione – e gli amministratori – verso comportamenti corretti. Si può lavorare molto su questo».

Che cosa la preoccupa?

«Mi impensierisce la novità del mio incarico,un territorio che non conosco affatto. Parto da zero, non conosco nessuno. E sono lontana dalla mia famiglia. Ho iniziato subito a studiare per individuare la direzione da seguire, mi preoccupo soprattutto di riuscire a fare bene il mio ruolo».

La prefettura di Imperia ha ospitato la commissione parlamentare antimafia. Rosi Bindi in quel contesto parlò di Imperia sesta provincia della Calabria.

«A bocce ferme in effetti si potrebbe pensare che questa provincia non possa essere interessata a questo tipo di problemi. Si tratta di un fulmine e ciel sereno, parrebbe un territorio immune.
Non azzardo valutazioni, credo che esistano gli strumenti per mostrare con determinazione il ruolo dello Stato. I protocolli anti-corruzione – anche i più innovativi – possono essere adattati a questa realtà e subito attuati. Anche per quanto riguarda la lotta alla criminalità è fondamentale un contrasto mirato e un nuovo impulso».

I primi impegni di questo 2015?

«Si parte con la vertenza Tradeco, poi ho programmato incontri e riunioni operative con le forze dell’ordine».

Un saluto ai cittadini imperiesi?

«Comincio con entusiasmo questa nuova avventura in provincia di Imperia, saluto amministratori, magistratura, forze dell’ordine, autorità religiose, scolastiche, sindacali e coloro che con le proprie attività contribuiscono al progresso di questo territorio. Mio fermo proposito sarà quello di operare al servizio di questa terra, assicurando assiduo impegno, costante sensibilità e attenzione, per garantire soprattutto in questo momento di disagio sociale la sicurezza e la pacifica convivenza. Auguro a tutti un nuovo periodo di benessere, di ripresa, per raggiungere gli obiettivi auspicati».

Milena Arnaldi, Il Secolo XIX

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L’intervista de Il Secolo XIX a Sergio Cofferati

scritto da Angelo Amoretti il 30 dicembre 2014 ore 18:09

Questo post è datato, ma lo pubblico lo stesso e riporto l’intervista rilasciata da Sergio Cofferati a Milena Arnaldi , pubblicata sul Secolo XIX del 16 dicembre scorso.
Sergio Cofferati non mi è particolarmente simpatico: era stato eletto eurodeputato anche con i voti del nostro Ponente, ma da queste parti si è visto pochissimo.
Quando è tornato, l’altra volta, deve essersi fatto spiegare bene dove è la nostra città e, a seguito della sua prima apparizione, tra l’altro, c’era stato un siparietto che la dice lunga sulla trasversalità, solitamente chiamata “democrazia”, che c’è nel partito democratico. Era successo che Giovanni Barbagallo, assessore di Burlando, era andato ad applaudire il “cinese” (come da anni è soprannominato Cofferati) e Giancarlo Manti (consigliere regionale Burlandrenziano) se ne era lamentato. Anche perché la lotta in casa Pd, che tra i tesserati online ha anche un certo Mussolini Benito da Predappio, si fa dura. Poi Mannoni ha messo a posto tutto.
I giovani di Bologna, quelli che non erano figli di papà al tempo di quando era sindaco della loro città, credo non abbiano di lui un buon ricordo.
In ogni caso, a parte le mie brevi considerazioni del tutto personali, ripropongo l’intervista, tanto per sapere cosa se ne pensa in giro.
Nel frattempo c’è stato l’endorsement di Claudio Scajola a favore di Cofferati, mentre i suoi ex amici pare siano orientati a votare la signora Paita.
Riccardo Giordano invita a riflettere su ciò, Cofferati, in un tweet, ha scritto che non ha mai chiesto i voti di Scajola, anche se probabilmente li avrà a sua insaputa e Alessandro Lanteri, segretario cittadino del PD sanremese, prova a smontare le tesi di Giordano.
Tutto questo, con la questione del tesseramento, dovrebbe portare a una seria riflessione sulla reale credibilità delle primarie, soprattutto da parte dei dirigenti del PD perché, tra l’altro, non trovo simpatico vedere nei seggi a votare filippini o pakistani che di solito vendono ombrelli e rose.

«Costruirò una coalizione di centro sinistra e non voglio alcuna alleanza con gli ex fascisti».

