Claudio Scajola fuori dalle liste per le elezioni Europee

scritto da Angelo Amoretti il 16 aprile 2014 ore 23:10

Adesso si scatenerà l’inferno: chi farà votare, Claudio Scajola?
Conoscendo il suo temperamento mi aspetto di tutto e scommetto che stanno già avvenendo accordi sotto traccia a nostra insaputa.
Cosa chiederà in cambio l’escluso eccellente?
Analizzata dal suo punto di vista: “Perché io no e tutta quella massa di “marroni”, come li definisce il Fatto, sì?”
Vedremo alle elezioni.

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Per qualche voto in più

scritto da Angelo Amoretti il 12 aprile 2014 ore 21:30

Quando lo scorso 1° aprile lessi questa notizia pensai si trattasse del classico pesce, invece solo oggi ho avuto la conferma che era tutto vero.
In sostanza Giuseppe Fossati, consigliere comunale di opposizione di “Imperia Riparte”, si faceva portavoce di due personaggi che se definisco “fascisti” credo non si offendano, essendo uno di Forza Nuova e l’altro colui che allegramente, anni fa, espose da una finestra del liceo Vieusseux la bandiera della Repubblica Sociale Italiana.
Cosa chiedeva, il Fossati? Che fosse presa in considerazione la proposta dei due fascisti in questione di intitolare uno spazio pubblico a ciò che definiscono “l’eccidio di Costa d’Oneglia“.
Quando l’ho letta ho fatto un salto sulla sedia, ma ripeto: speravo che fosse un pesce d’aprile. Invece non lo era e la faccenda, che a mio avviso è di sostanziale importanza, è passata sotto pesantissimo silenzio, ma il bello doveva ancora venire.
Giuseppe De Bonis, assessore del PD nella giunta di maggioranza, che in consiglio comunale non aveva mai parlato fino a quel momento, ha detto: “Va bene”.
Per fortuna (o per disgrazia, a seconda dei punti di vista) in commissione toponomastica c’è chi ha i piedi un po’ più piantati per terra e per dare un colpo alla botte e l’altro al cerchio, pare abbia deciso di mettere una targa dalle parti delle Carceri, in ricordo di tutte le vittime civili della seconda guerra mondiale.
A seguito della vicenda, alcune domande mi sono sorte spontanee:
Per quale motivo il liberal/repubblicano Fossati, come lui stesso si definisce, insiste nel mescolarsi con i fasci (vedi la question time, la partecipazione alla manifestazione di Forza Nuova in commemorazione delle vittime delle foibe e la visione particolare della vicenda dei forconi, per fare tre esempi)?
Il suo maggiore sponsor durante la campagna elettorale, nella fattispecie l’On. Vittorio Adolfo, che proviene da una famiglia antifascista, avendo lui stesso avuto un parente partigiano trucidato dai fasci durante la Resistenza, gradisce o no questo comportamento?
Pensa, il Fossati, così facendo, di prendere venti o trenta voti in più alle prossime elezioni?
Lasci perdere i neri, al limite glieli faccio prendere io: ho un pacchetto di venti voti, senza filtro, che da qui alle prossime elezioni potrebbero diventare 25.
Il PD non ha ancora fatto indigestione di rospi? Mica per altro: a forza di ingoiarne, alla fine si rischia di star malissimo.
I dirigenti del PD hanno strigliato un po’ il compagno De Bonis o va tutto bene così?
Qualcuno mi dirà: “Quanto sei ingenuo, Angelo! Basta vedere con chi stanno in maggioranza!”. E’ vero, ma pensavo che si fossero dati un limite e mi sbagliavo perché per quanto mi riguarda è oltrepassato da mò.
In ogni caso, riassumendo: il Fossati potrà sempre farsi bello dicendo che l’Assessore gli ha dato il benestare, ma venticinque voti fascisti valgono il gioco?
De Bonis lo ha preso in contropiede perché gli ha detto “OK”, ma lo sa che Imperia è medaglia d’oro della Resistenza?
La commissione toponomastica ha annacquato il tutto, con l’idea della targa ai civili caduti durante l’ultima Grande Guerra.
L’unica, a mio giudizio, che da questa storia esce indenne.

