La caduta di stile dell’onorevole Claudio Scajola

scritto da Angelo Amoretti il 1 aprile 2015 ore 12:40

L’ex parlamentare Claudio Scajola, in tribunale, si permette di fare battutine su Ivan Bracco, l’ispettore capo della Polizia Postale di Imperia.
Mi dispiace che l’onorevole abbia avuto questa caduta di stile. Bracco è un poliziotto, uomo dello Stato, molto di più di quanto lo sia Claudio Scajola, che, anche se probabilmente si crede un cittadino “più uguale” degli altri, forse dovrebbe avere un po’ più di rispetto per un servitore dello Stato, quindi di tutti noi.
Lo dico senza polemica e se dovessi scegliere tra lui e Ivan Bracco, non avrei alcuna titubanza.
Qui c’è la notizia.
Il Secolo XIX di oggi riporta:

[...] L’exparlamentare – che è anche imputato nel processo di Reggio Calabria per avere favorito la latitanza di Amedeo Matacena – non ha rinunciato, alla fine, a punzecchiare il poliziotto.Prima,in un momento in cui l’ispettore era uscito dall’aula,dicendo ironicamente «Bracco non c’è? È scappato?», quindi, alla fine della testimonianza dei due periti, rivolgendosi direttamente all’interessato, commentando quanto emerso proprio dalla doppia deposizione: «Le cose quando si fanno bisogna farle bene». Ricevendo una risposta asciutta e cortese: «Faccio il poliziotto e cerco di farlo bene, accerto dei fatti e li riferisco»[...]

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A Clavi non ci sono più le panchine di una volta

scritto da Angelo Amoretti il 31 marzo 2015 ore 17:54

A Clavi, ridente frazione di Imperia dove vivo, sono sparite due panchine dalla piazza del Comune, quella che con un po’ di fortuna si riesce a vedere dietro i cassonetti della spazzatura arrivando da Piani.

Non sono le punkine della foto, sono due panchine di ferro, color verde-panchina-di-ferro. Qualche volta mi ci sedevo, per respirare il profumo che esce dai cassonetti e farmi pungere da quei simpatici moscerini che più sono ini, più danno fastidio.
Al posto di una hanno messo una yucca [non so se ci sia stato bisogno di sbolognare 1.000/1.500 euro a un agronomo per una eventuale consulenza], al posto dell’altra, nulla.
Ce ne sono rimaste quattro di legno che bastano e avanzano, visto che gli anziani non ci si siedono più [ce ne sono pochi e attraversare la strada è un tentativo di suicidio bello e buono] e i bambini sono due o tre che giocano altrove; la piazza, in verità, è stata rimessa un po’ a posto, ma adesso vi dico qual è il punto.
In tanti anni ho sempre cercato di evitare di parlare di cose personali sul mio blog: per fortuna non ho processi in corso, nessuno mi ha ancora querelato e gli affari miei preferisco tenerli fuori da qua.
Una piazza comunale non è propriamente un affare mio: è del Comune, cioè di tutti, ma siccome in questa storia mi ci sono trovato un po’ in mezzo, ora la metto in piazza.
Che le frazioni siano trascurate, senza specificare quali e senza esclusioni, lo ripeto da anni, cosicché, un po’ di tempo fa, ho deciso di andare in Comune per esporre i problemi di quella in cui vivo, a voce.
Erano anni che non mettevo piede in Comune. L’ultima volta fu quando andai a salutare l’allora sindaco Sappa che, con estrema gentilezza, mi regalò il fondamentale “Manifesti elettorali nell’antica Pompei” su Bur Rizzoli. Più che altro feci in modo che me lo regalasse: “Che bello…deve essere interessante…cercherò di trovarne una copia..“, sapete come va e con la faccia che ho riesco spesso a farmi dare le cose che desidero (a parte una o due).
Quel giorno parlai con la Arnaldi, che, come sapete, io chiamo amorevolmente “Boccuccia di Rosa” e che mi ascoltò con molto interesse.
Le chiesi solo di far prendere in considerazione al Sindaco l’idea di ricavare, su metà piazza, quattro o cinque posti auto, motivando la richiesta con due o tre argomenti:
1) Ce n’è urgente bisogno;
2) Nessuno usa più la piazza, quindi nessuno dovrebbe lamentarsi;
3) I costi sarebbero irrisori: spostare una panchina (eccola!), coprire di ghiaino, fare una piccola rampetta per accedervi là dove c’era la cabina del telefono e ora c’è una scandalosa piazzola di cemento.
Tralascio altre due o tre idee che le esposi per rendere più attraente il borgo con poca spesa.
Alcuni giorni dopo fui contattato dal consigliere comunale geom. Alessandro Savioli [sul sito del Comune continua a esserci scritto così] che in seguito venne al borgo, prima da solo, poi accompagnato dall’Assessora Dott.ssa Maria Teresa Parodi [idem].
Ripetei a loro ciò che avevo detto a BDR e parvero assai interessati alle mie proposte.
Dissi loro che quello era il piano “A” e, nel caso, sarei passato al piano “B”.
Ora al posto della panchina c’è la yucca e questo è il piano “B”.