Lontano dalla politica delle larghe intese Sergio Cofferati, candidato alle primarie del Pd e competitor di Raffaella Paita e Massimiliano Tovo per decidere chi correrà per le regionali della Liguria, ieri a Imperia per un incontro organizzato da Sel all’Auditorium della Camera di Commercio, mette le cose in chiaro e come primo pensiero esprime “qualcosa di sinistra”.

Cofferati in quale anima del Pd si identifica?

«Credo si debba tornare a fare la politica come deve essere fatta. Il governo nazionale non può essere preso come riferimento».

Quindi chi correrà con lei per la Liguria?

«Trovo assurdo che la destra interferisca nelle scelte del centro sinistra: se io voto centro sinistra voglio che governi quell’area».

Quindi?

«In questa competizione sono accompagnato da persone del mio partito che la pensano come me e da chi riconosce in me il cambiamento, penso ad esempio al sindaco di Savona Federico Berruti.Pensiamo a costruire un progetto per la Liguria fuori dal dibattito della politica nazionale, quindi dialogo aperto per creare una coalizione di centrosinistra che comprenda il centro riformista di tradizione cattolica e le varie anime della sinistra».

Da dove intende partire?

«Occorre cambiare orientamento all’amministrazione regionale e quindi discostarsi da chi ha avuto la responsabilità del governo precedente».

Si riferisce a Lella Paita?

«Essendo assessore in carica è la candidata del presidente uscente. La nuova storia la può scrivere soltanto chi non è stato coinvolto nella precedente».

Perché i liguri dovrebbero votare Sergio Cofferati?

«Chi voterà Cofferati è un elettore che pensa che un cambiamento sia necessario:l’alternativa è o andare avanti sulla strada che ha portato a questo stato drammatico di rapporti oppure scrivere un’altra storia».

Quali sono le priorità?

«La priorità assoluta è l’ambiente. In questo ambito la Regione ha responsabilità molto gravi e non parlo solo di scolmatore e di coperture di torrenti.Parlo di quanto è stato fatto per preservare il territorio, delle azioni fortemente negative come il regolamento in deroga per le costruzioni in prossimità dei rii».

Lei che cosa intende fare?

«Serve una legge per regolare l’uso del suolo a imitazione di quella della Toscana».

L’emergenza imperiese?

«Credo sia l’isolamento, la priorità è il raddoppio ferroviario inteso come il completamento di una linea ferroviaria che unisca la Liguria e la metta in comunicazione con la Francia. La limitazione infrastrutturale del ponente è la prima motivazione del mancato sviluppo».

E poi?

«Il turismo. Ci sono potenzialità immense ma non c’è un progetto e va rapidamente costruito, un’offerta congiunta tra territorio e qualità dell’offerta. Questa visione è in grado di sviluppare intorno a sè attività manifatturiere, mi riferisco ad Agnesi ad esempio, al settore dell’artigianato, all’agricoltura».

Tutto ruota intorno a un obiettivo insomma…

«Anche l’occupazione potrebbe crescere collegata a quanto detto sull’ambiente, sulla tutela del territorio. Un’edilizia “buona” e non una nuova cementificazione».

E l’emergenza sociale?

«Penso a uno strumento universale, un supporto di garanzia per tutti per chiunque perda il lavoro: un reddito minimo garantito dalla Regione».

Recupero e conservazione di quanto esiste. E le coste?

«Basta con i porti. Non bisogna mettere un mattone in più».

Un’altra emergenza del ponente: i rifiuti

«Non c’è pensiero a lungo termine, non c’è mai stata una politica regionale sui rifiuti. Occorre immediatamente strutturare un piano di smaltimento e come prima cosa stabilire un miglioramento della raccolta differenziata nell’ottica del recupero delle materie. La Concordia ha dimostrato che ci vuole capacità professionale e una tecnologia non inferiore a quella utilizzata per produrre per poter smontare e recuperare».

Il Secolo XIX – Milena Arnaldi, 16 dicembre 2014

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Buone feste!

scritto da Angelo Amoretti il 23 dicembre 2014 ore 18:36

C’è stato qualche “piccolo” inconveniente al blog, ma per fortuna ora pare sia tutto a posto e ne approfitto per fare tanti auguri ai lettori affezionati e a chi passa da qui per caso.