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Un imperiese che corre

scritto da Angelo Amoretti il 6 aprile 2014 ore 19:11

Benedetto Adolfo, che in questa foto di Riviera24 vediamo in azione durante una passata Maratona al Monte Faudo, ha partecipato con un ottimo risultato all’ennesima gara in giro per il mondo.

Oggi, infatti, ha corso la 38a  maratona di Parigi, terminando al 18.807° posto con il ragguardevole tempo di 4 ore, 8 minuti e 57 secondi.
Come sapete Adolfo è dirigente provinciale e alla fine dell’anno andrà in pensione,  per cui c’è il forte rischio che inizi a correre senza più fermarsi.
A parte gli scherzi, dal momento che lo conosco personalmente, gli faccio i miei sinceri complimenti.

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Imperia contro le mafie

scritto da Angelo Amoretti il 5 aprile 2014 ore 17:36

Giovedì scorso a Imperia sono avvenuti due fatti importanti, per quanto riguarda la lotta alla mafia: gli attivisti di Scorta Civica, che su tutto il territorio nazionale chiedono che vengano potenziate le misure di sicurezza nei confronti del Magistrato Nino Di Matteo, hanno fatto un presidio davanti alla Prefettura e il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha tenuto una “lectio magistralis” al Polo Universitario per gli studenti di Giurisprudenza.
Ne ha scritto Diego David su il Secolo XIX di ieri e riporto l’articolo.
Su La Stampa, purtroppo, non ho trovato nulla al riguardo.
Pare che il Procuratore abbia anche detto che le misure di sicurezza per Di Matteo non hanno bisogno di ulteriori potenziamenti. Ne prendo atto e approfitto per chiedere se magari non sia il caso di preoccuparsi un po’ di più, con tutto il rispetto per Di Matteo, di Christian Abbondanza, uno che sta dando un grande contributo alla lotta alle mafie in Liguria e non solo.

AL GRANDE APPUNTAMENTO NEL POLO UNIVERSITARIO DI IMPERIA TANTI STUDENTI E MAGISTRATI
«C’è la tendenza a negare la presenza delle cosche»
La lezione del capo dell’Antimafia Roberti. Assente il procuratore Geremia

«È solo alimentando la cultura della legalità che si fa capire a questi criminali che è il caso che se ne stiano a casa loro, oppure, se vengono, devono vivere onestamente come, del resto, fanno tanti loro concittadini».
È stato questo il messaggio, dall’accento colloquiale non certo istituzionale, che il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha lanciato agli studenti di Giurisprudenza del Polo universitario di Imperia, intervenuti alla lectio magistralis tenuta dal successore di Pietro Grasso sul funzionamento della Procura nazionale antimafia e delle ventisei procure distrettuali, conferenza che ha chiuso il ciclo di seminari dedicati alla criminalità organizzata dell’Ateneo, scuola di Scienze sociali. Il riferimento di Roberti è stato sollecitato da una domanda sulle infiltrazioni mafiose in Liguria, in particolare nel Ponente ligure, dopo la sequela di attentati, inchieste, arresti, processi e lo scioglimento dei consigli comunali di Bordighera e Ventimiglia per condizionamenti da parte della criminalità organizzata.
«L’attenzione in questo territorio è massima e deve rimanere ai massimi livelli – ha sottolineato con forza Roberti – come è testimoniato dalla mia stessa presenza oggi qua e dall’importante processo in corso a Imperia. Occorre che il livello di guardia sia mantenuto alto, perché in Liguria la situazione non è troppo dissimile da quella che caratterizza regioni come il Piemonte e la Lombardia. La globalizzazione, le nuove tecnologie e soprattutto la debolezza dei mercati finanziari hanno favorito la penetrazioni delle organizzazioni criminali mafiose nelle regioni del Nord e anche in altri paesi europei. Il problema dei problemi oggi è proprio la capacità delle organizzazioni criminali di andare a infiltrarsi e colonizzare territori diversi da quelli di origine».
Ad ascoltare le parole del procuratore nazionale antimafia, c’erano, in prima fila, anche il sostituto procuratore nazionale antimafia, la genovese,originaria di Ventimiglia Anna Canepa e il pm di Imperia Roberto Cavallone. Mentre si è notata l’assenza del procuratore capo Giuseppa Geremia, che proprio sulla questione mafia era stata direttamente bacchettata in una sua relazione dalla direzione nazionale.
Orlando Botti, che insieme agli aderenti imperiesi di “Scorta Civica”, l’associazione che chiede di potenziare i sistemi di sicurezza personale al magistrato Nino Di Matteo, ha srotolato uno striscione e ha chiesto a Roberti come sia stato possibile che due ex ministri dell’Interno (Claudio Scajola e Roberto Maroni) abbiamo potuto affermare che «nel Ponente la mafia non esiste»?
«Se i ministri dell’Interno–ha risposto Roberti– hanno manifestato una qualche volontà di sottovalutazione del fenomeno è un problema loro. Può essere che non fossero stati bene informati, ma, c’è, effettivamente, una tendenza negazionista, forse per non provocare ulteriori danni all’immagine, al turismo, all’attrazione di investimenti stranieri.Le indagini, però,hanno portato alla luce una realtà ben diversa. È evidente che era stata fatta una valutazione sbagliata». «Il vero problema nel Ponente oggi – ha concluso Roberti, che alla fine degli anni Novanta e poi nel 2006 era stato a Imperia per coordinare le indagini su un clan legato al boss della camorra Michele Zaza interessato a infiltrarsi alle case da gioco di Sanremo, Mentone e Nizza– è la criminalità organizzata calabrese, i cui esponenti spesso discendono da famiglie emigrate in Liguria da generazioni che non hanno mai interrotto i rapporti».