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Se dici che è scandaloso ti danno del populista o del qualunquista

scritto da Angelo Amoretti il 30 marzo 2015 ore 19:31

Riporto questo articolo de Il Secolo XIX e non aggiungo altro, tanto è lo stesso. Fate voi.

Regione, un “super gettone” per chi esce

Il riposo finale,con due mesi e mezzo abbondanti di “sonno”, perché il consiglio regionale ha finito ieri il suo ciclo – e con esso si placheranno le commissioni – è la classica ciliegina
sulla torta. Ma la caratura dei consiglieri delle Regioni, che solo (tardivi) interventi governativi hanno in parte limitato, è solo un aspetto della storia. Che comprende, tratto forse meno noto, anche una ragguardevole buonuscita: l’assegno di fine mandato, la cui entità è proporzionale a due fattori, lunghezza della militanza in aula e indennità percepita durante la carica. Il tetto sono le 10 mensilità, di pari passo con ogni anno passato in aula. In pratica, chi dà l’addio a via Fieschi dopo due mandati consecutivi, tenuto conto di una lieve trattenuta, riceve 80 mila euro netti (circa) di buonuscita. Che spetta anche a quei consiglieri – com’è accaduto di recente – nei guai con la giustizia.
L’extra, è ovvio, deve essere contestualizzato. E si può fare in vari modi. Uno dei più semplici potrebbe essere il richiamo alle “spese pazze” e al diffuso utilizzo dei fondi aggiuntivi rispetto agli stipendi e destinati ai gruppi politici come un bancomat personale (da questo filone sono esenti assessori e presidente). Uno meno brutale: come tutte le altre indennità dei componenti “parlamentino” ligure (e degli altri 19), pure l’assegno di fine mandato è stato ridotto solamente di recente (non troppo tempo fa le mensilità limite erano 15, con trattenuta al 3%).
Altro spunto: l’assegno dell’addio è la “ coda”di un trattamento notevole. Il quadro degli emolumenti attuali (aggiornati all’ottobre del 2014) è quello visibile nella tabella accanto. Comesi vede, in modo diverso da altri enti pubblici, come ad esempio il Comune, in Regione le norme tendono ad equiparare lo stipendio dei consiglieri, titolari di un qualsiasi incarico (capogruppo, coordinatori ecc.) e degliassessori,che siano eletti dal popolo o chiamati, fino al presidente della giunta.
Altra differenza: a differenza di altri enti di grado minore, i pur notevoli stipendi della “macchina” amministrativa- a norma di legge, sono idirigenti responsabili degli atti sono, seppur di poco, inferiori a quelli del contraltare politico.
Pur a fronte di responsabilità, civili, penali e tributarie, per i singoli consiglieri, senza dubbio non comparabili. Come non sono confrontabili, con gli appartenenti al consiglio, incombenze e responsabilità della giunta.
La composizione degli stipendi è uniforme ed è presto detta: una parte fissa, l’indennità di carica, più una variabile, legata a due fattori essenziali, la copertura di cariche e la distanza dal luogo di lavoro, che si traduce in una diaria. Ecco perché spezzini e imperiesi hanno stipendi più alti.
La forbice dei “netti” oscilla fra un minimo teorico di 6.330 euro (non si applica a nessuno) fino a 8.994. Per presidenti di giunta e del consiglio la variabile è sempre massima: 4.884 euro (lordi). Gli sono equiparati gli assessori che abitano oltre gli 80 km dall’aula – e numeri due di consiglio e giunta. Lo stipendio è virtualmente intoccabile, salvo che si disertino senza valido motivo consiglio commissioni.
Dalla terza assenza (pure questo limite, prima, non era previsto), scatta una trattenuta del 2,5% sull’indennità di carica.
Si tratta comunque dell’ultimo giro, almeno a questi livelli. Come stabilito su input del governo in accordo con le Regioni a partire da fine 2012, dal prossimo mandato si ridurrà il numero dei consiglieri- da 40 a 30-esparirà il vitalizio, altro “piccolo” bonus legato alla carica.