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Buzzi, al fresco per associazione mafiosa, a maggio difendeva Scajola

scritto da Angelo Amoretti il 11 dicembre 2014 ore 18:38

Questa è la lettera in difesa di Scajola che Salvatore Buzzi inviò lo scorso maggio a Il Tempo e che il Fatto Quotidiano ha ripubblicato ieri.
Salvatore Buzzi, iscritto al PD e presidente della cooperativa sociale 29 giugno, è al fresco per le note vicende di Mafia Capitale.
Essere difeso da uno così son soddisfazioni:

Caro Direttore, da giorni imperversa sulle prime pagine di tutti i giornali l’arresto di Claudio Scajola e Chiara Rizzo ma fino ad oggi sebbene abbia letto attentamente le cronache non riesco a capire il motivo per il quale sono stati arrestati. Facendo la doverosa premessa che sono elettore del centrosinistra ed anche un iscritto del PD per sgomberare il campo da equivoci politici, leggo che l’accusa che ha portato all’arresto di Scajola è tentato favoreggiamento nei confronti di Amedeo Matacena, attualmente latitante a Dubai, a seguito di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, per tentare di farlo andare da Dubai in Libano.

Premesso che a Dubai non vi è trattato di estradizione con l’Italia mentre con il Libano esiste e pertanto il tentativo di Scajola sembrerebbe essere quello di far arrestare Matacena più che favorirne la latitanza – visto anche l’attuale arresto di Dell’Utri; premesso questo, non vedo quale sia il motivo che ha spinto la Procura a chiedere l’arresto ed il Gip a concederlo se in realtà è comunque un maldestro tentativo che se anche venisse provato, considerata l’età ed i precedenti, Scajola probabilmente verrebbe condannato ad una pena per la quale non varcherebbe mai le soglie del carcere.

E che dire di Chiara Rizzo, accusata dello stesso reato! Come tutti bene sanno, un congiunto diretto non commette reato se aiuta il marito durante la latitanza, così come non può testimoniargli contro. Il comportamento di Chiara Rizzo è, invece, da portare ad esempio, se nonostante le traversie del marito che lo hanno portato a fuggire dall’Italia gli è restata devota e si è fatta addirittura arrestare per chiarire la sua posizione. Chapeau per Chiara Rizzo e Fortunato Matacena ad avere una moglie così, che non è scappata al primo stormire di fronde, come altre volte abbiamo visto in circostanze analoghe.

Mi stupisco come mai queste mie osservazioni, fatte da molti, non siano apparse sulla stampa. L’arresto di Scajola sicuramente avrà soddisfatto quella parte politica che combatte l’avversario con fare giustizialista; per me, invece, che lavoro da 30 anni in una cooperativa sociale di reinserimento socio – lavorativo di detenuti, il garantismo è da sempre la stella polare, soprattutto in presenza di carcerazione preventiva. In un momento come questo, ove la politica è sempre più screditata e molta lotta politica avviene per via giudiziaria e dalla stampa si plaude sovente all’arresto di personaggi pubblici, ebbene in un contesto come questo, per quanto possa apparire impopolare, dobbiamo avere il coraggio di affermare che la libertà individuale è un valore assoluto e mai negoziabile e che non c’è un fine che possa giustificare il mezzo.”

Salvatore Buzzi
Presidente Cooperativa Sociale 29 Giugno

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L’On. Giovanni Toti [Forza Italia] a Imperia

scritto da Angelo Amoretti il 4 dicembre 2014 ore 12:09

Toti, con una “t” e senza la stampella, domani sarà a Imperia: il comitato di accoglienza è fitto di “ing.” e di “dott.” eppure un profano come me, se fosse di Forza Italia, sarebbe portato a pensare che l’accoglienza dovrebbe essere a base di cachi.
Perché Toti, lo ricordo a chi l’ha scordato, è colui che, “uscito da sotto un cavolo*”, disse in tivù che l’eventuale candidatura di Claudio Scajola alle europee, “sarebbe stato un danno*”. E per il nostro concittadino fu “una coltellata in una ferita*”. Poi sappiamo come è andata.

Ma la politica è cambiata: adesso arriva quello uscito da sotto il cavolo e si stringono tutti attorno a lui. Quell’altro se ne sta sotto l’asparago, magari pensando a Lady Matacena, con i cuoricini che gli fluttuano dagli occhi.
Ma c’è la possibilità che questa accoglienza possa servire a riaprire la porta al coltivatore indiretto: con questi chiari di luna, se supererà la prova Matacena (il marito della Lady, per capirci), gli si apriranno praterie sconfinate perché potrà dire che sì, c’è del peggio oltre a lui.
Lo vedete che non ne verremo più fuori?
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