Diego David – Il Secolo XIX, 4 aprile 2014

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Il calendario di aprile al Teatro dell’Attrito

scritto da Angelo Amoretti il 5 aprile 2014 ore 17:14

Ecco il calendario di aprile del Teatro dell’Attrito:

Ulteriori info sulla pagina Facebook

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La guerra di Piera

scritto da Angelo Amoretti il 4 aprile 2014 ore 12:54

La consigliera comunale Piera Poillucci, che in alcune immagini sui portali locali è indicata come appartenente al Popolo delle Libertà, mentre lo sanno cani e gatti che è passata a Forza Italia (che non ha assolutamente nulla a che vedere con il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano), lotta come una leonessa, sia durante il consiglio comunale che dopo, rilasciando comunicati stampa ogni due per tre. Si direbbe che abbia ingaggiato una sorta di gara con Giuseppe Fossati, il consigliere comunale di Imperia Riparte (che non ha niente a che vedere né con Forza Italia, né con il Nuovo Centro Destra: sono tre cose completamente diverse) che peraltro qualcosa ha ottenuto: sono stati rimossi i cartelloni alla Marina che pubblicizzavano una città limitrofa. L’assessora competente, Enrica Fresia, non se n’era accorta. Strano, perché anche i gabbiani e i laxerti avevano preso la via del west. E per far due cartelloni decenti per mascherare i lavori in corso, sarebbe bastato chiedere a Fijodor e ai suoi amici: sarebbero venuti da quella città limitrofa a guardarli! Ma lasciamo perdere e ritorniamo al discorso Poillucci che stavolta l’ha combinata grossa.
Rivolgendosi alla maggioranza (che non ha niente a che vedere con la minoranza, sono due cose completamente diverse) ha sbottato, in ponentevisione: “Siete una banda di buffoni!”
Se ci fosse stata la compagna Boldrini, a presiedere il Consiglio, l’avrebbe espulsa in men che non si dica, ma siccome c’è Strescino a dirigere l’orchestra, la nostra non ha neppure beccato un cartellino giallo. Perché Strescino tollera.
I “buffoni” naturalmente si sono risentiti e anche io li ho risentiti, solo che su youtube si sente maluccio, quindi approfitto dell’occasione, se mi è permesso, per chiedere a chi fa le riprese televisive:

1) alzare il volume;
2) se non costa troppa fatica, oltre a orientare la videocamera a destra o a sinistra, roteare anche l’obiettivo, così, ogni tanto, giusto per avere qualche primo piano che non ci starebbe male quando parlano Annoni o la Ester, per dirne due a caso e per par condicio.

In ogni caso, alla fine, le acque si sono calmate e mi permetto, anche se lei è avvocato e sa parlare meglio di me, di consigliarle di usare altri termini, diciamo così, più carini, tipo:

1) Siete diversamente competenti;
2) Fate ridere i polli e anche le pollastre;
3) Non sapete che pesci prendere e non siete neppure capaci a pescare, per dirla tutta;
4) Ricordatevi che Renzi ha iniziato facendo il sindaco di Firenze e guardate che fine ha fatto;
5) Dove andiamo, dopo, a mangiare le pizza?