Assessori “esterni” [quelli che nessuno ha votato]

Il Secolo XIX – 29 marzo 2015

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Provinciali 2015: un primo passo verso la democrazia [grazie, Renzi!]

scritto da Angelo Amoretti il 25 marzo 2015 ore 17:18

Ci saranno le elezioni, il prossimo 3 maggio, ma noi stavolta saremo spettatori. Grazie al gelataio di Firenze, noto anche come “rottamatore”, a votare per il presidente della Provincia ci andranno i sindaci dei 67 comuni più i consiglieri comunali. Sanremo sarà l’Ohio de noartri.
Ho letto questo articolo e non so se ridere o piangere:

Si voterà domenica 3 maggio per il rinnovo del Consiglio provinciale di Imperia. Ma, per la prima volta, non saranno i cittadini a eleggere presidente e consiglieri. A esprimere le loro preferenze saranno infatti i consiglieri provinciali uscenti, i sindaci e i consiglieri comunali dei 67 Comuni imperiesi. Il decreto è stato firmato ieri mattina dal presidente, Luigi Sappa, dopo l’ultimo Consiglio provinciale che si è tenuto lunedì scorso. Le votazioni si svolgeranno dalle 8 alle 20 e ci sarà un unico seggio, allestito nel Palazzo provinciale di via Matteotti 147. Alla chiusura del seggio inizieranno le operazioni di scrutinio. Gli elettori «selezionati» dovranno eleggere il nuovo presidente e dieci consiglieri provinciali.
Sono eleggibili alla carica di presidente i sindaci dei Comuni il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni e i consiglieri provinciali uscenti, compreso
il presidente. Alla carica di consigliere provinciale possono essere eletti, oltre a consiglieri provinciali uscenti e sindaci, anche i consiglieri comunali in carica dei Comuni imperiesi.
Il «peso» del voto da parte di sindaci e consiglieri comunali varierà in base al numero degli abitanti del loro Comune. Le località saranno quindi suddivise in cinque fasce a secondo del numero di residenti, cui corrisponderà una scheda di votazione di colore diverso; i colori sono azzurra, arancione, grigio, rosso e verde. Si parte dai Comuni fino a 3 mila abitanti per arrivare a quelli oltre 30 mila.
Le candidature dovranno essere ufficializzate attraverso la presentazione di liste, che dovranno essere depositate in Provincia domenica 12 aprile dalle 8 alle 20 e lunedì 13 aprile dalle 8 alle 12.
La complessa preparazione del nuovo manuale di voto è stata affidata a due funzionari provinciali, Stefania Demichelis e Mirella Ferrari, che hanno
lavorato alcuni mesi per districarsi nelle novità normative, prendendo anche spunto dall’esperienza di altre Province. I problemi comunque non mancano.
La nuova normativa prevede che il mandato del presidente duri due anni e quello dei consiglieri quattro e non è quindi impossibile che, cambiando le Amministrazioni comunali e quindi gli elettori, un presidente si trovi a fare i conti con un Consiglio composto da esponenti opposti alla sua parte politica.
Chi sarà il presidente della «nuova era»? Negli ultimi mesi sono circolati molti nomi di sindaci, tra cui ci sono quello di Imperia Carlo Capacci, quello di Taggia Vincenzo Genduso e anche il primo cittadino di Pieve di Teco, Alessandro Alessandri.
Ultimamente sta però prendendo piede l’ipotesi di una rielezione di Luigi Sappa, che pare possa trovare il sostegno del Centrosinistra. Ma nulla è ancora definito e tutto ovviamente dipenderà dagli accordi politici che verranno raggiunti entro metà aprile.