P.S. Si può riavere la Aimo?

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Toti [in tuta] brucia Scajola, ma lui non ci sta

scritto da Angelo Amoretti il 2 aprile 2014 ore 17:08

Ieri, a seguito di questa notizia avevamo fatto tutti, chi per un verso, chi per l’altro, un salto sulla sedia: come?! Toti brucia Scajola?!!
E oggi, sul Corriere della Sera, c’è questo articolo che riporto:

Toti silura Scajola
Lui si sfoga: mi trattano come un appestato
«Altre forze vogliono candidarmi con loro»

Senza pensarci un attimo, tra decine di aggettivi Claudio Scajola sceglie «abnorme». Premette che no, «io Giovanni Toti non lo conosco, penso che si sia espresso in modo diverso, anche perché lui come me dovrebbe aver fatto tesorodella lezione garantista di Berlusconi». Poi, però, affonda: «Trovo abnorme che il consigliere politico del presidente possa esprimere un pensiero come questo. Perché è un pensiero che lo annovererebbe tra le Procure più persecutorie, invece che tra i cittadini che hanno rispetto non dico di me, madella sentenza di un tribunale».
Alle sei di ieri pomeriggio, i suoi collaboratori leggono all’ex ministro le parole che Toti ha affidato a un’intervista a Gad Lerner, in cui il consigliere politico del Cavaliere riconosce a Scajola di essere stato «uomo fedele» e «miglior coordinatore del partito». Ma in cui la porta delle elezioni europee viene di nuovo sbarrata. Con questa motivazione: «La storia della casa del Colosseo, nonostante l’assoluzione e quindi la sua innocenza, ha pesato troppo. Credo che sia suo interesse stare più coperto e aspettare». «Preferirei che a deciderlo fossero gli elettori con il loro voto», risponde di primo acchito Scajola. Che dissimuli o meno rabbia, non è dato saperlo. Di certo c’è che il suo tono è calmo. «Non ho ben capito se è un pensiero recondito che gli è scappato», scandisce. «E mi sembrerebbe strano il contrario, soprattutto dopo che per quella vicenda mi ero dimesso, per rispetto delle istituzioni e senza che nessuno me lo chiedesse. Perché ho aspettato tanto tempo che la verità venisse fuori. Ed è venuta fuori con una sentenza limpida e motivata».
Il fatto che Scajola ostenti una calma quasi extraterrestre non lo rende, evidentemente, immune dal demone del sospetto.
«Vede, io sto qui fermo da settimane. E leggo sui giornali delle strane frasi sulla mia candidatura, gente che dice “Scajola candidato? Si vedrà”… Quasi fossi un appestato. A questo punto mi viene il sospetto. E ogni tanto mi chiedo: ma non è che nel mio stesso partito c’è gente che sperava che fossi condannato per la casa al Colosseo, invece che assolto?».
A sentire Scajola, l’aria che tira nei suoi confronti fuori dai confini forzisti è persino migliore da quella che si respira in una parte del suo partito. «Autorevoli esponenti di altre forze politiche, di cui ovviamente non faccio il nome, mi hanno chiamato scandalizzati per quello che leggono sul mio conto. Mi hanno anche chiesto di candidarmi con loro…». Domanda: e lei, Scajola, che cosa ha replicato? Risposta: «Ho ringraziato ma ho detto di no. La mia disponibilità a candidarmi c’è ma vale per Forza Italia. Sono stato vicino e leale con Berlusconi anche nei momenti più bui. Pensi che alle scorse Politiche ho fatto un passo indietro rispetto alla candidatura. Ma ora che sono stato assolto sono qua, di nuovo disponibile a essere in campo per le Europee. La mia disponibilità c’è, piena. E mi rimetto alla decisione di Berlusconi, che continuo a considerare un uomo saggio, un uomo giusto».
L’amarezza umana di sentirsi considerato alla stregua di un «appestato», quella è sempre difficile da nascondere. «Mi dà dispiacere e sofferenza», spiega Scajola. Poi però il timbro di voce si fa squillante. E succede nel momento in cui racconta «di questo bel giro che ho fatto nel Nordovest. Ho avuto un’accoglienza forte e calorosa, sa? Decidessi io, obbligherei tutti quelli che sono forti sul territorio a candidarsi alle Europee».
Ma non decide lui. Lui si rimette alla decisione di Berlusconi. «Uomo saggio, uomo giusto», ripete.