La Stampa, 25 marzo 2015

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Regionali 2015: la campagna elettorale si fa anche così

scritto da Angelo Amoretti il 15 marzo 2015 ore 21:38

Quella che vedete qua sotto è Alice Salvatore, la trentunenne candidata per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali che, con un colpo di genio, sono state fissate da Renzi per il 31 di maggio (c’è il ponte del 2 giugno per la festa di quello che rimane della Repubblica Italiana e il governo ha pensato a quella data lì: avranno pensato che tra il mare e i monti, meno persone andranno a votare, meglio sarà. Non pensavo, solito ingenuo, che ci sottovalutassero fino a quel punto, ma tant’è…)
La Salvatore è una tipa combattiva: non so sul territorio perché non mi metto certo a seguirla, ma di certo sui social.

Alice Salvatore
Foto di Fulvio Martinoia

Qualche giorno fa sul sito della Casa della Legalità è venuto fuori che tra i sostenitori di Raffaella Paita alle primarie del PD, c’era anche il signor Paolo Cassani, un prestanome dei Gullace [qui c'è la documentazione] e la Salvatore, sulla sua pagina FB ha pubblicato questo:

Poi il signor Cassani è stato allontanato dal PD, ma la frittata era fatta.
Non conosco ancora il programma del Movimento 5 Stelle e cercherò di provvedere in fretta, ma ora come ora la Salvatore mi pare l’unica che ce la stia mettendo tutta per rendere meno facile la vittoria della candidata del PD e se all’orizzonte non vedrò svegliarsi qualcosa di nuovo, resterà la mia candidata preferita.

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I “cervelli” di Imperia ignorano le valli e l’entroterra del Comune

scritto da Angelo Amoretti il 9 marzo 2015 ore 12:07

Su un portale locale si è sviluppato un dibattito che era iniziato sul blog di Benedusi, al quale aveva risposto il Sindaco Capacci dalla sua pagina Facebook.
Ho letto con attenzione gli interventi di Settimio Benedusi, Maurizio Rainisio e Stefano Senardi e, detto che concordo con gran parte di ciò che hanno scritto, mi meraviglio che nessuno abbia preso in considerazione, ma proprio per niente, le frazioni che stanno in Valle Prino e nella bassa Valle Impero, a pochi chilometri dal capoluogo. Così come non si è mosso l’aeroporto di Nizza, che dista un centinaio di chilometri e a 45 minuti da noi, non si sono mosse le frazioni che dal mare distano km. 10 in media, 10/15 minuti dal centro, per dire.
Basterebbe leggere “I monumenti delle Valli di Imperia” di Nino Lamboglia per capire quello che non stiamo sfruttando e resto dell’idea che occorrerebbe inglobarle nel discorso turismo e “linkarle” meglio e di più con il centro.
Posto due immagini che ho scattato personalmente, tanto per rendere l’idea.