Tommaso Labate – Il Corriere della Sera

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Polposte, Polfer e Polmare non subiranno tagli [per il momento]

scritto da Angelo Amoretti il 27 marzo 2014 ore 16:04

Buone notizie da Roma: niente soppressione, per il momento, di Polposte, Polmare e Polfer.

Il ministro Alfano congela i tagli. Si salvano Polposte, Polmare e Polfer.
La decisione presa su pressing dei sindacati. Il ruolo della senatrice Albano.

Polposte, Polfer, Polmare non verranno soppresse. E non saranno accorpati il commissariato di Ventimiglia e la Polizia di frontiera e neppure i vari distaccamenti e sottosezioni di Polizia stradale.
Da Roma, dove nelle ultime ore si sono susseguiti incontri e colloqui tra i sindacati di Polizia e il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, arrivano dunque buone notizie sulla sorte, che sembrava ormai segnata, di decine di agenti, ispettori e funzionari delle varie specialità appartenenti alla Ps. Alfano ha deciso di congelare la tanto temuta, anche dai cittadini, rivoluzione- riorganizzazione di organici e strutture della Polizia sul territorio.
Niente più “tagli”,accorpamenti e riduzioni di presidi, uffici e commissariati.
Almeno per il momento. Toccherà ai questori e ai rappresentanti delle forze dell’ordine preparare proposte e accorgimenti da attuare, sempre comunque nell’ambito di una spending review a cui non si potrà rinunciare. Il ministro Alfano e i vertici nazionali della Polizia hanno preso atto, evidentemente, che non era possibile procedere a tagli e riduzioni indiscriminati e senza una fondamentale consultazione dal basso con chi viveva e vive a stretto contatto con i cittadini, i loro bisogni, le loro esigenze e istanze.
Stop, dunque, alla corsa dei decreti che sarebbero stati firmati il prossimo mese e che, a livello nazionale, prevedevano la chiusura di quasi 300 uffici di Polizia tra commissariati, squadre nautiche, sezioni e distaccamenti di Polizia stradale, ferroviaria e postale.
La frenata del ministro Alfano, in qualche modo, ha una forte matrice imperiese. Tra i più accaniti e strenui difensori del mantenimento delle varie specialità sul territorio – in particolar modo della Polposte di Imperia, i cui ispettori e agenti hanno firmato buona parte delle più grosse indagini e inchieste giudiziarie degli ultimi anni in Riviera, porto turistico in primis – la senatrice del Pd, Donatella Albano, autrice di diverse interrogazioni al ministro, e l’ex sindaco e attuale presidente del consiglio comunale di Imperia, Paolo Strescino, più volte in visita personale da Alfano, tra l’altro suo collega di partito.

GI. BR. – Il Secolo XIX, 27 marzo 2014

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La Monesi Young batte cassa

scritto da Angelo Amoretti il 24 marzo 2014 ore 11:29

Mi fido di quello che leggo sui portali nostrani, quindi, se sbaglio, è perché sono andato dietro a una falsa notizia o a una notizia incompleta.
Mi riferisco, in questo caso, alla questione Tradeco/Monesi Young.
E ricapitolo.
La Provincia ha sovvenzionato il progetto della Monesi Young per 7.500 euro.
I volontari della Monesi Young avevano il compito di sensibilizzare i cittadini sul tema della raccolta rifiuti.
I volontari della Monesi Young si lamentano perché la Tra.de.co. è in ritardo con i pagamenti [650 euro al mese per ogni volontario, e sono 24].
Due domandine, anzi, tre:
1) Se sono volontari e la Monesi Young è un’associazione senza scopo di lucro, perché vengono pagati?
2) I 7.500 euro della Provincia a chi sono andati?
3) Se è la Tra.de.co. che deve sborsare, è lecito avere la vaga sensazione che i soldi vengano presi dalle nostre tasche?
Ecco, penso che i cittadini abbiano diritto di sapere qualsosina di più in merito.