Torre antibarbaresca di Torrazza (IM)
La Torre antibarbaresca di Torrazza

Ponte romanico di Clavi (IM)
Il ponte romanico di Clavi

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Raffaella Paita e le immagini del duce

scritto da Angelo Amoretti il 6 marzo 2015 ore 21:10

Oggi Raffaella Paita ha twittato quanto segue:

Detto che Salvini e quelli della Lega non mi sono particolarmente simpatici [per usare un eufemismo] e che anche io mi auguro che non ci siano immagini del duce né croci celtiche, mi domando se l’aspirante governatrice della nostra Liguria, abbia ascoltato il discorso di Salvini in Piazza del Popolo o se si sia limitata a vedere le foto pubblicate dai quotidiani servi del regime.
All’occorrenza, il discorso può essere riascoltato qua.
E penso che, più o meno, Salvini abbia detto quel che direbbe una sinistra di opposizione, se esistesse.
Perché continuare a fare i puri e a voltare la faccia da un’altra parte?
Salvini ha detto che Renzi è un burattino di Bruxelles e non ha forse detto il vero?
Cercate di capirlo: il Partito Democratico di Renzi [e quindi tutti i renziani a livello comunale e regionale] sta completando l’opera di Monti e Letta: quella di portarci alla povertà e alla rovina, come viene loro ordinato da Mario Draghi e Angela Merkel, basta leggere i quotidiani [pochi] o i blog [pochissimi] non asserviti.
Devo ancora capire se in quel partito se ne rendono conto oppure, pur di avere una poltroncina in consiglio regionale [ma anche in quelli comunali] fanno finta di no.
E’ in ballo il futuro dei nostri figli e un partito asservito alle superlogge massoniche non può garantircelo. Come non può garantircelo chi appoggia la Paita con liste diverse.
Come ho scritto su Facebook – chi è tra i miei amici lo sa – ho iniziato da qualche giorno la mia campagna ufficiale contro il Partito Democratico, la Paita e tutti quelli che l’appoggiano e sono ancora in attesa che un’altra opposizione si faccia vedere perché al momento non sono pervenuti segnali concreti.
Non parliamo di quello che è stato fatto in Liguria, sennò andremmo troppo lontano, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti

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Non bruciamo il futuro

scritto da Angelo Amoretti il 23 febbraio 2015 ore 15:37

Detto che già nel 2010 era stato organizzato un convegno da Rifondazione Comunista sul problema dei rifiuti e che era presente, tra gli altri, l’allora assessore all’ambiente di Capannori, Alessio Ciacci, riporto l’articolo apparso sul Secolo XIX di oggi riguardo alla presentazione del libro “Non bruciamo il futuro” di Rossano Ercolini, che era presente all’incontro tenuto sabato scorso alla Biblioteca Civica.
Ovviamente ciò che venne fuori dal convegno del 2010 ebbe poco seguito, anzi: ci siamo trovati a confrontarci con la Tradeco.
Vediamo se adesso qualcuno avrà il coraggio di prendere in seria considerazione le idee venute fuori dall’incontro-intervista con Ercolini. Sì, perché ci vuole coraggio, sapete com’è: risparmieremmo noi contribuenti e intascherebbe di meno qualcun altro (otto milioni di euro all’anno o mi sbaglio?).
P.S. Il grassetto l’ho messo io.

LA PROPOSTA LANCIATA IN OCCASIONE DEL DIBATTITO “NON BRUCIAMO IL FUTURO” Rifiuti Zero, assist a Imperia
«Vi aiuteremo gratuitamente»
Visita di Rossano Ercolini “premio Nobel” per l’ambiente
Ercolini ha portato gli esempi concreti di Capannori e della zona di Treviso

Rossano Ercolini, vincitore del “Goldman Environmental Prize 2013” conosciuto come il Nobel dell’ecologia e fondatore di “Rifiuti Zero” ha offerto la sua consulenza gratuita al sindaco di Imperia Carlo Capacci per pensare insieme il futuro della città e del comprensorio. Una strategia comune, che parte dal basso e coinvolge la cittadinanza per arrivare a una gestione sostenibile dei rifiuti domestici. «Offro la nostra consulenza al sindaco, a titolo gratuito- hadetto Ercolini al termine dell’intervista pubblica condotta da Milena Arnaldi giornalista del Secolo XIX – è una proposta concreta si può fare qualcosa, si può partire da subito e organizzare un sistema porta a porta che coinvolga in due step la città, occorre puntare sull’organico, sulle compostiere, sulla raccolta porta a porta. Si supererebbe il 50 per cento di differenziata in un anno. Invito il sindaco a venire a Capannori, così come ha fatto l’amministrazione di Sanremo, cambiare il sistema non è impossibile. Dico scherzosamente che Imperia potrebbe fare ancora prima di Sanremo. La Liguria, questa terra bellissima, se lo merita».
Ercolini sabato pomeriggio ha tenuto una conferenza-intervista nella sala convegni della biblioteca Civica mai così affollata. Invitato nell’ambito del progetto ambientalista m’IMporta, organizzato dal Cea(Centro di Educazione Ambientale) del Comune di Imperiae dall’Asd MonesiYoung era a Imperia per presentare il suo libro “Non bruciamo il futuro”.
Rossano Ercolini, maestro elementare di Capannori, comune del lucchese, ha dedicato gran parte della vita e della sua energia alla ricerca di alternative possibili all’attuale sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti ed è presidente dell’associazione Zero Waste Europe, per la diffusione della strategia Rifiuti Zero, a cui aderiscono 207 Comuni, tra cui appunto Capannori.
“Non bruciamo il futuro” racconta come un maestro di scuola elementare è riuscito a vincere una delle più importanti battaglie degli ultimi tempi,quella contro gli inceneritori, trasformando il suo comune in un’eccellenza mondiale per la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti urbani. Dimostrando che i termovalorizzatori non solo sono pericolosi per la salute ma anche superati, anti-economici.
Un impegno attivo,un attivismo ambientale di base, fatto di piccoli passi che diventano energia positiva e coinvolgente.
La rivoluzione, presentata da Ercolini anche a Imperia, mira a una riforma organica del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e si articola attorno a cinque parole chiave: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro.
Utopia? «E’ una responsabilità occuparsi del nostro territorio- spiega – l’inquinamento è maggiore quando il tasso di partecipazione popolare è molto basso, al contrario l’inquinamento di un luogo diminuisce quando aumenta la partecipazione delle comunità».
Rifiuti Zero è riscatto. E’ la vittoria del senso comune, è una spinta trasversale che porta alla resurrezione della materia.
Ed è un sistema performante, efficiente, riduce costi e tasse a carico dei cittadini, produce occupazione, che isola le ecomafie combattendo gli interessi di pochi- dei poteri forti e incide sullo sviluppo del territorio.
Cambiando il modo di fare economia. Ercolini ha portato esempi concreti. Quello di Capannori, innanzitutto, ma anche quello di Contarina spa, una realtà che da oltre vent’anni opera in provincia di Treviso si occupa della gestione dei rifiuti nei 50 comuni consorziati,una superficie totale di 1300 chilometri quadrati e circa 554mila abitanti: l’area provinciale Rifiuti Zero più ampia d’Italia. Se la situazione in Liguria risulta oggif allimentare e la bocciatura della commissione d’inchiesta ne è l’emblema – si deve necessariamente cambiare rotta.La battaglia per non bruciare il futuro inizia dal presente, dall’oggi: si può copiare da chi ci ha creduto.Prendendo parte al cambiamento.