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Agnesi: l’opposizione prende in mano l’iniziativa

scritto da Angelo Amoretti il 21 marzo 2014 ore 17:10

Qui non è questione di “maggioranza” o “opposizione” perché la cricca ha sempre fatto ciò che voleva, a prescindere da chi, in Comune, fosse in minoranza o in maggioranza.
Mi riferisco a quanto detto dal consigliere di Imperia Riparte Giuseppe Fossati e riportato sul Secolo XIX di oggi, riguardo la questione Agnesi: “Dopo la delibera dei mesi scorsi del consiglio comunale che, in relazione alla chiusura del mulino, ha istituito un tavolo permanente sulla vicenda Agnesi aperto anche ai gruppi di minoranza, il Comune, fatto il compitino di una bella discussione davanti alle telecamere, è stato assente e passivo. Il tavolo non si è mai riunito, l’amministrazione si è eclissata, in tutt’altre faccende affaccendata. Credo che, una volta di più, spetti all’opposizione prendere in mano l’iniziativa“.
Ottima idea, ribadita con un comunicato che forse pone fine al simpatico botta e risposta con il sindaco Capacci.
A suffragare l’idea che mi sono fatto in questi anni e che naturalmente può essere sbagliata, nella stessa pagina del Secolo XIX c’è un impietoso elenco delle industrie sparite dalla faccia della terra imperiese: infatti il disegno della cricca parte da lontano. Loro, con cappuccio o senza, hanno una visione temporale diversa da noi comuni mortali: pensano una cosa e mettono in moto la macchina che può terminare il lavoro a breve o a lungo termine, non importa. Ogni tanto la macchina s’inceppa e allora si concentrano su qualcos’altro, ma il loro fine è sempre stato e sempre sarà quello di cementificare la città e il suo immediato entroterra. Mi domando cosa architetteranno i loro nipotini quando non ci sarà più un metro quadrato da riempire di cemento:

1929 chiudono le Acciaierie Ilva alle Ferriere;

La Società Esercizio Molini, già Molini Alta Italia che produceva fecole e farine, chiude dopo aver ridimensionato attività e dipendenti.

Fine anni cinquanta: chiude l’Italcementi che nel massimo del suo splendore aveva 134 dipendenti. “Anche in quel caso si formò il consueto “tavolo” istituzionale con la proprietà che promise di mantenere al lavoro la metà degli operai per sopperire al fabbisogno di cemento della provincia, ma la fabbrica chiuderà definitivamente i battenti all’inizio degli anni Settanta, asciando le vestigia che ancora oggi abbruttiscono il centro di Oneglia” scrive David e, aggiungo io: la macchina in quel caso si è inceppata,(pensiamo al famoso giro in elicottero di qualche anno fa), ma la forza della cricca sta anche nel fatto che se si ferma la sua macchina, si ferma tutto. Si lascia tutto lì, in attesa di tempi migliori (pensiamo alla Sairo: avevano fatto il giro largo e ci avevano fatto credere che sarebbe nato il famoso incubatore di imprese). Qualcuno starà aspettando che crolli, poi ci pensa lui.

Negli anni settanta chiudono la Pamar (che produceva mangimi) e la Renzetti che aveva chiesto una variante al PRG per costruire un grattacielo e, con la vendita degli appartamenti, avrebbe aperto uno stabilimento nell’entroterra. Solo che la variante non arrivò mai: il sindaco era il democristiano Alessandro Scajola.

Nello stesso periodo chiude la Solertia, alla Fondura: settanta lavoratori a casa.

Poi tocca al settore oleario: Berio, Sasso, Borelli e Sairo (”Lo stabilimento fu poi acquisito da una cordata di imprenditori imperiesie destinato a ospitare l’Incubatore di imprese, altro progetto industriale morto in culla” si legge nell’articolo).

Ora il Sindaco, a proposito dell’Agnesi, dice: “O Angelo Colussi ci garantisce gli attuali posti di lavoro o si può scordare di venire a fare operazioni immobiliari a Imperia” e aggiunge: “L’importante è che l’azienda rimanga nel territorio del Comune di Imperia e poi che si producano pure eccellenze alimentari (come lui stesso aveva proposto ndr), ma non deve andare perduto nemmeno un posto di lavoro“.
Mi spaventa un po’ che i sindacati siano sul piede di guerra perché l’ho vista sulla mia pelle e quella di altri colleghi, la guerra dei sindacati.

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