Milena Arnaldi – Il Secolo XIX

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A che punto è Imperia

scritto da Angelo Amoretti il 14 febbraio 2015 ore 17:06

Imperia è ferma al palo da anni, inutile girarci intorno.
Non mi si venga a dire che “il porto potrebbe…” o “avrebbe potuto rilanciare la città” perché non è vero. Si sarebbe riempito di qualche yachts in più, avrebbe dato la possibilità a qualche ristorante (due o tre, peraltro) di fare qualche piatto in più e basta.
Del resto su internet si possono trovare le stime, fatte da Caltagirone all’inizio, calare vistosamente.
Non mi si venga a dire che qualche rotonda; un palasport che non serve quasi a niente, un campo di atletica che probabilmente è stato ampliato solo per poterci fabbricare intorno e che finora non ha ancora ospitato un meeting degno di questo nome; un museo navale dove fino a poco tempo fa entrava acqua, ma non barche (peraltro “muletti” di ben altri autorevoli natanti) possano servire a rilanciare la città.
Ci si aspettava di più anche dall’attuale amministrazione, ma se si sta a perdere tempo con sensi unici e ztl (mi riferisco a Via Santa Lucia e al Parasio), si va poco lontano.
Non mi si venga a dire che il wi-fi nell’entroterra potrebbe portare benefici perché gli abitanti potrebbero anche considerarla una presa per i fondelli: credo che abbiano più bisogno di strade asfaltate e posteggi per le auto.
Ci vogliono delle nuove idee e bisogna che qualcuno sia in grado di portarle avanti e realizzarle.
Mi risulta che almeno due, una un po’ più ambiziosa, ma molto interessante, l’altra più rurale, siano state suggerite al sindaco e a qualche assessore, ma finora non si è mosso niente.
Si ha la sensazione, purtroppo, che sia più comodo lasciare le cose come stanno, ma tra vent’anni, quando torneranno i trentenni che sono andati via adesso, ammesso e non concesso che lo faranno, la città sarà una enorme cattedrale nel deserto, utile solo a qualche anziano che voglia venire a cambiare un po’ aria.
Abbiamo quattro spiagge (mica chilometri: qualche centinaia di metri) e non riusciamo a mettere a posto neppure quelle.
L’amministrazione si complica la vita infilandosi in cul de sac tipo via Santa Lucia o come pagare le multe all’Ast, se fare una fila o due: ci rendiamo conto?
E gli altri aspettano al varco per poi tornare alla guida della città, inventarsi opere completamente fuori portata, sproporzionate rispetto alle esigenze, per poi, al limite, per un motivo o per l’altro, lasciarle a metà.
Brutte prospettive.
Spero che la sveglia suoni presto e forte.

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Pasquale Indulgenza interviene sulla vicenda del porto turistico

scritto da Angelo Amoretti il 11 febbraio 2015 ore 08:47

Ricevo e pubblico con piacere:

Conosciute le motivazioni della sentenza di Torino sulla vicenda del porto turistico di Imperia, è immediatamente partito, con perfetta sequenza, il ‘fuoco di fila’ delle dichiarazioni rese dal consigliere comunale Fossati, dal suo collega e sommo agiografo Ranise, dal consigliere regionale di Forza Italia Marco Scajola e, da ultimo, dal ‘Conte Zio’ in persona. Questi, stando a quanto si legge, ha addirittura tenuto le sue indignate e ferme considerazioni in occasione del procedimento che lo vede imputato per finanziamento illecito in relazione ai lavori presso la magione di famiglia. In buona sostanza, la tesi comune, sostenuta e ripetuta con la veemenza tipica dei giusti, è che coloro che a suo tempo manovrarono per bloccare i lavori del porto erano mossi da una sorta di maligna attitudine retrograda e dalla cinica volontà di approfittarsi delle favorevoli circostanze per ’sovvertire’ gli assetti politici locali.
La cosa incredibile e incresciosa, di questo glorioso ‘ritorno’, è che esso rischia di produrre i suoi attesi effetti propagandistici nell’opinione pubblica non tanto per la robustezza dei suoi argomenti, quanto dall’estrema debolezza delle confutazioni e dall’incoerenza politica delle forze che in teoria gli si dovrebbero opporre. Con la tiritera di sempre, infatti, si torna ad enfatizzare le ‘magnifiche sorti e progressive’ del “porto più bello del Mediterraneo” e del frizzante modello di sviluppo disegnato intorno ad esso, ‘glissando’ totalmente, oltre che sulla logica privatistica dell’operazione e sugli aspetti comunque controversi dei costi sostenuti e delle contabilità, sul colossale sovradimensionamento della struttura – frutto assurdo concepito da menti tanto megalomani quanto provinciali -, sui clamorosi ritardi, a cantiere aperto, nella realizzazione delle opere, sulla pessima qualità della più parte di esse, oggi impietosamente sotto gli occhi di tutti, sul chiaro carattere speculativo delle stecche residenziali nel cuore dello scalo, sull’affossamento del porto commerciale di Oneglia e delle sue attività, prodromo dello smantellamento e della chiusura dell’Agnesi che si stanno consumando in questi giorni, sulle modalità di realizzazione della spiaggia artificiale, rispetto alle quali è tuttora aperto un procedimento per ipotizzato inquinamento e danno ambientale.
Il punto è che a questo contrattacco, tanto vibrante nei toni quanto elusivo nella sostanza, si risponde flebilmente, con un Sindaco in carica che non trova di meglio, per ‘ribattere’ al ‘giovane’ Scajola, che evidenziargli la contraddittorietà del suo argomentare, dimentico del fatto che a suo tempo il Gruppo del PdL condivise la mozione per chiudere, nel pieno della bufera, con l’Amministrazione retta dal Suo attuale Assessore alla Cultura, al Turismo e alle Manifestazioni Strescino, l’ex Primo Cittadino graziosamente paragonato ad un “Paperino” ’scelto dal mazzo’ proprio dai più alti e nobili livelli della Destra locale. Se le parole del Sindaco-imprenditore costituiscono almeno un pronunciamento, ancorché meramente retorico, tristissima risulta l’assenza di una replica di contenuto da parte del fronte attualmente governante e, in primis, del suo perno principale, il PD, che sembra aver abbandonato del tutto lo spirito e le ragioni di una battaglia politica, culturale e civile, della quale pure si era autoreferenzialmente qualificato come esclusivo attore pubblicando e spargendo dappertutto un suo patinato quadernetto celebrativo.
Ma non c’è granché da meravigliarsi, se pensiamo che, in questo scorcio iniziale ma già maturo di campagna per le Regionali, si parla tranquillamente, nelle cronache come nei conciliaboli, di un altro ambizioso ritorno, proprio nell’ambito dello schieramento burlandian-paitiano, di un uomo come l’ineffabile Luca Lanteri, già super assessore ai Porti, all’Edilizia Privata e all’Urbanistica nel pieno dell’ ‘Età dell’Oro’ Imperiese. Lo stesso amministratore-politico che qualche anno fa candidamente ricordava il famoso volo in elicottero, presenti a bordo, con lui ed un ministro della Repubblica, Caltagirone e Fiorani (Ricordate? Il gran banchiere dei “furbetti del quartierino”), per guardare insieme dall’alto, con debita visione panoramica, le grandi e mirabili opportunità di sviluppo della città.
Speriamo solo che la memoria e la coscienza degli Imperiesi sappia ancora sostituirsi, con la fermezza e la nettezza che sarebbe lecito aspettarsi da cittadini consapevoli a fronte di un esito così surreale e mortificante, alla risposta che gli attori politici democratici dovrebbero per primi assicurare all’etica pubblica e ad una diversa, coerente visione del bene comune.

Pasquale Indulgenza

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